Il decreto attuativo sui fabbisogni standard degli enti locali, approvato la scorsa settimana in via preliminare dal Consiglio dei Ministri, rappresenta la prima fase operativa del federalismo fiscale, segnando l'addio alla finanza derivata basata sul principio della spesa storica. Il provvedimento definisce il percorso attraverso il quale saranno calcolate le quantità efficienti ed efficaci dei servizi fondamentali che i Comuni, le Province e le future Città metropolitane dovranno erogare e che saranno finanziati e perequati al 100%. Uno step propedeutico alla ormai prossima approvazione dell'altro decreto attuativo che trasferirà concretamente ai Comuni la gestione diretta delle imposte sugli immobili.
Il provvedimento sui fabbisogni ha già ricevuto in questi giorni il consenso dell'Anci che, per bocca del presidente Sergio Chiamparino, ha giudicato positiva in particolare la definizione delle variabili in base alle quali sarà considerata efficiente o meno la spesa delle singole amministrazioni. La Sose (Società per gli studi di settore), incaricata di verificare la congruità delle spese degli enti locali e di definire i fabbisogni standard, dovrà, infatti, tenere conto non solo del livello di spesa, ma di determinate variabili come la spesa storica, la presenza di zone montane, il numero di abitanti, le esternalizzazioni, il personale impiegato e, importantissimo, il grado di soddisfazione degli utenti. A ogni ente locale si chiederà di spiegare, attraverso la compilazione di appositi questionari, il proprio fabbisogno dimostrando efficacia ed efficienza delle proprie spese. Non si guarderà insomma soltanto a «quanto», ma a «come» si spende e pertanto, pur costando più che in altre città, un servizio che offre una prestazione migliore potrà essere considerato un fabbisogno standard di quell'amministrazione. Nella sua valutazione la Sose sarà affiancata dall'Ifel, l'istituto per la finanza locale dell'Anci, nel quadro di una sana e trasparente condivisione degli obiettivi con i sindaci. Il passaggio dalla finanza derivata all'autonomia fiscale dei Comuni sarà graduale: entro il 2013 dovranno essere pronti i fabbisogni per tutte le funzioni fondamentali e, per il 2016, si concluderà l'entrata a regime del nuovo sistema. La meta finale di questo percorso dovrà produrre un utilizzo più razionale ed efficiente delle risorse che sarà favorito anche dall'aggiornamento su base triennale dei fabbisogni.
A completare il quadro del federalismo fiscale dei Comuni, intanto, è stato dato il via libera, mercoledì 3 agosto, al decreto attuativo sull'imposta municipale. Tale provvedimento passerà poi all'esame della Conferenza Stato-Regioni e del Parlamento per poi ritornare al Consiglio dei Ministri per ottenere ok definitivo. Esso prevede l'introduzione di una cedolare secca sugli affitti che si applicherà già a partire dal 2011 e che sarà facoltativa rispetto al regime attuale. Due nuove forme di imposizione municipale, inoltre, sarebbero previste dalla bozza di decreto a partire dal 2014: una propria, e un'altra secondaria facoltativa. Per quanto riguarda la cedolare secca la bozza prevede il pagamento di una sola aliquota sui redditi provenienti dai contratti di locazione, che sarà fissata al 25%, scendendo al 20% in caso di contratti a canone agevolato. I proprietari, come detto, oltre alla cedolare secca avranno la facoltà di scegliere un'altra via, servendosi del vecchio sistema di tassazione Irpef, che presenta più aliquote proporzionali agli scaglioni di reddito. Chi tenterà di eludere tali adempimenti dovrà pagare multe consistenti. Le sanzioni previste dal Governo, infatti, saranno molto più salate per chi non indica o indica importi in misura inferiore al vero.
I sindaci potrebbero decidere l'unificazione delle nuove leve fiscali, ricevute dal centro, con le altre che già gestiscono direttamente come l'Ici e le imposte su pubblicità, occupazione degli spazi pubblici e rifiuti. Il titolo unico di prelievo municipale costituirà uno step ulteriore che semplificherà sia l'azione fiscale dei primi cittadini, sia gli adempimenti dei contribuenti. Ai sindaci a regime dovrebbe così spettare nel complesso la gestione di una dote fiscale di circa 25 miliardi cui potrebbe eventualmente aggiungersi anche la fiscalizzazione dei trasferimenti regionali.
Punto delicato del decreto sull'imposta municipale, sui cui in questi giorni si concentrano gli sforzi dei tecnici del governo e dell'Anci, è la salvaguardia del Sud che, per quanto concerne gli immobili, può far leva su una minore base imponibile legata a valori catastali più bassi e a minori volumi degli affitti e delle compravendite immobiliari. Il problema peraltro è aggravato dalla circostanza che, proprio al Mezzogiorno, attualmente è destinata una quota maggiore dei trasferimenti statali che si punta a fiscalizzare. Secondo l'Ifel, infatti, con la gestione diretta delle imposte sugli immobili i Comuni settentrionali dovranno fiscalizzare 258 euro pro-capite mentre al Sud i trasferimenti statali per cittadino equivalgono a 311 euro. Si tratta quindi di un gap del 20% che il governo punta a compensare, nell'ambito dei meccanismi di perequazione, con la previsione di rimborsi forfettari per i Comuni più piccoli, ai quali spetterebbero altre agevolazioni dove decidessero di associarsi riducendo i costi di gestione.
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