Sono oramai diventati una costante dell’operato del governo Berlusconi in politica estera gli incontri bilaterali italo-russi, incontri di grande importanza non tanto mediatica, vista l’insistenza di certa stampa il legame di amicizia fra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, quanto economica e strategica.
L’ultimo incontro fra il Presidente del consiglio Berlusconi e il Presidente della Federazione Russa Medvedev, appena conclusosi a Milano il 23 luglio, ha confermato ancora una volta l’intensità raggiunta dai rapporti bilaterali italo-russi. Dai colloqui di Milano è emerso prima di tutto un grande ottimismo circa lo sviluppo dei rapporti economici fra i due paesi, che persino in un momento di crisi come questo hanno visto un aumento del 41% del volume di interscambio nei primi quattro mesi dell’anno, un dato di per se stesso incoraggiante ma ancora di più se si considera l’alto profilo qualitativo della collaborazione fra i due paesi, che coinvolge i settori di punta dell’industria italiana come Eni, Enel, Finmeccanica e Fiat. Nell’incontro del 23 luglio è emersa la volontà russa di attrarre investimenti e tecnologie italiane nella modernizzazione delle infrastrutture e dell’apparato produttivo dell’immensa Federazione di Russia, che ancora risentono dei problemi di obsolescenza e inefficienza ereditati dal pesante fardello del dirigismo statalista e iper-burocratizzato sovietico. Il presidente Medvedev ha invitato in particolare gli imprenditori italiani ad investire nel costituendo polo di ricerca di alta tecnologia di Skolkovo, un’area che nei piani dell’amministrazione russa dovrà servire come volano per lo sviluppo del hi-tech russo e di una mentalità industriale e imprenditoriale meno legata all’industria pesante ed estrattiva di eredità sovietica e più aperta e competitiva sul fronte delle nuove tecnologie.
Altri settori nei quali il presidente Medvedev invita a investire sono quello dell’industria farmaceutica, dell’aerospaziale, delle comunicazioni e delle attività legate allo sviluppo dell’energia nucleare. È interessante notare come l’incontro italo-russo sia stato preceduto, nella precedente settimana, da un analogo incontro fra il presidente Medvedev e il cancelliere tedesco Angela Merkel nel quale è emersa la volontà di Mosca di coinvolgere maggiormente la Germania nel processo di rinnovamento economico e industriale, a testimonianza dell’interesse russo nell’investire sull’Europa per la modernizzazione della propria struttura produttiva. L’incontro di Milano è stato anche occasione per discutere di importanti dossier della politica internazionale, come la necessità di favorire un nuovo processo di pace in Medio Oriente, di collaborare per la stabilizzazione dell’Afghanistan, fonte di instabilità per tutto lo scacchiere dell’Eurasia, e la necessità, per consolidare ulteriormente i rapporti euro-russi, di abolire il regime dei visti fra Unione Europea e Russia, una necessità che deve superare quelle che non a torto Berlusconi ha definito «resistenze dei Paesi ex Urss, comprensibili dal punto di vista storico ma non da quello dei rapporti tra moderne democrazie occidentali». Un altro punto sensibile toccato dal Presidente Berlusconi durante il vertice e condiviso dal Presidente russo Medvedev è la necessità di rilanciare il G8, il foro di dialogo fra i paesi industrializzati dell’emisfero settentrionale (USA, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Gran bretagna e Russia) che alcuni protagonisti della politica internazionale, primo fra tutti il Presidente statunitense Barack Obama, vorrebbe sostituire con un G20 allargato alle potenze in espansione extra-occidentali, come l’India, la Cina, il Brasile, il Sud Africa e l’Egitto. Il messaggio sotteso all’esortazione di Berlusconi è che di fronte alla crisi e all’impetuosa crescita economica, politica e demografica dei paesi del «Sud del Mondo», non più legato ad una certa oleografia terzomondista ma orami competitivo e vincente, i paesi dell’emisfero settentrionale, rappresentati dalle potenze economiche del G8, devono trovare un’intesa, necessaria per la propria stessa sopravvivenza. È proprio questa la sfida per l’Europa del XXI secolo.
Condividi questo articolo      
|