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Numero 475
del 15/05/2012
Le violenze anti-cristiane in Pakistan PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
giovedì 22 luglio 2010

Resta alta la tensione a Faisalabad, Pakistan, dopo i violenti scontri tra islamici e cristiani scoppiati il 19 luglio, il giorno del funerale dei due fratelli cristiani uccisi a colpi di arma da fuoco all'uscita dal tribunale dove si era appena conclusa un'udienza del processo per blasfemia a loro carico. Alle dimostrazioni di protesta della comunità cristiana, la popolazione islamica ha reagito attaccando case e attività commerciali, queste ultime colpite con l'intenzione di privare i cristiani dei mezzi di sostentamento. La situazione è tornata sotto controllo dopo l'intervento delle forze dell'ordine, che da allora presidiano i quartieri scenario del conflitto per impedire nuovi incidenti.

Rashid Emmanuel e Sajid Masih Emmanuel, da due anni alla guida dell'associazione religiosa United Ministries Pakistan, erano stati denunciati un mese prima da Khurram Shahzad, un islamico, per aver diffuso dei volantini in cui si profanava la memoria del profeta Maometto. La prova della colpevolezza, per cui con manifestazioni guidate dagli imam locali la comunità islamica cittadina ne chiedeva la condanna a morte, sarebbero state le loro firme apposte sui volantini. In realtà sembra che i due fratelli stessero per essere scagionati da un esame grafologico, ma la collera popolare non ha dato loro scampo.

In questi stessi giorni altri tre cristiani sono stati accusati di blasfemia a Lahore. Si tratta di due coniugi, Yousaf Masih e la moglie Bashrian Bibi, e di un loro genero, Zahid Masih, denunciati per aver usato per coprire il soffitto di un bagno di casa un pannello sul quale erano impressi versi del Corano. I tre cristiani si dichiarano innocenti: avrebbero raccattato il pannello tra i rifiuti e si tratterebbe di un'insegna pubblicitaria. Tuttavia, per sottrarsi all'arresto e alla furia dei vicini - il 5 luglio alcune migliaia di persone inferocite hanno tentato di bruciare la loro abitazione - si sono dati alla fuga e al momento sono nascosti in una località segreta. Gli inquirenti hanno arrestato due loro famigliari per indurli a costituirsi.

Inoltre continuano a ricevere minacce di morte Nosheen e Leonard D'souza, la coppia di cristiani che, insieme a un professore, Anjoum James Paul, ha realizzato un documentario intitolato «Bruciati vivi: il destino dei cristiani pakistani». Il reportage riguarda le violenze di Gojra, nel Punjab, esplose nell'estate 2009 sempre in seguito a un'accusa di blasfemia: in quel caso tre cristiani avrebbero nientemeno che bruciato delle pagine del Corano durante una cerimonia nuziale. In seguito a ciò, il 30 luglio migliaia di fondamentalisti islamici avevano assaltato il villaggio di Koriyan, bruciando 51 case abitate da cristiani e due chiese protestanti, e il 1° agosto avevano infierito sulla comunità cristiana di Gojra incendiando un centinaio di abitazioni e bruciando vive sette persone, tra cui due bambini, dopo aver bloccato le strade d'accesso per impedire ai vigili del fuoco di intervenire. In entrambi i casi, secondo testimonianze fornite da esponenti delle locali comunità cristiane, le forze dell'ordine non hanno fermato le violenze o lo hanno fatto tardivamente, solo per essere a loro volta attaccate dai manifestanti.

Il reato di blasfemia è stato introdotto in Pakistan nel 1986 dal dittatore Zia-ul-Haq. Voci del mondo islamico negano che nel Corano si prescriva di istituire leggi per punire i blasfemi, ma in Pakistan e in altri Stati in cui è stata adottata la legge islamica sono previste sanzioni severe, inclusa la pena di morte. Anche dove la shari'a non è legge di Stato, offendere l'islam può costare caro: in India, ad esempio, il 4 luglio una folla di estremisti islamici armati di spade e coltelli, alcuni dei quali membri del Fronte Popolare dell'India, ha aggredito un professore universitario ferendolo ripetutamente. Quindi gli ha reciso il braccio destro e lo ha gettato via: la colpa del docente era di aver inserito in un questionario destinato a una prova d'esame delle domande giudicate offensive nei confronti di Maometto.




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