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Numero 475
del 15/05/2012
Il piccolo Centro PDF Stampa E-mail
! di Vito Di Lernia
di lernia@ragionpolitica.it
  
martedì 17 agosto 2010

Sono alcuni anni che si ipotizza la discesa nell’agone politico di Luca Cordero di Montezemolo. Se ne parlava già nel 2007, quando l’allora presidente di Confindustria denunciava un'Italia sostanzialmente arretrata, una politica deresponsabilizzata, una  tassazione troppo esosa per gli imprenditori e la necessità di una riforma delle istituzioni per lo sviluppo ed il rilancio economico del Paese.

Se ne è discusso in questi giorni, dopo la pubblicazione di un editoriale non firmato sul sito della fondazione Italia Futura. E quando si dibatte sull’ingresso di Montezemolo in politica, si torna a parlare di terzo polo e chissà perchè di «grande centro», un’area i cui spazi sembrano invece molto circoscritti, visto che i suoi potenziali protagonisti sarebbero sempre UDC, il gruppetto di Rutelli e pochi altri. L’eventuale ingresso di Montezemolo in politica non sembra  in grado di rappresentare un valore aggiunto «statisticamente significativo» in termini di attrazione elettorale, se non nei confronti dei gruppi appartenenti ai salotti della finanza e ai poteri forti da sempre integrati nel suo genoma. La stessa base di Confindustria, che si dissociò dalla presidenza Montezemolo nello storico meeting di Vicenza del 2006, quando Berlusconi con un discorso appassionato fece emergere la spaccatura all’interno della confederazione e la mancanza di una reale rappresentatività dei suoi vertici, oggi, tramite l’attuale presidente Emma Marcegaglia, manda a dire prontamente a Montezemolo che «Il ring per le imprese è la crescita, la sfida competitiva e non la politica».

Si ipotizza persino che nel terzo polo possa confluire una nuova formazione politica composta dai finiani attualmente nel gruppo parlamentare Futuro e Libertà per l’Italia e l’MPA, una tesi  bizzarra che ha preso le mosse dalla concordanza sul voto  di astensione sulla mozione di sfiducia a Caliendo. Ma quali sarebbero i punti di convergenza tra finiani e UDC? Basta esaminare temi molto più cruciali, quali le questioni etiche, per avere  molta  difficoltà a teorizzare un solo punto di accordo. Il presidente della Camera ha bollato come «confessionale» il testo già approvato al Senato con il voto dell’UDC sul biotestamento e non lo ha calendarizzato nemmeno per settembre. Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia,  ha espresso parere negativo sul provvedimento e Benedetto Della Vedova, vicecapogruppo vicario alla camera di FLI vuole rilanciare iniziative su unioni gay e legge 40. Il polo centrista si è sempre rivelato, nelle passate elezioni, un elemento marginale rispetto al «core», il nucleo vitale della competizione politica che ha visto come protagonisti un polo moderato di centro-destra ed uno di centro-sinistra. La memoria democristiana non riesce a rinunciare alla velleità di guidare la politica dal centro, un obiettivo che non potrà essere raggiunto se non stravolgendo la legge elettorale. La scelta del sistema maggioritario nel 1994, contestualmente alla fine della Democrazia Cristiana e la liquefazione del comunismo sono stati gli elementi che hanno determinato la fine del centrismo e la nascita del bipolarismo italiano.

Le elezioni del 1994 rappresentarono lo spartiacque nella partecipazione dei cattolici nei confronti della politica italiana e del voto elettorale, fino ad allora egemonizzato dalla DC. Da quel momento si comprese che quei voti non potevano più essere convogliati in un unico contenitore: la fine dell’unità del voto cattolico ebbe come conseguenza la fine del centrismo.   Da cardine del sistema politico italiano, il centro ha mantenuto solo la sua connotazione topografica, perdendo quella politica: l’elettorato moderato che continua a sentirsi «di centro», parte da questa consapevolezza per scegliere un leader ed un programma, esaminando cosa gli offre rispettivamente il centro-destra ed il centro-sinistra. Ma mentre il centro-destra è destra e centro avendo inglobato quest’ultimo come realtà politica, nell’altra metà del campo il centro è un residuato privo di contenuti che fa da foglia di fico agli estremismi, alla sinistra, all' Italia dei Valori.




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