A distanza di pochi giorni due terribili notizie dall’Afghanistan hanno ricordato a chi l’avesse dimenticato qual è la posta in gioco in quel paese e perché combattiamo proprio lì una guerra troppo spesso spiegata con motivazioni di mero interesse economico e strategico. Il 7 agosto sono stati rinvenuti i corpi senza vita di dieci persone, otto tra medici e infermieri stranieri e due traduttori afghani, uccise dai talebani nella provincia nord orientale di Badakhshan mentre viaggiavano verso la capitale Kabul, dopo due settimane e mezzo trascorse a prestare servizio nel Nuristan, una remota regione montuosa situata a nord est della capitale. Un terzo traduttore afghano è stato risparmiato, a quanto pare per aver recitato alcuni versetti del Corano e professato con sufficiente convinzione la propria fede.
L’itinerario scelto perché più sicuro di altri non ha salvato l’equipe sanitaria dalla furia dei talebani, un portavoce dei quali, Zabihullah Mujahid, ha rivendicato gli omicidi sostenendo che in realtà i medici erano delle spie americane intente a raccogliere informazioni sugli insediamenti militari talebani e che portavano con sé delle bibbie tradotte in lingua locale, il Dari, con l’evidente intenzione di distribuirle alla popolazione e di fare opera di proselitismo: «ieri una delle nostre pattuglie ha affrontato un gruppo di stranieri. Erano missionari cristiani e li abbiamo uccisi tutti». Dirk Frans, direttore dell’International assistance mission (Iam), l’organizzazione non governativa cristiana con sede in Svizzera per cui lavoravano le vittime, respinge le accuse: «tutti sanno che la Iam ha matrice cristiana – spiega – ma i suoi collaboratori operano nel paese dal 1966 e nessuno li ha mai accusati di essere delle spie o di voler convertire dei musulmani». Per contro tutti sanno che il personale della Iam ha come unica missione quella di prestare cure mediche – ogni anno assiste oltre 250.000 persone – in un paese tragicamente povero di strutture sanitarie.
Come ha spiegato una fonte afghana all’agenzia di stampa missionaria AsiaNews, «fuori Kabul ci sono pochissimi medici, circa uno ogni 200.000 abitanti. I volontari di Iam erano degli oculisti molto bravi, in questi decenni hanno curato milioni di persone. Anche per questo l’attentato provoca sgomento e disgusto perché non solo ha colpito persone motivate unicamente dall’amore cristiano verso altre persone, ma perché si tratta di una violenza contro la stessa popolazione afghana: i fondamentalisti non si curano affatto degli interessi e dei bisogni di quella gente che dicono di voler difendere». Che per i talebani le persone contino poco e di sicuro valgano meno dell’onore familiare al quale vanno sacrificate implacabilmente e in maniera esemplare lo conferma la seconda notizia giunta dall’Afghanistan. Con l’accusa di adulterio Bibi Sanubar, una donna di 35 anni vedova e incinta, è stata arrestata dalle autorità talebane, giudicata da un consiglio tribale e condannata a morte. Il 9 agosto è stata quindi pubblicamente giustiziata: prima le sono state inflitte 200 frustate e poi è stata uccisa dal comandante talebano Mohammed Youssuf con tre colpi d’arma da fuoco alla testa. Per finire, il suo cadavere è stato gettato in un’area controllata dalle forze di sicurezza nazionali. È successo nella provincia di Badghis, roccaforte talebana nell’ovest del paese. La povera donna ha meritato tanto per aver intrattenuto una «relazione illecita», vale a dire per aver avuto rapporti sessuali con un uomo che presumibilmente le aveva promesso di sposarla. Arrestato anche lui, quest’ultimo è stato però rilasciato dopo aver pagato una ingente somma di denaro ai comandanti talebani locali.
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