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Numero 475
del 15/05/2012
Il regime delle Coop rosse nel feudo toscano PDF Stampa E-mail
! di Stefano Doroni
doroni@ragionpolitica.it
  
giovedì 29 luglio 2010

È storia di questi giorni, ma è storia vecchia. In Toscana, regione rossa per eccellenza, feudo incontrastato del Pci prima e poi dei suoi figli e figliastri, i supermercati Esselunga non possono lavorare. Quelli che ci sono, come a Pisa, ormai ci restano anche perché non si possono abbattere. Ma a Livorno no! A Livorno, dove la storia del comunismo italico ha avuto origine, il monopolio praticamente assoluto dell'economia e della politica rosse non può essere spezzato. E così accade. Per l'acquisto di 41.000 metri quadrati di un terreno destinato all'area commerciale, il cui proprietario è l'armatore Marcello Fremura, già in accordo con il Comune livornese per gestire l'operazione di destinazione del suo terreno (appartamenti e uffici oltre alla zona commerciale), la Coop offre 30 milioni di euro e Caprotti, il patron di Esselunga, dice 40. Ma la spuntano le Coop.

Innanzitutto bisogna sottolineare che la lettera d'offerta di Esselunga risale al 9 aprile scorso, mentre il rogito con le Coop porta la data del 1° luglio. Non si può certo sostenere che Caprotti fosse in ritardo. Ma quello che conta, in questa vicenda, è proprio il clima politico. L'amministratore delegato di Unicoop Tirreno due anni fa aveva dichiarato: «Siamo determinati a non lasciare spazio a nessun concorrente in Toscana», e un anno dopo aveva detto: «L'importante è che non si insedi la concorrenza». Alla faccia delle regole del libero mercato, alla faccia delle lezioncine di economia che da sinistra si sprecano contro il governo; e alla faccia dell'onestà che i compagni rivendicano continuamente per se stessi, gabellandosi come moralmente migliori degli altri. Un altro dirigentissimo della società, pochi mesi or sono, aveva ribadito: «Livorno è nostra». Senza giri di parole, cari al linguaggio politichese, questi non sono altro che avvertimenti in un ambiente dove vige di fatto (ma non lo ammetteranno mai) un preciso regime politico.

Infatti la voce della società Le Ninfee, sorta per gestire l'operazione che riguarda il terreno di Fremura, suona come una risposta obbligata: «Noi a Livorno ci viviamo e ci lavoriamo». La proposta Coop viene dunque accettata. La morale è una, e per giunta molto chiara: i compagni pretendono il monopolio economico almeno nelle regioni che languono sotto il loro stivale. Una sorta di economia statalizzata. La sinistra vuole sfruttare i territori nelle sue mani comportandosi come un padrone assoluto, in barba ad ogni principio di libertà e concorrenza.

Ha ragione Sandro Bondi quando parla di «intreccio tra potere politico ed economico a livelli impensabili». Ma aggiunge anche: «Se la magistratura se ne occupasse, si rivelerebbe un sistema di illegalità impressionante». Vero, verissimo.




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Commenti (1)
1. 30-07-2010 15:49
ritorna di moda la pagliuzza e la trave.
Il metodo italico dei nostrani stalinisti è fisiologicamente dittatoriale. 
Come mai a sinistra la magistratura non interviene mai,mai,mai,mai????
Scritto da alessandro

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