Questa settimana Barack Obama firmerà la riforma di Wall Street, passata sia alla Camera che al Senato, e che diventerà finalmente legge. Una riforma che, a detta di molti, è stata edulcorata con modifiche tali da poter essere approvata e che la rendono poco incisiva sull'attuale sistema finanziario, ma che il presidente americano ritiene la più importante dopo la grande depressione del '29. Di fatto l'inquilino della Casa Bianca mette a segno, dopo il successo di quella che rappresenta una rivoluzione e una grande conquista in termini di civiltà, cioè la riforma sanitaria, un'altra grande vittoria di politica interna ed economica.
Un provvedimento che giunge dopo la crisi finanziaria americana - che inevitabilmente si è allargata a macchia d'olio oltre oceano, contagiando tutti i sistemi finanziari, a cominciare da quelli europei - e che prevede interventi su tutti i settori del mercato finanziario, influendo sulle modalità con cui i consumatori ottengono mutui e carte di credito, stabilendo come il governo può smantellare istituti a rischio fallimento e monitorando con maggior attenzione l'economia e le potenziali minacce a cui va incontro. Insomma, una grande riforma per tutelare i consumatori, ponendo uno stop definitivo a salvataggi - a causa di nuove crisi finanziarie - a spese dei contribuenti.
Non sono tempi facili per Obama, che perde consensi governando un'America stanca per la pesante crisi economica, per il disastro ambientale del golfo del Messico e per le minacce continue del terrorismo fondamentalista islamico. Ma oggi il presidente degli Stati Uniti sta dimostrando quanto sia importante concentrarsi sulla realizzazione del programma proprio nelle sue parti caratterizzanti e rivoluzionarie per il sistema economico americano, incancrenito e avvinghiato fra le maglie delle potentissime lobby bancarie. Un governo dunque «socialista» ma «del fare», che qui in Italia, guardando alla nostra sinistra, sembrerebbe una palese contraddizione.
L'on. Manuela Repetti (Pdl) è membro della Commissione Affari Esteri della Camera
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