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Numero 462
del 11/02/2012
Pdl e liberalismo comunitario PDF Stampa E-mail
! di Sandro Bondi
bondi@ragionpolitica.it
  
sabato 21 agosto 2010

Riflettendo su un intervento di Angelo Panebianco mi sono chiesto quale sia veramente il principio unificante della cultura del Pdl. Quella cultura politica che orienta le scelte di governo: dall'economia all'università, dalla politica estera alle questioni bioetiche, dal federalismo alle riforme istituzionali. La mia convinzione è che questo principio sia più vicino al comunitarismo che all'individualismo. Se ciò fosse corretto, si spiegherebbe anche la solidità dell'alleanza di governo fra la Lega e il Pdl. Il paradosso è che, tradizionalmente, prima della svolta impressa da Fini, nella cultura della destra, depurata dai residui del fascismo, vi era un'impronta comunitaria ancora oggi vitale e promettente.

La visione comunitaria della società si fonda su una concezione della libertà come responsabilità verso se stessi e verso la comunità storica e morale alla quale ciascuno di noi appartiene. La libertà è concepita fondamentalmente nel suo valore relazionale e, appunto, comunitario. Nell'epoca della globalizzazione e del relativismo culturale, il liberalismo comunitario rappresenta la migliore garanzia di coesione sociale e di fondazione di una cultura popolare volta a umanizzare la storia sulla base di valori spirituali. In Italia questa visione della libertà ha solidi riferimenti nella struttura economica, nell'articolazione sociale dell'associazionismo cattolico e socialista, nella storia municipale e nelle diverse tradizioni culturali delle tante Italie.

I successi politici e di governo del Pdl si spiegano anche facendo riferimento alla vitalità di questa cultura, incarnata dalla leadership di Berlusconi, al punto che uno studioso di sinistra come Biagio De Giovanni ha parlato di «egemonia culturale» del centrodestra. Solo gli intellettuali di Farefuturo negano che il centrodestra abbia una cultura e ne disprezzano l'ispirazione di fondo. In verità, il governo della crisi economica non sarebbe stato possibile se il presidente Berlusconi, e il suo ministro dell'economia Tremonti, non avessero avuto una visione della società ispirata all'economia sociale di mercato e, sul piano specificamente culturale, ad un liberalismo non individualistico e laicista, bensì comunitario e fondato sulla tradizione cristiana dell'Occidente.

La società italiana, nonostante le responsabilità storiche della politica, è stata plasmata nel corso del tempo da una cultura fondata sull'autonomia e sulla libertà, avversa ad una concezione centralizzata, partitocratrica e burocratica dello Stato, propria invece della sinistra. Perciò la sinistra non comprende la nostra società e il popolo italiano, considerati bisognosi della cura dei partiti e di coloro che sarebbero depositari di un sapere e di una moralità superiori. Fra la sinistra e la realtà c'è un diaframma insuperabile, come fra i sogni e la concretezza della vita. Per questo motivo la sinistra sta immancabilmente dalla parte sbagliata e sceglie sempre il contrario di ciò di cui l'Italia ha bisogno.

Ciò vale anche per il federalismo, che rappresenta una radicale riforma dello Stato, derivante proprio da una concezione comunitaria e da una determinata idea dello sviluppo storico del nostro paese. Il federalismo è la riforma più profonda propugnata dal governo Berlusconi, destinata a rivoluzionare tutti gli assetti della società italiana. E non è un caso che tutte le forze conservatrici lo avversino strenuamente. Proseguendo lungo la strada tracciata da Cattaneo, fu Adriano Olivetti a disegnare, già durante i primi anni Cinquanta, un modello federalista ispirato ad un'idea comunitaria della libertà e ad un liberalismo sociale di matrice cristiana. Sia il Pdl che la Lega hanno ereditato, forse senza saperlo o ammetterlo, il pensiero anticipatore dell'imprenditore di Ivrea, fondatore del movimento politico della Comunità.

Questo fiume carsico è riemerso in seguito con la nascita di Forza Italia e poi del Pdl, grazie all'intuizione del presidente Berlusconi. In questo fiume, che oggi scorre sotto la luce del sole, si mescolano gli affluenti di tutte le migliori tradizioni democratiche della storia italiana, costituendo l'unico progetto, degno di questo nome, di modernizzazione e di rinnovamento morale e politico dell'Italia.

 

 Sandro Bondi

Coordinatore nazionale del Popolo della Libertà

Ministro della Cultura

 




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Commenti (1)
1. 25-08-2010 22:26
Liberalismo e liberismo
Il liberalismo su cui si basa il Popolo della Libertā č il pensiero delle societā occidentali. 
Il liberismo č la dottrina economica che concide il libero scambio delle merci limitando gli eccessi statali. 
Anche gli altri centrodestra europei adottano queste due correnti di pensiero.
Scritto da Nobile

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