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Numero 475
del 15/05/2012
UNA MANOVRA VIRTUOSA PDF Stampa E-mail
! di Fabrizio Cicchitto
@ragionpolitica.it
  
giovedì 29 luglio 2010

Proponiamo ai lettori il testo dell'intervento pronunciato mercoledì alla Camera dall'onorevole Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Popolo della Libertà, durante la discussione sulla manovra finanziaria.

A chi ci attacca con l'effervescenza verbale usata dall'onorevole Bersani non possiamo fare a meno di dire che da quel pulpito non può venire lezione alcuna, né per il passato né tantomeno per il presente. La vostra occasione l'avete avuta con il Governo Prodi e l'avete sprecata in due anni, fallendo in primo luogo proprio sul terreno della politica economica. La vostra linea - più spesa, più tasse - si è risolta in un autentico disastro. Da allora non vi è stata nessuna riflessione autocritica, nessun aggiornamento culturale e, addirittura, l'incapacità di leggere il presente. Non vi siete nemmeno accorti che anche grazie alle misure prese abbiamo mantenuto una sostanziale coesione sociale, che malgrado tutto vi è un inizio di ripresa e che in sostanza la nostra industria si è rimessa in moto.

In due anni il Governo Berlusconi ha fatto riforme di cui si discute da tempo immemorabile: il federalismo fiscale, le procedure di bilancio, la riorganizzazione della Pubblica Amministrazione, le pubbliche utilities locali, la semplificazione amministrativa e normativa, l'università e la scuola. I nostri nuovi governatori regionali stanno lavorando in condizioni difficilissime per far dimenticare ai cittadini di quei territori il malgoverno subìto, i guasti del bassolinismo in Campania a partire dai rifiuti, l'eredità della Giunta Marrazzo nel Lazio con particolare riferimento alla sanità, il nullismo di Loiero in Calabria dove non si redigevano neppure i bilanci. Di fronte a questi veri e propri disastri, sia sul piano economico sia su quello politico, adesso agitate lo slogan della questione morale. In realtà, non siete abilitati a fare nessuna predica neanche su questo terreno. Pensiamo a quello che è avvenuto mesi fa in Puglia, nel Lazio, in Calabria, in Campania e nella stessa Toscana. Voi assomigliate a Il Tartufo di Molière: predicate sulla questione morale e poi portate in Parlamento, al Senato, l'ex assessore alla Sanità della Regione Puglia perché ha dei problemi con la giustizia.

Parlate di manovra sbagliata. Ma se abbiamo sbagliato noi, che dire degli altri Paesi? Il fatto è che le relative ricette, tutte più o meno simili, sono state elaborate in un quadro unitario sotto l'occhio della Commissione Europea, che è stata prodiga di riconoscimenti per quanto il Governo italiano ha fatto e intende fare. In effetti, le misure in Europa sono ben più aspre delle nostre. In Germania gli stipendi dei dipendenti pubblici sono stati tagliati del 2,5%. Noi abbiamo bloccato gli aumenti contrattuali dei pubblici dipendenti, ma la dinamica salariale dei dipendenti pubblici negli ultimi anni è stata ben più favorevole di quella dei lavoratori del settore privato. Sempre in Germania sono stati tagliati 15 mila posti di lavoro. Le Forze Armate sono state ridotte di 40 mila unità, mentre in Italia nulla è avvenuto di tutto ciò. La Germania ha anche ridimensionato i sussidi di disoccupazione, mentre noi li abbiamo aumentati. Abbiamo tagliato la spesa corrente, ma che dire dell'Inghilterra che l'ha ridotta addirittura di un quarto? Abbiamo operato per preservare il più possibile la sfera di diritti sociali e individuali. Abbiamo trovato risorse soprattutto con la lotta all'evasione fiscale: grazie alle nuove norme pagheranno soprattutto i furbi e i disonesti.

Ma dobbiamo anche sapere, se non vogliamo fare demagogia, che la lotta all'evasione da sola non basta. Essa deve essere accompagnata da un drastico ridimensionamento di quella spesa pubblica che non produce frutti ma assistenzialismo e spreco. Di conseguenza, ci stiamo assumendo l'onere di prendere di petto la spesa pubblica nel nostro Paese, solitamente oggetto solo di prediche domenicali. Con questo decreto-legge abbiamo fatto un altro passo in avanti: abbiamo soppresso molti Enti, limitato le poltrone, ma salvato i dipendenti e accorpato funzioni disperse e posto a tutti - Stato centrale, Regioni, Province e Comuni - vincoli di bilancio più rigorosi. È uno sforzo che deve continuare se vogliamo modernizzare, come sta facendo il ministro Brunetta, la Pubblica Amministrazione in Italia.

Con la manovra abbiamo posto con i piedi per terra i presupposti del federalismo. Il federalismo serve per ridurre e non per aumentare ulteriormente la spesa pubblica. Nel passato gli Enti locali erano liberi di spendere, ma non avevano l'onere di procurarsi le risorse necessarie. Federalismo vuol dire soprattutto responsabilizzazione, quindi vincoli di bilancio, razionalità nella spesa e rigore nella gestione della cosa pubblica.

Noi abbiamo fatto il nostro dovere senza rinunciare ad impegnare nuove risorse, lo abbiamo fatto per la scuola e per le Forze dell'Ordine, mentre per L'Aquila abbiamo dilazionato i termini per il pagamento delle imposte. Lo stesso vale per il Mezzogiorno, dove si concentrerà la sfida nei prossimi anni. Abbiamo previsto la possibilità di un diverso trattamento fiscale ai fini dell'IRAP per le nuove iniziative di carattere produttivo. Nel frattempo, il Governo sta predisponendo il piano per la riprogrammazione dei fondi comunitari.

Quello che è molto importante è che la manovra ha trovato rispondenza del mercato. Lo spread sui titoli di Stato italiani si è progressivamente ridotto: questo significa minore spesa per gli interessi. La congiuntura è in ripresa; le stime di crescita per l'anno in corso sono state riviste al rialzo. Tirano le esportazioni, contribuendo a lenire il dramma della disoccupazione. Negli ordini e nel fatturato si è registrato, proprio nel mese scorso, un balzo rispettivamente del 26% e del 12%. La crisi non è ancora alle nostre spalle, ma c'è speranza per il futuro, e questo si deve anche all'azione del Governo. Questi dati sull'economia reale smentiscono tutta la vostra analisi sul fatto che il Governo non è intervenuto sulla realtà economica. Nei mesi passati la vostra proposta di politica economica era assai chiara: dovevamo alzare il deficit di un punto di PIL per sostenere salari e pensioni al fine di accrescere la domanda interna. Se avessimo seguito questa strada, oggi saremmo come la Grecia e tutta la galassia dei cosiddetti PIGS, alle prese con un forte aumento del debito e del deficit della bilancia dei pagamenti. Alla base delle nostre elaborazioni c'è una lettura della crisi che è condivisa a livello internazionale. Sì può naturalmente dissentire, ma se ne devono spiegare le ragioni. Finora non le abbiamo sentite: è la dimostrazione di una difficoltà vostra, non solo politica, ma anche culturale.

Per il futuro immediato, e per quel che riguarda il più lungo periodo, abbiamo un programma positivo di stampo riformista al netto di tante polemiche banali e distruttive: il progetto di riforma dell'articolo 41 della Costituzione e le liberalizzazioni conseguenti, la riforma globale della giustizia, una organica riforma istituzionale, il piano per il Sud, la riforma del fisco a partire da un parziale spostamento dalla tassazione diretta a quella indiretta, che può incentivare la ripresa e consentire nel 2013 un taglio cospicuo delle tasse. Questo è il confronto positivo che proponiamo e che potremo realizzare se riusciremo a vanificare il tentativo di risucchiare Governo e Paese in una rissa interminabile e mediocre che, per parte nostra, vogliamo superare.




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