Ad oltre due anni dall'inizio della crisi globale del 2007-2008, i mercati finanziari chiedono una sempre maggiore trasparenza nella gestione del settore finanziario di Stati Uniti ed Unione europea. Secondo uno studio di Mediobanca (citato nel Corriere della Sera del 13 novembre 2009), nelle banche europee gli strumenti finanziari di crediti strutturati tipo derivati valevano (a fine 2009) ancora il 20% del bilancio, in discesa rispetto al 2008 (29%), ma pur sempre un valore molto alto. Gran parte del debito sovrano a rischio default, soprattutto greco, riguarda banche tedesche e francesi, mentre gli effetti della crisi sui Paesi dell'Europa Centrale ed Orientale potrebbe creare grandi problemi alle banche (e.g.: austriache, francesi, italiane, spagnole) che maggiormente si sono dimostrate attive in azioni di Merge & Acquisition in questi paesi. Sembra inevitabile, in una situazione di crisi globale perdurante, (a) lo sviluppo di strutture di sorveglianza realmente «europee» e (b) un considerevole aumento nella trasparenza con cui il settore finanziario europeo si presenta a potenziali investitori. Sono questi i due aspetti oggetti di questa nota.
ll settore bancario europeo ha in corso un intenso processo d'internazionalizzazione con lo sviluppo di banche Pan-Europee che agiscono in assenza di una chiara regolamentazione europea. Fin dall'inizio del XXI secolo, abbiamo assistito allo sviluppo di banche europee a carattere «cross borders», le cui attività si sviluppano in diversi Paesi europei, ma sempre e comunque sotto la coordinazione della «casa madre» ed operando nei limiti dei regolamenti e delle modalitá d'intervento definite dai rispettivi paesi d'origine. Visto l'emergere di banche «pan-europee» sarebbe auspicabile una significativa riforma volta a creare una sorveglianza effettivamente europea. Attualmente, a quasi tre anni dall'inizio della crisi finanziaria, la sola e reale competenza nel controllo delle istituzioni finanziarie risiede nelle autoritá nazionali e, in effetti, a controllare su Unicredit o Banco Santander sono le rispettive autoritá italiane e spagnole indipendentemente dal fatto che si tratti di banche i cui assets sono ormai in netta maggioranza fuori dei Paesi d'origine e, in molti casi, anche fuori della Ue, con un chiaro aumento di rischi legati, ad esempio, al default di paesi dove queste banche operano (dalla Grecia all'Ungheria passando per Ucraina ed i Paesi dell'area balcanica). E' soprattutto in ragione dei pesanti esborsi statali resisi necessari - in modo analogo a quanto successo negli Usa per salvare molte banche europee dai disastri creati dai loro banchieri¹, che non ci si dovrebbe esimere dalla creazione di un efficace sistema di sorveglianza europeo.
Ancora poco é stato fatto dalla Ue nonostante la Commissione avesse identificato possibili strutture di sorveglianza da oltre un anno. Durante il Consiglio europeo del giugno 2009 i leaders europei avevano raggiunto un accordo di principio in relazione ad una supervisione finanziaria europea, ed avevano dato mandato alla Commissione europea per presentare proposte concrete in relazione ad una supervisione finanziaria europea. La Commissione aveva proposto, in un Working Paper², di creare un European Systemic Risk Board (Esrb) (incaricato della macro-prudential supervision) e (b) un'European Supervisory Authorities (Esa) (incaricata della micro-prudential supervision)³. L'idea era quella di avere le grandi istituzioni finanziarie supervisionate da una nuova Authority Europea che, agendo attraverso strumenti nazionali, avrebbe vegliato all'applicazione di un nuovo regolamento per la supervisione finanziaria in Europa. A seguito del voto del parlamento europeo (7 luglio 2010), l'Ecofin del 13/14 luglio scorso, ha preso l'unica concreta misura (per alcuni propagandistica se non demagogica) di mettere un tetto ai bonus dei manager finanziari. Nulla o poco nella lotta contro i derivati, mentre occorrerá decidere se spingere ulteriormente per l'approvazione dei documenti della Commissione sulla vigilanza Pan-europea o se, invece, ci si dovrá limitare a nuove ed includenti dichiarazioni d'intenti. Purtroppo le ultime informazioni da Brussels indicano che, a causa d'irrisolvibili disaccordi interstati, il Parlamento europeo sará chiamato a votare il pacchetto di riforme riguardanti la supervisione europea delle attivitá finanziarie solamente (forse) a settembre, con seri rischi di un indebolimento (se non un'eliminazione vera e propria) delle misure proposte. Il punto del contendere che, apparentemente, potrebbe porre una pietra tombale sulla riforma, parrebbe essere la possibilitá, per la nuova Authority, di avere l'ultima parola sulle autoritá nazionali in merito alla supervisione finanziaria ed alla possibilitá di sanzionare chi non avesse rispettato le relative regolamentazioni europee.
A fine 2009 il settore bancario europeo accumulava 31.1 trilioni di euro di «on-balance sheet assets», pari a tre volte e mezzo quello Usa, ma con una trasparenza assai minore. Rispetto alle banche Usa, quelle europee sono state piú riluttanti nell'aderire ai principi di trasparenza richiesti da molte sedi, anche comunitarie. Negli ambienti finanziari si teme che le banche europee e, soprattutto, quelle regionali, non abbiano mostrato in maniera trasparente l'ammontare dei loro crediti inesigibili venuti ad accumularsi durante la crisi globale. In un recente articolo pubblicato da Bloomberg4, è ventilata l'ipotesi che alcuni operatori finanziari abbiano cambiato, nell'ottobre 2008, ed all'indomani del crack «Lehman Brothers», i sistemi contabili per potere evitare di elencare un troppo alto numero di crediti inesigibili. A completare un quadro che richiede trasparenza é possibile rilevare come, secondo la «Bank for International Settlements» le banche europee abbiano circa 2.3 trilioni di Usd a rischio in Grecia, Portogallo e Spagna, 520 milioni dei quali a carico di banche tedesche5.
In questo quadro, gli indici concernenti le banche europee vanno peggio di quelli rilevati per le banche Usa. Secondo una recente analisi di Bloomsberg (6 luglio 2010) il costo dei Credit Default Swaps - Cds per coprire le principali 11 banche Usa dal rischio default é di circa 144 basis points. La simile operazione in Europa ha un costo di oltre 224 basis points. Sempre da Bloomberg veniamo a sapere che l'indice relativo alla totalitá delle compagnie europee coinvolte nel settore bancario e finanziario (i.e.: «Bloomberg Europe Banks and Financial Services 500 Index») mostra un valore di 105 con un preoccupante riavvicinamento al valore 94 raggiunto nel luglio 2009 (grafico 1).
Grafico 1: Bloomberg Europe Banks and Financial Services 500 Index
A confronto, il grafico 2 mostra come l'indice analogo S&P per le Banche e servizi finanziari Usa (i.e.: «Standard and Poor's 500 Financials Index») mostri un valore (180) ben lontano dal dato rilevato nel luglio scorso (150) ad indicare un rallentamento maggiore per le banche ed i servizi finanziari europei. Indicativo é anche il fatto che, come rilevato il 6 luglio da Bloomberg, le maggiori banche europee siano trattate ad un prezzo scontato del 10% rispetto al loro «asset net value», mentre le principali banche Usa sono trattate con un premio del 10%.
Grafico 2: Standard and Poor's 500 Financials Index
Una delle cause di queste differenze é legata al fatto che, al contrario di quelle europee, le banche Usa hanno effettuato e pubblicato, nel 2009, i risultati riguardanti gli «Stress Test». Si tratta di simulazioni volte a stabilire se e quanto aumento di capitale è necessario, alle principali banche Usa, per superare gravi crisi finanziarie nel 2010. Su 19 banche analizzate dalla Fed è emerso un cumulo di perdite pari a circa Usd 600 miliardi a fronte delle quali, per 9 istituti, non dovrebbero esserci problemi ad un ripianamento delle perdite, mentre per gli altri 10 sarebbe necessario un finanziamento addizionale di Usd 75 miliardi. Si tratta di un quadro abbastanza tranquillizzante a fronte del quale la Fed avrebbe richiesto un Core Tier 16 di almeno 4% per le banche Usa: si tratta di un valore basso rispetto a quello richiesto dal Fmi (6-9%). Con un'operazione di trasparenza, i dati di questi «stress test» sono stati pubblicati negli Usa. Un primo risultato tangibile é stato il rimbalzo degli indici azionari per banche e servizi finanziari Usa che, come visto nel paragrafo precedente, rende gli istituti Usa piú appetibili agli investitori rispetto a quelli europei, grazie anche alla loro maggiore trasparenza nei bilanci.
Per fare chiarezza sullo stato di salute delle banche europee é dunque necessario svolgere adeguati «Stress Test» pubblicandone i risultati. Come visto, non esiste ancora una completa trasparenza sullo stato delle banche europee e molti investitori vogliono sapere, tra l'altro, se, tra le pieghe dei bilanci, ci siano (e in che misura) crediti inesigibili e/o a che livello le banche fossero in grado di sopportare il default di uno stato sovrano di cui detengono obbligazioni o dove hanno acquisito istituti finanziari locali. In un interessante intervento del 2 giugno 2010 presso il think thank Bruegel, il neo Financial Secretary al Tesoro britannico, Mark Hoban, ha ben riassunto l'attuale situazione di incertezza per il settore finanziario europeo: «It is clear that doubts remain over the solvency of some European banks. (...). A genuine, rigorous stress testing exercise is urgently needed to answer questions around solvency in severe market conditions. The tests should be transparent both with respect to their results, but also the methods used. Urgent action should be taken with respect to any institution failing the stress test. Only this way can we restore true stability and confidence to this sector in the near-term».
Il Consiglio europeo del 17 giugno ha anticipato l'effettuazione e pubblicazione di Stress Test per le banche europee. Rilevando la necessitá di completare riforme per assicurare la stabilitá del sistema finanziario europeo (riconoscendo, implicitamente, che problemi esistano), le conclusioni del Consiglio evidenziano come: «The resilience and transparency of the banking sector must be ensured. Progress in the next few months is essential. The European Council agrees that the results of ongoing stress tests by banking supervisors will be disclosed at the latest in the second half of July». I risultati sono molto attesi anche perché, a differenza del governo Usa, quelli europei non hanno confermato la disponibilitá a fornire cash alle banche che dovessero fallire questi Stress Test ed esistono fondati dubbi che istituzioni spagnole o portoghesi potrebbero beneficiare di interventi statali simili ai «bailout» inglesi o americani del 2008. Dopo avere annunciato l'attuazione di «Stress Test» per 91 banche europee (sotto la supervisione del «Committee of European Banking Supervisors» e la pubblicazione dei risultati al 23 luglio si attende la presentazione dei dati. Nell'attesa di conoscere, oltre ai risultati, anche gli indicatori scelti per questi test, sembra assodato che il «Core Tier 1» visto prima sia uno di questi indicatori, scelto, non a caso, vista la stretta connessione con i regolamenti e le nuove norme di «Basilea 3» in corso di negoziazione presso il G-107.
Uno dei problemi che potrebbe emergere riguarda il fatto che questi Stress Test non prevedrebbero il rischio default di stati sovrani, limitandosi a contemplare una nuova crisi del debito sovrano senza arrivare, tuttavia, ad un vero e proprio default. Infine, non sarebbe ancora chiaro se, e come, l'operazione riguarderá anche istituzioni finanziarie regionali; quest'ultimo punto é assai rilevante visto che banche regionali tedesche (e.g.: Landesbanken) e spagnole (e.g.: Cajas) parrebbero rischiare di vedere crescere il valore dei crediti inesigibili legati al settore edilizio. Le banche italiane chiamate a partecipare a questi Stress Test (i.e.: Unicredit, Intesa San Paolo, Monte dei Paschi Siena, Banca Popolare e Ubi) dovrebbero rispondere bene visto che, come mostrato da simulazioni del maggio scorso, non avrebbero problemi di tenuta patrimoniale (se mai di redditivitá), anche in ragione di un'avveduta politica nei confronti degli strumenti di credito strutturato tipo derivati8.
Come segnalato da diversi indicatori, sembra essere in corso una ripresa economica ancora in via di consolidamento. Per l'Europa, uno dei rischi pare essere legato ad un preoccupante vacuum legislativo e regolamentale che potrebbe impedire un corretto funzionamento delle Banche «Pan-Europee» in assenza di efficaci strutture europee di sorveglianza. D'altro lato, anche se con un certo ritardo rispetto alle banche Usa, la prossima pubblicazione dei risultati degli Stress Test relativi alle banche europee dovrebbe aumentare quella trasparenza richiesta dagli investitori internazionali interessati al settore finanziario europeo. Ai Paesi membri della Ue resta il compito di raggiungere un chiaro consensus nell'identificazione di adeguati meccanismi di sorveglianza finanziaria a livello «Pan-europeo», accettando, nel contempo, di vedere ridotti onori ed oneri delle rispettive authorithy di sorveglianza finanziaria nazionale.
1Le banche Usa hanno ricevuto aiuti statali (equity e/o garanzie in primis) ammontanti ad oltre 2.4 trilioni di Usd, le banche europee hanno ricevuto aiuti pari a circa 1.3 trilioni di euro.
2COM(2009) 252 final Communication from the Commission on European financial supervision - {SEC(2009) 715} {SEC(2009) 716} Brussels, 27-05-2009
3 Nello schema della Commissione, le ESAs comprenderebbero tre sub-authorities: la European Banking Authority (EBA), la European Securities & Market Authority (ESMA) e la European Insurance & Occupational Pensions Authority (EIOPA).
4 Andrew Mac Askill and Aaron Kirchfeld; European Banks' Hidden Losses May Threaten EU Stress Tests-
http://www.bloomberg.com/ - luglio 2010
5Per certi ambienti finanziari aglo-tedeschi anche l'Italia andrebbe inclusa tra i Paesi a rischio. Questa posizione è presa tenendo conto, per i Paesi interessati, (a) di debito pubblico e deficit, (b) della crescita del PIL, (c) della competitivitá, (d) dell'indice di corruzione ed (e) dell'indice di invecchiamento della popolazione.
6 Il Core Tier 1 é il rapporto tra il patrimonio della banca diviso le attivitá a rischio (i.e.: Partecipazioni, Immobili, crediti). Misura
la capacitá della banca di supportare le attivitá a rischio con il suo patrimonio.
7 Il cosiddetto G-10 raggruppa 11 Paesi (i.e.: Belgio, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Olanda, Svezia, UK, e Usa
+ Svizzera) e, unitamente al Lussemburgo, costituisce una sorta di ente regolatore e definisce - a livello di «Accordi di
Basilea» - i requisiti patrimoniali delle banche dei paesi aderenti al G-10 allargato. Gli accordi di Basilea 2 entreranno in vigore
nel 2012. Gli accordi di Basilea 3, ancora in fase di negoziazione, dovrebbero fissare nuovi (e piú stringenti) criteri nella
definizione del capitale «Core Tier 1».
8Fabio Pavesi; Nodi da risolvere. Patrimoni adeguati, profitti meno"; Plus 24 -Il Sole 24 Ore, 26 Giugno 2010. Pag 4
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