Si può dire a giusta ragione che Barbara Spinelli pontifica ogni settimana sulle pagine de La Stampa. L'ultimo bersaglio polemico della Spinelli, in ordine di tempo, è la «povera» Angela Merkel. Secondo la Spinelli il cancelliere tedesco avrebbe «conservato quella meschinità pedante e filistea che opportunisticamente cerca rifugio in un suo nido protetto pur di non correre pericoli personali». In sostanza, la Merkel sarebbe l'espressione dello spirito piccolo borghese «che non osa mai nulla d'ardito ma per convenienza si adatta, non cerca la verità ma si contenta di bugie, di frasi fatte, se necessario di dogmi indiscutibili».
Come si vede si tratta di un giudizio drastico e impietoso. Da dove nasce la durezza di questo inappellabile giudizio critico? Deriva dal fatto che Angela Merkel avrebbe preferito, nella corsa alla presidenza della Repubblica tedesca, un esponente come Wulff, già presidente democristiano della Bassa Sassonia, piuttosto che quello che la Spinelli ritiene essere il «candidato più apprezzato dai tedeschi e dalle loro teste pensanti», e cioè l'ex dissidente Gauck. Ancora più grave e inspiegabile, per la Spinelli, è il fatto che il candidato della Merkel sia stato votato anche dalla Linke, cioè dal raggruppamento di sinistra che riunisce i seguaci di Lafontaine e dell'ex partito comunista dell'Est.
L'editorialista de La Stampa ragiona come se la politica dovesse adeguarsi alle preferenze delle «teste pensanti» e non alle logiche del realismo e alla necessità di mantenere il consenso in una società democratica. Il rapporto fra politica e intellettuali è importante, a condizione che gli intellettuali sappiano capire e rispettare l'autonomia della politica. Altrimenti le analisi degli intellettuali restano nel migliore dei casi dei buoni propositi e, nel peggiore, degli anatemi pronunciati contro chi non sembra recepire i discorsi dei filosofi illuminati.
Quest'ultimo sembra essere proprio il caso della Spinelli, che distribuisce voti ai politici in base ai propri personali convincimenti. Può darsi che la Merkel non sia un esponente politico dotato della capacità di atti di coraggio verso il futuro, ma da qui a considerarla come l'espressione di uno spirito piccolo borghese ce ne passa. Angela Merkel è un leader politico prudente e moderato, attento alle condizioni e agli interessi del proprio Paese. In politica economica ha dato mostra di una posizione discutibile ma inflessibile nella difesa del rigore nei conti pubblici. Si tratta, in poche parole, di un leader che va giudicato con equanimità e maggiore equilibrio di quanto non sappia fare Barbara Spinelli.
L'onorevole Manuela Repetti (Pdl) è membro della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati
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