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Numero 462
del 11/02/2012
Se gli intellettuali perdono il contatto con la realtā PDF Stampa E-mail
! di Sandro Bondi
bondi@ragionpolitica.it
  
sabato 17 luglio 2010

Pubblichiamo la lettera che il Ministro della Cultura Sandro Bondi ha inviato a Ragionpolitica.it 

 

Gentile Direttore, i più autorevoli editorialisti di alcuni dei più influenti quotidiani italiani, in particolare Il Corriere della Sera e La Stampa, espressione dei grandi gruppi industriali del Paese, rivelano di avere una visione distorta della realtà dell'Italia. Ancora una volta non posso non essere d'accordo con il Presidente del Consiglio quando sostiene la tesi di un divorzio tra ciò che dicono i maggiori mezzi di comunicazione e la realtà del nostro Paese. Leggendo gli editoriali di Galli Della Loggia e di Barbara Spinelli, per non citare i casi più estremi rappresentati da uno studioso come Umberto Eco, si ha la conferma di questa tesi.

L'origine della loro analisi distorta della realtà risiede in una visione nostalgica del passato e in una astratta progettualità proiettata nel futuro. Secondo questa mentalità tipicamente ideologica, il tempo in cui viviamo sarebbe il riflesso di una decadenza generale, testimoniata dalla crisi economica, dalla corruzione dilagante e dall'inadeguatezza della classe politica e di governo. L'altra faccia della medaglia di questa decadenza consisterebbe nella mancanza di una visione del futuro, nell'assenza di una progettualità politica, di un'idea del Paese che, al contrario, sarebbe stata alla base del progresso dell'Italia e della nobiltà della politica. Le analisi degli editorialisti che ho citato si muovono tutte fra l'abbellimento del passato e l'immaginazione di un futuro per il quale non ci prepareremmo a sufficienza. Il presente, in questo quadro desolante e malinconico, configura solo la dimensione della decadenza, della crisi - la parola forse più abusata in questi ultimi decenni -, dell'immoralità, delle responsabilità dei politici e della loro incapacità di risolvere i problemi.

Questo modo di guardare alla realtà, e soprattutto alla realtà presente, conduce alla sostanziale irrilevanza degli intellettuali nelle scelte politiche e civili di una Nazione. La crisi degli intellettuali in Italia deriva principalmente da due ragioni: la prevalenza dell'ideologia in tutti i loro ragionamenti e, di conseguenza, l'incapacità di contribuire al dibattito pubblico con un profilo di competenza e di conoscenza della realtà. I giudizi di Galli Della Loggia sul Presidente del Consiglio Berlusconi e di Barbara Spinelli sul Cancelliere tedesco Merkel sono accomunati da un medesimo principio: non sono le idee a dover cercare di comprendere la realtà, ma è la realtà a doversi adeguare alle proprie idee. Non c'è alcuna tensione tra idee e realtà, in modo che le idee possano calarsi nella realtà con misura ed equilibrio, prendendo atto della realtà effettuale delle cose, e potendo ambire così ad assecondare una possibile evoluzione positiva delle vicende sociali e politiche. Le idee maturate nella mente degli intellettuali pretendono di indirizzare la realtà secondo un proprio disegno prestabilito. Se la realtà non piega a questa presunzione intellettuale, peggio per la realtà. E' la realtà, in questo caso, a subire i rigori della condanna culturale, moralistica e infine politica. E' ciò che avviene oggi in Italia. Non c'è generalmente alcuna capacità da parte degli uomini di cultura e dei professionisti della comunicazione di comprendere la realtà, di conoscerla sulla base di elementi obiettivi e inconfutabili, e perciò di contribuire a modificarla in meglio.

Quello che ad esempio fa Tremonti nel campo dell'economia, Frattini nella politica estera, la Gelmini per la scuola e l'università, Brunetta nella pubblica amministrazione, Sacconi per il mercato del lavoro, Bossi e Fitto nella realizzazione del federalismo, Matteoli nei trasporti, La Russa nelle missioni di pace, il sottoscritto alle prese con la riforma della cultura, meriterebbe di essere giudicato sulla base di parametri più obiettivi. Se così fosse, si comprenderebbe che l'azione di questo governo di certo non è la migliore in assoluto, ma può ben essere considerata positivamente con attenzione. E il ruolo degli intellettuali potrebbe essere davvero incisivo se si misurasse seriamente con i contenuti di questa azione di governo, giocata nel presente, piuttosto che sulla base di inservibili categorie idealistiche e umanistiche che guardano invariabilmente sia al passato che al futuro, mai al presente.

Sandro Bondi

ministro della Cultura




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Commenti (1)
1. 19-07-2010 14:12
rimanere calmi
l'erosione del potere che rimane a sinistra,istituzionalizzato nei tempi dei tempi,di cui Bersani č l'indegno erede, ormai dispettoso e privo di idee, č lenta. 
Fanno ostruzione e bisogna non arrabbiarsi per proteggerCi la simpatia popolare.
Scritto da Stefania

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