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Numero 475
del 15/05/2012
Allarme Vendola per il Pd PDF Stampa E-mail
! di Gianteo Bordero
bordero@ragionpolitica.it
  
mercoledì 28 luglio 2010

E' allarme rosso nel Pd. In tutti i sensi. Non soltanto perché le ultime rilevazioni statistiche registrano un calo di consensi per il partito - e questa non è di per sé una novità - ma anche e soprattutto per le reazioni positive dell'elettorato democrat all'autocandidatura di Nichi Vendola a leader del centrosinistra per la corsa alle prossime elezioni politiche. Una nomination che il presidente della Regione Puglia ha lanciato in grande stile, nei giorni scorsi, proprio in nome del ritorno a una politica autenticamente «rossa», che egli vede ora del tutto assente nel Partito Democratico. Anche se, allo stato attuale delle cose, non è dato sapere con precisione quali siano concretamente le proposte di Vendola per ridare fiato alla suddetta politica «di sinistra», l'impatto che ha fatto registrare la sua iniziativa sull'elettorato gauchista non è da sottovalutare.

Lo mostra con chiarezza un sondaggio condotto da Ipr Markenting per La Repubblica su un campione di elettori del centrosinistra, dal quale emergono numeri che faranno preoccupare più di un dirigente del Pd. Alla domanda «se domani si dovesse votare alle primarie del centrosinistra per scegliere il candidato premier, lei chi voterebbe tra Pierluigi Bersani e Nichi Vendola?», hanno dichiarato di preferire il secondo al primo non soltanto i simpatizzanti dei partiti della cosiddetta «sinistra radicale» (64% a 36%) - da cui Vendola proviene - e dell'Italia dei Valori (56% a 44%), ma anche coloro che alle ultime elezioni hanno votato per il Pd: 52% a 48% per il presidente pugliese. Il segretario del Partito Democratico prevale soltanto tra gli elettori di centrosinistra indecisi: 59% a 41%. Un risultato ancor più netto viene fuori dalle risposte al successivo quesito del sondaggio: «Secondo lei, in caso di nuove elezioni, chi avrebbe più possibilità di battere Silvio Berlusconi?». Qui la forbice si allarga ulteriormente, e tra gli stessi supporter del Pd Vendola ha la meglio col 53% rispetto al 29% di Bersani (18% coloro che non hanno espresso un'opinione).

Sono dati allarmanti per i vertici del Partito Democratico. Soprattutto per la maggioranza interna che sostiene Bersani. La quale, nei giorni scorsi, dopo la «discesa in campo» di Nichi, aveva giudicato la cosa con troppa sufficienza e superficialità di giudizio, ripetendo ad ogni piè sospinto che lo statuto del Pd prevede che il candidato premier ha da essere lo stesso segretario del partito. In tal senso erano arrivate le dichiarazioni di più di un esponente della maggioranza - D'Alema in primis - e ancora martedì Matteo Orfini, membro della segreteria, dichiarava a Libero: «Quando ci saranno le primarie le faremo e batteremo Vendola». Evidentemente non la pensano allo stesso modo, almeno per ora, gli elettori interpellati da Ipr Marketing.

Non che Bersani riscuota un giudizio negativo riguardo alla sua azione politica - chi ha risposto al sondaggio di Repubblica lo giudica «competente e preparato», «affidabile», «onesto», un buon «mediatore», e la fiducia complessiva nei suoi confronti è al 77% tra gli elettori di centrosinistra, una percentuale più alta di quella fatta registrare dallo stesso Vendola. Il fatto preoccupante è che proprio sulla questione della leadership della coalizione, cioè una questione cruciale per i destini della gauche nostrana, il segretario del maggior partito della futura alleanza che affronterà il centrodestra venga ritenuto non adeguato - o comunque non abbastanza - alla sfida. E questo è un problema serio per il Pd. Perché lo obbliga a dover andare alla ricerca di figure alternative, forti e carismatiche, di cui oggi però non si vede traccia. Con una minoranza interna che evoca un «nuovo Prodi» e una maggioranza per ora costretta a difendere d'ufficio una candidatura a premier - quella di Bersani - in cui pochi sembrano effettivamente credere.




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