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Numero 475
del 15/05/2012
Quando lo Stato di diritto č messo a rischio dal giustizialismo PDF Stampa E-mail
! di Aurora Franceschelli
aurora@ragionpolitica.it
  
sabato 24 luglio 2010

C'è chi disfa e c'é chi fa. E' questa la dicotomia che, da un po' di tempo a questa parte, sembra allignare nel bipolarismo che si è affermato nel nostro sistema istituzionale: da una parte c'è chi ogni giorno si adopera, con spirito di servizio, per ammodernare il nostro Sistema Paese, sostenendolo nelle sfide globali e tentando di debellare tutte quelle metastasi, vedi criminalità organizzata, che hanno deteriorato lo stato del nostro tessuto sociale e civile; dall'altra c'è chi, ossessionato dalla figura di un leader capace di coagulare intorno a sé la maggioranza dei consensi, tenta disperatamente di disfare la tela e parla di futuro senza guardare al presente.

In sostanza, da quando il Governo si è insediato, è partito un assedio costante da parte di chi ha sempre avuto a cuore non tanto il bene del Paese, quanto piuttosto la sete di potere personale. In questo contesto, contrapporre alla linea di governo un progetto politico differente, come avviene in qualsiasi democrazia dell'alternanza, è diventato un elemento quasi superfluo o addirittura di facciata: superfluo per la sinistra, poiché essa, completamente destrutturata e senza più né anima né identità, si è affidata ad una regia esterna, fondata su una perseverante offensiva mediaco-giudiziaria; di facciata per l'opposizione interna alla maggioranza, che nasconde sotto la foglia di fico di un nuovo progetto politico di destra la brama di vedere al capolinea Berlusconi, e per questo è pronta a cavalcare la smania giustizialista mascherandola sotto le vesti di una rivendicazione strumentale di legalità.

E quale è la legalità difesa dai finiani? Sembra quasi essi la considerino come un principio a sé stante, avulso dal contesto più ampio di tutte le conquiste di uno Stato di diritto: se è giusto punire chi si macchia di reato, garantendo l'imperio dello Stato, è altrettanto doveroso accertare sino in fondo, sino all'ultimo grado di giudizio, che chi è inquisito si sia effettivamente colpevole. Punire aprioristicamente chi è soggetto ad indagini, servendosi anche del tritacarne mediatico, va al di fuori di una sana logica di garantismo, un principio che dovrebbe essere in simbiosi con quello della legalità.

Non è più accettabile che in Italia la fuga di notizie dalle Procure sia diventata la norma e che la presunzione di colpevolezza sia ormai una consuetudine. Sappiamo quali danni, in passato, hanno prodotto certe offensive giudiziarie, sia nei confronti di cittadini comuni, sia di politici che poi sono risultati innocenti. Eppure ai cittadini, ogni giorno, nei giornali vengono somministrate in pillole nuovi particolari di inchieste, come se, di volta in volta, emergessero nuovi elementi o sviluppi clamorosi.

Come si fa a tutelare il principio di legalità quando si omette di salvaguardare il principio del rispetto delle garanzie di tutti? Uno Stato di diritto non può essere considerato a compartimenti stagni, scorporando strumentalmente alcuni suoi principi cardine, come quello della legalità, dal quadro d'insieme, solo per dare fiato a strategie che vanno al di là di sinceri propositi morali.

Evitare, dunque, che il giustizialismo si sovrapponga alla giustizia è ormai una priorità nel nostro Paese. Far trionfare la giustizia significa evitare, ad esempio, che si verifichino casi in cui, come è accaduto di recente, la Cassazione pronunci una sentenza che toglie l'obbligo dell'arresto per gli stupratori o per chi fa prostituire le minorenni. Combattere il giustizialismo, invece, vuol dire evitare che vi sia chi, dall'esterno, attraverso un uso politico della giustizia, tenti sempre di capovolgere o di compromettere una maggioranza scelta dagli elettori in nome dell'interesse personale, delegittimando le funzioni rappresentative delegate dagli elettori e ponendo a rischio la democrazia stessa.




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Commenti (1)
1. 26-07-2010 16:49
basta sindacalismo sinistro
Il tessuto degli artigiani e dei commercianti,che davano lavoro a tante famiglie, č stato distrutto dal sindacalismo comunista! Quando si ritornerā alla giustizia per che lavora davvero???
Scritto da sandro

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