In estate normalmente ci si rilassa sotto l'ombrellone con notizie facete e, appunto, da spiaggia. Si cercano di dimenticare gli affanni, si tiene un occhio sulle bagarre politiche che puntualmente fanno capolino, un po' come a non farci dimenticare che la vita vera ed ordinaria è quella dei tormentoni e delle litigate e si cercano foto di belle ragazze in copertina. Ma si possono scoprire fatti dal mondo che non sono solo interessanti per questi aspetti, ma che alla luce dei contesti in cui nascono, che fanno assumere loro un valore particolare. Parliamo di una musulmana un po' atipica, cresciuta nell'Indonesia estremista tra le influenze dei fondamentalisti e, negli ultimi tempi, le prese di posizione di Al Qaeda: una showgirl da prima pagina e con un passato da romanzo.
Si chiama Julia Perez la ragazza che ha infiammato la più popolosa nazione islamica del mondo. E' nata in una famiglia nella quale faceva la fame, col cognome Rachmawati, ed ha inseguito il successo senza scrupoli, prima trovandosi un partner olandese, poi sostituendolo con uno francese che l'ha introdotta negli ambienti delle sfilate parigine. A questo punto, nel 2006, ha deciso di lasciarsi alle spalle anche lui e di tornare al suo paese. A Jakarta gli studi televisivi l'hanno accolta a braccia aperte e nel giro di poco tempo è diventata una di quelle star sempre nel cuore dei suoi fan. Un po' una velina che ha fatto fortuna usando la sua bellezza e, fin qui, noi italiani non ci troviamo proprio niente di nuovo.
Qualcosa di particolare ce lo suggerisce il fatto che, utilizzando la sua bellezza ed il suo sex-appeal, Julia sia entrata a pieno titolo nella lista nera dei fondamentalisti islamici che, nel suo paese, hanno sempre avuto una certa rilevanza. Lei, donna assai emancipata che non le manda a dire a nessuno, considerata il simbolo della decadenza occidentale, è diventata un po' l'incubo di ogni predicatore dell'odio, se si considera la presa sulle folle che una bella immagine di donna può avere rispetto ad un barbuto religioso: e, come se non bastasse, l'idea che «usando» l'Occidente si possa risolvere il vero problema sociale, quello della fame, molto prima e più facilmente che non rimanendo fermi a sperare che l'Occidente collassi su se stesso, o venga distrutto dai suoi peccati, è la chiave di volta finale per rendere la ragazza una pericolosa nemica dell'estremismo.
Ma non basta. Julia, oltre a comparire in televisione continuamente, a dominare le hit-parade indonesiane, ad aver raggiunto la fama con un album dal titolo Kamasutra e dal packaging particolare (la confezione contiene un preservativo omaggio), ha deciso di entrare in politica, candidandosi nella città di Pacitan, provincia della parte orientale di Giava, terra d'origine di Susilo Bambang Yudhoyono. Un nome che ovviamente non ci dirà nulla, ma che ha segnato la storia politica del suo paese per la guerra che fece, da presidente, ai gruppi armati islamici e per l'opera di mediazione continua tra componenti della società filo-occidentali e ultra-religiose.
Una grande possibilità per mettere in crisi l'arretratezza ideologica di una cultura impostata sulla paura. Ma la figura di una così provocante «femmina peccatrice» (che risponde alle accuse con un innocente: «Sono sexy, e allora?») rischia di essere troppo shockante e di dividere i due schieramenti in maniera totale. Una divisione pericolosa, che rischia addirittura, secondo alcuni, di destabilizzare l'area (oltre ovviamente a mettere in serio dubbio la sicurezza personale della candidata). Certo è che possiamo ammirare la determinazione di una donna che sa quello che vuole e possiamo confidare sul fatto che un po' di belle curve possano più di tanti discorsi politici e scontri di civiltà. Per le preoccupazioni aspettiamo settembre e, a ben pensarci, potremo anche tollerare un po' di più le incessanti uscite di una Paris Hilton fuori tempo massimo per quanto riguarda le lotte per i diritti delle donne.
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