Ben 91700 documenti segreti statunitensi sono stati pubblicati su un sito Internet, ormai famoso: Wikileaks. Finora la «Wikipedia dei segreti» era balzata agli onori della cronaca per aver rivelato altri segreti sull'esercito statunitense, Scientology, il Gruppo Bilderberg, la banca svizzera Julius Baer, la banca islandese Kaupthing, la posta privata di Sarah Palin. Su Ragionpolitica avevamo già parlato di una sua rivelazione: la pubblicazione del filmato, ripresa dalla telecamera di un elicottero militare Usa, sull'uccisione di un giornalista Reuters a Baghdad, nel 2007. Se si dà un'occhiata alla panoramica delle rivelazioni di Wikileaks si possono trovare tutte le ossessioni della sinistra: ricche società più o meno segrete, banche, gruppi di estrema destra (Wikileaks ha pubblicato l'elenco completo e gli indirizzi dei membri del Bnp britannico), politici di destra, l'esercito e i servizi segreti Usa. Mancano ancora all'appello Berlusconi, Israele e il Vaticano, poi il menù sarà completo. Vi sono solo poche eccezioni a questa rigida linea ideologica. Fra queste la più eclatante è la rivelazione del «Climagate»: la pubblicazione di uno scambio di email all'interno dell'Università East Anglia che rivela quanto siano stati falsificati, in senso allarmista, i dati sul riscaldamento globale. Un duro colpo contro tutti i movimenti ecologisti allarmisti sul «Global Warming». Altra eccezione è rappresentata dalla pubblicazione dei documenti che proverebbero la corruzione di Arap Moi, presidente del Kenya. Il problema di Wikileaks è che, a parte il filmato sull'uccisione del giornalista a Baghdad, la cui autenticità è lampante, tutti gli altri documenti pubblicati devono essere sottoposti a verifica. Cosa che Wikileaks non intende fare. Giusto per fare un esempio: non è affatto dimostrato che la banca Julius Baer abbia compiuto operazioni finanziarie illegali all'estero. Il sito è un contenitore e basta: presenta frammenti di realtà, documenti nudi e crudi, veri, falsi o fuorvianti che siano. Fornisce alcuni elementi, ma la tesi che dovrebbe essere corroborata dalla loro pubblicazione è già nella mente del lettore o deve essere elaborata incrociando questi singoli documenti con altre prove e testimonianze. E' solo tenendo presente questa caratteristica di Wikileaks che si può capire il significato della sterminata documentazione sulla guerra in Afghanistan pubblicata domenica scorsa. Si tratta di rapporti, il più delle volte di basso livello, su singole analisi, operazioni di intelligence o militari condotte sul campo, in un periodo che già appartiene al passato remoto: dal 2004 al 2009, prima dell'inizio della nuova strategia Usa. Quanto alla conoscenza del conflitto, i nuovi documenti non dicono nulla di più di quanto possa essere già noto ad un qualsiasi lettore informato. La «rivelazione» sul doppio gioco del Pakistan, i cui servizi segreti avrebbero aiutato i talebani a riarmarsi e a condurre attentati contro le truppe occidentali, era già stata rivelata numerose volte, in molte conferenze stampa aperte ai giornalisti tenute dagli stessi vertici americani. Era già oggetto di articoli di analisi su tutti i maggiori quotidiani statunitensi ed europei. Di sicuro era già al centro dell'attenzione dell'amministrazione Obama, che ha pianificato la nuova strategia per l'Afghanistan tenendo conto dell'esistenza dei rapporti stretti fra parte dell'Isi (l'intelligence di Islamabad) e i talebani. E questo, sia in senso negativo: ordinando molti più raid aerei oltre il confine del Pakistan (scavalcando, dunque, le competenze delle forze armate del Pakistan, ritenute non del tutto affidabili); sia in senso positivo: cercando di coinvolgere l'Isi nei contatti con i talebani disposti a scendere a compromessi. Anche prima dell'amministrazione Obama, gli ultimi anni della gestione Bush erano caratterizzati da un tentativo di riformare il Pakistan dal suo interno, per emarginare gli elementi più ostili. Operazione culminata con l'abdicazione dell'inaffidabile generale Musharraf e l'ascesa al potere del presidente Zardari. Anche l'altra rivelazione della massa di documenti pubblicati su Wikileaks è un «segreto di Pulcinella»: la collaborazione dell'Iran con i talebani. Su questo caso, il generale David Patraeus e il segretario alla Difesa Robert Gates avevano già tenuto diverse conferenze stampa, soprattutto in occasione di dibattiti Onu sul regime di Teheran, per dimostrarne la pericolosità. Cosa c'è di nuovo nei documenti pubblicati? C'è quello che ai pacifisti piace sentir dire: la scoperta di nuovi crimini di guerra, vittime collaterali, «squadroni della morte» anti-talebani. C'è tutto ciò che serve, insomma, per dipingere quella che si sta combattendo in Afghanistan come un'altra «sporca guerra». Una tesi, però, che può essere creduta e sostenuta solo da chi è veramente in malafede. Perché anche nella massa di documenti de-secretati da Wikileaks si scoprono molti più crimini commessi dai talebani che non dalle forze della missione Isaf a guida Nato. Alla fine ci si può chiedere dove voglia andare a parare Wikileaks, cosa abbia ottenuto. Il suo fondatore, il matematico anarchico australiano Julian Assange, ha coronato il suo sogno di distruggere la reputazione della superpotenza americana? Ha posto fine alla guerra? Sul piano politico, l'impatto è stato minimo. Nessun Paese europeo alleato degli Usa sta cambiando i suoi piani. Negli Usa, la Camera del Congresso ha approvato ieri, con un voto bi-partisan, il rifinanziamento delle missioni in Iraq e in Afghanistan. L'unica lezione che si può trarre dal caso Wikileaks è solo quella di una grande debolezza e irresponsabilità. Debolezza dell'intelligence Usa, la cui segretezza è stata «bucata» così facilmente. Una fuga di notizie di queste dimensioni è un caso senza precedenti nella storia militare americana. Ci sono più di 850mila persone che hanno accesso a documenti segreti. La loro pubblicazione dimostra che almeno una parte di questo sterminato personale è inaffidabile. Washington dovrà provvedere a ridurre il numero di funzionari e militari che hanno accesso a informazioni sensibili e infittire le maglie della sicurezza interna. Ne va della sicurezza nazionale. L'irresponsabilità è personale e va attribuita ad Assange e a tutti coloro che salutano l'evento come un glorioso episodio di libertà d'espressione. Pur non rivelando niente di così eclatante, la massa di documenti pubblicati contiene dettagli sulle procedure delle forze Nato che possono essere molto utili ai talebani. I soldati delle forze Isaf (italiani compresi) d'ora in poi saranno più vulnerabili. La stessa massa di documenti rivela nomi e cognomi di informatori afgani. Ora quegli uomini sono dei condannati a morte, dei cadaveri che camminano, in attesa che qualche talebano o loro collaboratore li giustizi senza processo. Davvero un bel risultato per chi si vanta di aver sfidato la censura. Condividi questo articolo      
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