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Numero 462
del 11/02/2012
Difendiamo la privacy del cittadino PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
natale@ragionpolitica.it
  
venerdì 09 luglio 2010

Venerdì 9 luglio sciopero dei media... Niente telegiornali, pochi quotidiani a parte i soliti bastiancontrari di sempre. Accorate dichiarazioni da parte dell’Ordine puntualmente riprese dall’immancabile USIGRai. Dichiarazioni che, siamo sicuri, strapperanno qualche lacrimuccia alle tante anime belle che reputano l’Italia il Burkina Faso dell’editoria. La vulgata che rischia di passare è che in Italia non esiste libertà di stampa. La reiterazione del mantra dimostra che per taluni soggetti la teoria (meglio: i teoremi) prevale nettamente sulla realtà. Provate a far rilevare a lor signori quante e quali siano le testate giornalistiche che ogni mattina troviamo in edicola: vi guarderanno come se foste un retrogrado baciapile, un boscimane che vive sulle palafitte. Un «encompetent» che, semplicemente, «non capisce».

A sentir certe dichiarazioni e leggere certi comunicati si ha l’impressione di vivere davvero in una realtà parallela, nella quale il «diritto di cronaca» riesce a sopravvivere solo grazie ad un ipotetico samizdat, i cui esponenti si considerano unici detentori della verità assoluta. Purtroppo, in un paese come il nostro dove troppi anni di malcostume intellettuale e troppi decenni di egemonia culturale hanno demolito sistematicamente una reale capacità critica che consenta di analizzare serenamente i dati della realtà fattuale, la vulgata è diventata vangelo: in Italia non c’è libertà di stampa e punto. E’una affermazione ormai così graniticamente consolidata che non deve necessitare più di pezze giustificative. Quindi non stupisce in alcun modo che oggi sia stato proclamato sciopero generale dei giornalisti: già non c’è libertà di stampa, figuriamoci poi se il Governo si permette di adottare un provvedimento legislativo serio, impellente, legittimo e indispensabile in materia di intercettazioni telefoniche e pubblicazione delle medesime che dovrebbe impedire ai giornali di diventare, come ben scrive Belpietro, «buche da lettere dei PM».

Come faranno a lavorare certi giornalisti, nel momento in cui non venisse più consentito loro di trasformare in gossip la cronaca giudiziaria? Ma qua non si tratta solo e principalmente di questioni inerenti allo «sbarco del lunario». C’è qualcosa di molto più sottile: ricordatevi, cittadini-lettori, che questo sciopero è stato fatto per voi. Per garantirvi il diritto ad una giusta informazione. Davvero? Francamente mi chiedo come sia possibile mascherare uno sciopero che, nei presupposti come negli esiti, ha natura esclusivamente politica. Come scriveva giustamente il compianto Walter Tobagi, serio giornalista ucciso dalle BR, «le notizie di padre ignoto» non rendono alcun servizio all’informazione: a fronte di notizie che hanno per loro stessa natura rilevanza giudiziaria, anche se solo potenziale od eventuale, il cittadino ha diritto di conoscerne la fonte e l’attendibilità della medesima. Perché in caso di falso marchiano resta così la possibilità di individuare un responsabile e censurarne il comportamento.

Oggi esiste semplicemente una giungla, un far west gossiparo ove tutto ciò che conta è lo scoop, in barba a privacy e deontologia professionale. Il salutare provvedimento sulle intercettazioni pone finalmente qualche barriera, nel senso che mira a responsabilizzare le procure da un lato e la stampa dall’altro. In che modo questo può essere considerato lesivo della libertà individuale? Perché di fatto abbiamo dovuto tollerare chi ha potuto pubblicare, senza regole né controllo alcuno, di tutto e di più senza mai doversene accollare le responsabilità? Il mancato rispetto del codice deontologico non ha mai comportato la comminazione di sanzioni significative. Evidentemente la giurisdizione domestica e le sue regole non si sono rivelate strumento sufficiente ad impedire lo sciacallaggio a mezzo stampa.

La legge sulle intercettazioni si pone come primo, significativo passo verso non tanto un informazione più corretta, quanto più una reale tutela del cittadino dagli abusi legalizzati dalla consuetudine che certa stampa ha fatto propria. Perché così come non è tollerabile che il lavoro della magistratura venga ridotto allo sbobinamento di decine di migliaia di nastri a scapito della preponderante funzione inquirente, nemmeno è concepibile che un giornale divenga semplicemente lo sfogatoio, di chi pensa di avere trovato nelle intercettazioni la proverbiale gallina dalle uova d’oro. In definitiva questo «sciopero», le virgolette sono d’obbligo, mira a tutelare chi e che cosa? L’amaro dubbio resta…




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