Anche i diplomatici hanno bisogno di curare la propria immagine, di trasmettere i propri messaggi. Fin quando c’era la guerra fredda ed il mondo era in un certo, drammatico senso più «ordinato», anche le opinioni pubbliche dei vari Paesi si sentivano coinvolte nei confronti della politica estera, mentre oggi nell’indifferenza globale non è più così. Questa è una riflessione che Maurizio Massari, capo del servizio stampa e portavoce della Farnesina, propone dalle colonne del Messaggero a latere del recente summit dei diplomatici italiani con il Primo Ministro, e proprio da tali considerazioni è facile prendere spunto per elaborarne il pensiero, assolutamente calzante per quanto riguarda non solo l’Italia di oggi, ma un po’ tutto il mondo civilizzato.
All’ideologia in diversi campi si è sostituita l’apatia: c’è la globalizzazione, e tutti lo sanno, ci sono fenomeni macro-politici (l’Unione Europea) ed interessi trans-nazionali (il petrolio, l’ambiente), capitano eclatanti fatti di attualità in Stati lontani (tsunami, terremoti, guerre). Il cittadino però non riflette più su alcun fenomeno che geograficamente vada oltre la propria porta di casa: arriva a stento a voler comprendere che le crisi economiche che lo colpiscono e di cui parlano tanto i politici sono fenomeni al di là dei suoi confini. Tutto questo contrasta incredibilmente con la modernità che ci vuole proiettati verso un futuro senza più barriere, a livello continentale, con mobilità di genti, di lavoro, di istruzione completa: ma spiega bene l’euroscetticismo, il bisogno, del tutto naturale, di difendersi nella propria roccaforte da fenomeni che, in effetti, nessuno ha controllato e nessuno comprende appieno.
Ecco che la politica estera diventa un pretesto o uno strumento da utilizzare per le discussioni interne: si finge che le direttive ed i regolamenti europei non condizionino così tanto i lavori parlamentari e si cerca con nostalgia un po’ di quell’ideologia che tanto male ha fatto ma che ha tenuto gli animi vivi, gli spiriti accesi, dal dopoguerra ad un decennio fa. Un esempio eclatante di «mobilitazione» ad uso e consumo della politica interna è stato l’utilizzo veltroniano del caso Obama, o come leit motiv dei mass-media il processo di democratizzazione di Afghanistan ed Iraq all’insorgere di ogni pretesto d’attualità.
Ma la Farnesina si impegna da anni, ormai, ad intensificare quei rapporti di inter-dipendenza globale che favoriscono le imprese e che vedono gli Stati contemporanei in competizione per acquisire shares di influenza politica e quote di mercato straniero, finalizzati al miglioramento del benessere sociale interno. Tutto, a quanto pare, nell’indifferenza generalizzata di giornalisti e pubblico. La novità che presenta Massari è dunque un piano di comunicazione, un progetto avviato che prende il nome di «Foreign Policy Forum» (un nuovo spazio di dibattito aperto che coinvolge diplomatici e giornalisti), e che prevede una discussione sul tema «opinione pubblica e politica estera». Chiamata all’ascolto insomma per società civile, mondo culturale ed economico, istituzioni locali, per risvegliare l’interesse verso l’esterno e a proposito del ruolo che l’Italia ha nel mondo. Un discorso che assume anche una sfumatura nazionalista e storica, quando affronta il tema dei 150 anni dell’Unità d’Italia e della necessaria autoconsapevolezza rapportata all’esterno, un’identità nata dal confronto con altre identità. Oggi, oltre alla perdita della consapevolezza «geografica» è altrettanto drammatico e preoccupante il totale abbandono di ogni sensazione «storica». Noi viviamo il nostro tempo come un presente continuo ed indefinito, in velocissimo mutamento ma senza più un punto di partenza ed uno di arrivo. Un tumultuoso esistere contrapposto a soggetti eterogenei e caotici, che si sviluppa tra tensioni dettate da soggetti più forti (come le multinazionali) e diritti inviolabili dietro cui ormai ci si nasconde senza più senso di responsabilità. Il problema forse è più ampio di quello che denuncia la Farnesina ma ben venga che, nella società della comunicazione individuale, il soggetto che deve curare i nostri interessi all’estero provi a sensibilizzare un’opinione pubblica ormai assuefatta a tutto ed al contrario di tutto.
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