Mentre ogni giorno assistiamo al chiacchiericcio sterile di alcuni esponenti del mondo politico e intellettuale, ad uno schizofrenico stillicidio di accuse a mezzo stampa, a continui distinguo nei confronti della linea politica del governo, l'Esecutivo dimostra con i fatti, e con i numeri, che la strada imboccata per consolidare l'uscita dalla crisi è quella giusta. I dati resi noti dell'Istat martedì 20 luglio sono incoraggianti per il nostro Paese: secondo l'istituto di statistica, infatti, Il fatturato dell'industria italiana è aumentato dello 0,8% congiunturale e del 12,5% tendenziale, mentre l'indice di fatturato corretto per gli effetti di calendario ha fatto registrare, nel mese di maggio, un aumento dell'8,9% rispetto allo stesso mese del 2009 (del 6,2 nel periodo gennaio-maggio), mentre gli ordinativi sono cresciuti del 26,6%, record assoluto dal 2005.
Questi dati sconfessano in pieno le previsioni catastrofiche di coloro che, ammaliati dal sogno della fine dell'era Berlusconi, auspicano strumentalmente, da veri e propri anti-italiani, il fallimento delle politiche del Governo di fronte alla crisi. Chi, come Bersani, lamenta «l'assoluta incapacità di Berlusconi di andare avanti e di dare una prospettiva al paese», auspicando l'avvio di un percorso politico nuovo con un altro protagonista, dimostra di essere fuori dalla realtà e di aver preso un abbaglio.
Una realtà che dimostra come i fatti del buongoverno stiano producendo i propri effetti sul tessuto produttivo, come la vasta operazione di diplomazia commerciale portata avanti in questi due anni stia dando ottimi frutti. I dati Istat relativi ai primi sei mesi dell'anno hanno infatti fatto registrare, rispetto allo stesso periodo del 2009, incrementi significativi sia per le importazioni (+21,6%) che per le esportazioni (+13,2%). Al netto del comparto energetico, i cui costi hanno un peso non indifferente sulla nostra economia, la bilancia commerciale con i paesi extra Ue mostra un attivo rilevante (+14,266 miliardi).
Per quanto riguarda l'export l'Italia ha mostrato un forte attivismo, dimostrando la capacità, da parte delle proprie imprese, di affrontare le sfide globali acquisendo gradualmente maggiori quote di competitività. Le nostre aziende, grazie anche alle politiche di supporto del Governo, sono state capaci di internazionalizzarsi e di conquistare mercati in forte crescita. In particolare, come rivela l'Istat, a giugno le esportazioni sono aumentate verso la Turchia (+66%) e i paesi Mercosur (+63,5%). Rialzi si sono anche registrati per i flussi diretti verso gli Stati Uniti (+31,8%) e la Cina (+31,7%). I settori più vivaci per l'export, allo stato attuale, sono senza dubbio quello energetico (+51,7%), quello relativo i prodotti intermedi (+28,4%) e ai beni di consumo durevoli (+27,3%).
Se a questi dati aggiungiamo anche il fatto che, secondo i dati forniti da Eurostat in giugno, l'Italia si è distinta rispetto agli altri Paesi europei nel primo trimestre 2010 per una crescita maggiore (0,5%) rispetto a Paesi come Francia (+0,1%), Germania (+0,2%) e Regno Unito (+0,3%) e che il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita del nostro Paese nel 2010 (0,9% a fronte del +0,8% stimato in aprile), non si può fare a meno di rimarcare come i segnali positivi si stiano moltiplicando, alimentando l'aspettativa di una ripresa, per il 2010, anche migliore di quanto sinora previsto. Cattive notizie, dunque, per tutti quei profeti di sventura che ogni giorno, invece di fare proposte costruttive, si affannano per dipingere l'Italia come un Paese finito sotto l'influenza berlusconiana, con un Governo che, a detta loro, non starebbe facendo nulla per affrontare la crisi.
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