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Numero 475
del 15/05/2012
Il trasformismo di Fini PDF Stampa E-mail
! di Aurora Franceschelli
aurora@ragionpolitica.it
  
venerdì 30 luglio 2010

Il trasformismo, per anni, è appartenuto al Dna della politica italiana, ancor prima della nascita della Repubblica fu l'espediente attraverso il quale Agostino Depretis, presidente del consiglio dei Ministri per 8 volte dal 1876 al 1887, creò nuove tipologie di maggioranze che superavano i vecchi schieramenti di Destra e Sinistra per convergere in un appoggio ad un programma politico che tentava di risolvere problemi circoscritti anziché programmi a lungo termine. Tale linea politica, fatta di continui compromessi, portò, come sappiamo, al dilagare della corruzione e all'immobilismo. Questo modello di trasformismo, nel suo significato storico, mostrò una certa somiglianza con la pratica di consociativismo propria del regime partitocratico affermatosi durante la Prima Repubblica, e che ha contribuito a far deflagrare il vecchio sistema dei partiti.

Secondo il vocabolario della lingua italiana, però, esiste anche un altro significato della parola trasformismo, non ancorato a precisi riferimenti storici, descritto come una «spregiudicata attitudine a modificare le proprie opinioni per adattarsi ai cambiamenti di situazione». Si tratterebbe, in sostanza, del trasformismo dei voltagabbana.

Ebbene, chi, come Fini, nel 1993, dopo l'esplosione del regime partitocratico, usava toni sprezzanti contro una pratica, quella del trasformismo, che definiva «disgustosa», ora, a distanza di 17 anni, ha compiuto la più spregiudicata operazione di trasformismo della seconda Repubblica. Il presidente della Camera, dopo aver sottoscritto un patto elettorale costruito su valori fondanti non negoziabili, premiato dalla maggioranza dei cittadini elettori nel 2008, ha cambiato rotta, disattendendo l'impegno preso con i cittadini. Di più, ha assunto un atteggiamento decisamente ostile (altro che dissenso!) nei confronti di colui che, grazie ad una vittoria nel 2008, è stato capace di coagulare intorno a sé un'ampia maggioranza, dandogli l'opportunità di sedere sullo scranno più alto di Montecitorio. E lo ha fatto sposando in pieno la linea giustizialista alla Di Pietro, ponendosi in netta contrapposizione ai principi cardine del Popolo della Libertà.

Eppure Berlusconi, sino alla fine, ha cercato di mediare con Fini. Ha anche tentato di superare le forti intemperanze del presidente della Camera nei confronti della sua leadership, ha incassato i continui cambiamenti di posizione su temi come l'immigrazione o sui temi etici, in contrasto con il programma da lui sottoscritto in precedenza; purtroppo l'incendio è stato appicato dai finiani: basti rileggere le recenti dichiarazioni allusive di Granata, che ha espresso dichiarazioni di una gravità inaudita, sostenendo che ci sono pezzi di Stato che ostacolano la verità sulle inchieste relative alla mafia, accusando il sottosegretario agli Interni Mantovano di non concedere il programma di protezione a Spatuzza quando in realtà è la legge che vieta di concedere il programma di protezione ai pentiti che rilasciano dichiarazioni a rate come fatto da Spatuzza.

La rottura, dati i continui martellamenti della pattuglia finiaia, mai indirizzati ad un puro dissenso ma a ledere, presso gli elettori, l'immagine di Berlusconi e l'azione di governo, era ormai inevitabile: tradire, come ha fatto Fini, il patto con gli elettori, non solo prendendo le distanze nei confronti dell'opera di Governo su alcuni temi, ma anche attraverso l'affermazione di una profonda differenza politica-culturale, significa porsi automaticamente, e solo per ambizioni personali, fuori dagli indirizzi politici che il popolo ha espresso democraticamente con il voto, che si fondano sia su un programma concreto di sviluppo del Paese sia sulla necessità di tutelare principi e valori cardini che appartengono alla nostra identità. Un'identità culturale che si fonda sul rispetto della dignità della persona, su un concetto di Giustizia che non può trascendere la tutela dei diritti individuali, e che dunque non presuppone che chi è indagato sia automaticamente colpevole.

Fini, in occasione della conferenza stampa di venerdì, organizzata per rispondere al comunicato dell'ufficio di presidenza del Pdl, ha sventolato, come un vessillo, la carta della legalità, sostenendo come essa implichi anche il rispetto del senso dello Stato: ebbene, bisognerebbe chiedere a Fini se ricoprire un ruolo istituzionale e di garanzia come presidente della Camera e, ad un tempo, porsi come ispiratore di un nuovo gruppo parlamentare, risponda ad un approccio che ha realmente a cuore il senso dello Stato. Sarà difficile, d'ora innanzi, coniugare il suo ruolo istituzionale, che dovrebbe essere imparziale e di garanzia, con il suo compito politico, che lo vede come fondatore di un nuovo gruppo parlamentare che coltiva una linea politica non votata dalla maggioranza che lo ha eletto. E' questa l'etica pubblica di cui l'Italia ha bisogno, reclamata in conferenza stampa da Fini?




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Commenti (4)
1. 31-07-2010 12:51
governo a rischo
Quello che dici è del tutto condivisibile,il problema è che la "Pattuglia Finiana"conta 33 deputati e circa 10 senatori,sinceramente non credevo così tanti! Con questi numeri governare sarà molto difficile,pertroppo!
Scritto da ruggero turrini
2. 31-07-2010 19:38
Non siamo pessimisti
Andremo avanti lo stesso anche senza i finiani 
Roby
Scritto da Roby
3. 02-08-2010 16:58
Non siamo pessimisti
Era ora, sarebbe stato meglio se non fosse mai entrato nel PDL
Scritto da Angelo
4. 08-08-2010 00:28
salve
salve scrivo questo messaggio che non riguarda ciò che leggo negli articoli pubblicati sul sito ma riguarda il disastro degli incendi in russia ritengo che la situazione può portare a qualche grande tragedia in quanto è molto difficile per un paese anche ben attrezzato come la russia mettere rimedio a una situazione poco prevedibile di temperature assurde per la zona e clima impazzito, da italiano penso che possiamo dare una mano possibilmente in fretta nonostante i guai politici interni sarebbe bello che il nostro governo vedesse questo messaggio, abbiamo una flotta ben attrezzata antincendio e da noi a giorni pioverà è anche un'occasione per dimostrare l'efficenza dei nostri organi di protezione civile che sono stati un po presi di mira tempo fa certo ci sarà già chi pensa per queste cose ma è solo un 'idea che volevo proporre salve
Scritto da robi

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