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Numero 462
del 11/02/2012
Il Sudafrica ha «vinto» il suo Mondiale PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
mercoledì 14 luglio 2010

Sconfitto sul campo, il Sudafrica ha superato con onore una prova ben più importante mostrando al mondo un'immagine di sé positiva oltre ogni aspettativa. Gli impianti sportivi e le infrastrutture costruiti o potenziati per accogliere atleti e tifosi hanno funzionato, così come l'organizzazione complessiva dell'evento e i sistemi di sicurezza.

A tal fine il governo sudafricano ha investito circa 4,6 miliardi di euro. Le somme più consistenti sono state spese per trasporti e strade (1,2 miliardi), aeroporti (1,8 miliardi) e stadi (900 milioni). Inoltre per il solo apparato di sicurezza sono occorsi ben 138 milioni, in gran parte utilizzati per pagare i 45.000 poliziotti aggiunti a quelli che normalmente pattugliano le vie dei principali centri urbani: soldi spesi bene, dal primo all'ultimo, perché proprio questo aspetto dei Mondiali di calcio sudafricani - la sostanziale assenza di incidenti, l'ambiente rassicurante, l'accoglienza calorosa - può rivelarsi una carta vincente per il futuro di un paese che, al pari di altri stati africani, vede le proprie straordinarie attrattive turistiche rese meno allettanti dalla preoccupazione per gli elevati tassi di criminalità registrati. «Quando ho detto ai miei amici che andavo a vedere i Mondiali, mi hanno domandato se volevo morire», dichiarava in un'intervista un tifoso euforico dopo aver constatato con sollievo, come altre centinaia di migliaia di persone, l'efficienza della Tourism Safety Initiative, il nuovo programma di prevenzione del crimine e di sostegno alle vittime di aggressione che prevede un particolare addestramento delle forze dell'ordine al fine di assistere i turisti.

«Abbiano un'ulteriore opportunità per cambiare l'immagine che il mondo ha di noi» diceva alla vigilia dei Mondiali Michael Tatalias, amministratore delegato della Southern African Tourism Services Association. Evidentemente il Sudafrica ci è riuscito e sembra intenzionato a trarne profitto: «Il nostro metodo di lotta contro il crimine funziona - ha dichiarato il Presidente Jacob Zuma - garantisco al popolo sudafricano che continueremo sulla stessa strada anche dopo la fine dei Mondiali».

Più di un milione di stranieri ha visitato il Sudafrica a giugno con un incremento di oltre il 25% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. «La sola carta di credito Visa ha movimentato 176 milioni di dollari tra il 1° e il 25 giugno contro i 107 dello stesso periodo nel 2009 - spiega Renato Bomben, titolare di Il Diamante, tour operator attivo in Africa dagli anni 70 - in media i turisti hanno speso 500 dollari per un totale di oltre 500 milioni, cifra cospicua per un paese come il Sudafrica. Naturalmente è presto per dire se la tendenza si manterrà nei prossimi mesi, ma gli operatori del settore turistico prevedono un aumento delle richieste e si preparano a soddisfarle moltiplicando le capienze anche del 50%». Se il turismo risulterà stabilmente incrementato, allora si potrà dire che i Mondiali hanno dato un contributo rilevante al superamento dei problemi causati all'economia sudafricana dalla crisi mondiale: ogni turista dà lavoro ad almeno quattro persone.

Aspetto tutt'altro che secondario è poi il senso di unità finalmente percepito dalla popolazione: nel corso del campionato e durante i mesi che lo hanno preceduto «si è instaurata una coscienza di paese unito», spiega ancora Renato Bomben, profondo conoscitore delle difficoltà di un continente, l'Africa, in cui l'identità nazionale stenta ad affermarsi, sopraffatta da un'appartenenza etnica nutrita di ostilità e diffidenza verso gli estranei e di cui l'apartheid non è stata che una modalità. Scemata l'euforia generale, le divisioni tribali riaffioreranno, favorite dalle difficili condizioni di vita della maggior parte della popolazione. Ma forse Xhosa e Zulu continueranno a sentirsi accomunati dall'orgoglio di far parte di un paese che ha rappresentato al meglio l'Africa: una nazione si costruisce anche così e di certo su basi più solide di quelle offerte dal risentimento condiviso per torti subiti in un passato coloniale ormai remoto.




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