Un tema delicatissimo sul quale la morale di politici ed opinione pubblica si divide sempre nel modo più profondo è quello relativo alle cellule staminali ed embrionali ed al loro utilizzo. Negli Stati Uniti, paradiso della ricerca e Paese dell'innovazione, non c'è molta più chiarezza che da noi: forse perché certe tematiche trovano risposta solo nel foro più intimo di chi le analizza e non possono mai essere generalizzate.
Recentemente infatti un tribunale distrettuale statunitense, per bocca del giudice Royce Lamberth, ha emesso una sentenza che blocca di fatto il finanziamento federale alla ricerca sulle cellule staminali provenienti da embrioni, contrapponendosi frontalmente alle linee guida che l'amministrazione Obama ha tracciato allontanandosi dal solco dell'amministrazione Bush. In una motivazione della sentenza di 15 pagine, il giudice ha ritenuto che i medici che hanno fatto ricorso contro il governo Usa proprio per il cambiamento di politica effettuato avessero ragione, in considerazione della legge americana che blocca i fondi alla ricerca che distrugga embrioni.
Contrapposti i fronti degli Istituti Nazionali della Salute (NIH) e dei gruppi cristiani che si oppongono a questo tipo di ricerca, sostenendo che è una sottrazione di fondi a chi legittimamente lavora con cellule staminali adulte e che è sic et simpliciter una violazione di legge. Ma la questione è complessa ed infatti l'amministrazione Obama potrà presentare appello o modificare la forma del testo delle linee guida affinché si ovvii al problema. Per il momento non reagisce in alcun modo attendendo, per commenti, di aver finito di esaminare la decisione del giudice: sarà il Dipartimento della Giustizia a rilasciare dichiarazioni ufficiali, nessun altro portavoce di Casa Bianca o NIH. Un empasse vagamente imbarazzante, se si considera quanto la capacità di fare ricerca sia importante per un Paese così proiettato verso il futuro, ma anche un piccolo smacco politico se si considera il confronto tra l'odiatissimo Bush - che faceva bene - e l'amatissimo Obama - che sta prendendo una facciata dopo l'altra.
Chiave di volta è l'emendamento annuale che il congresso vota in aggiunta alla normativa in bilancio, cosiddetto «Dickey-Wicker», dal nome di chi lo propose nel lontano 1997 (Jay Dickey), che, per non fare del discorso etico una scaramuccia tra parti contrapposte, venne tra l'altro firmato per la prima volta dal presidente Bill Clinton (democratico quindi, come Obama). Questo emendamento non è marginale in quanto, vietando pubblici finanziamenti a qualsiasi attività di ricerca volta a creare o distruggere embrioni umani, copre una serie di implicazioni che solo la fantasia di scienziati e registi di Hollywood può immaginare e, contestualmente, rimane un ostacolo ai ricercatori finanziati pubblicamente che hanno intenzione di «crearsi» le loro proprie linee staminali.
Nel 2001 George W. Bush aveva trovato una soluzione intermedia, ovvero consentire finanziamenti federali alla ricerca per lavori in cui si fossero utilizzati pochi gruppi di cellule: certo, le condizioni di lavoro erano ridotte rispetto alla possibilità di utilizzare interamente cellule staminali dagli embrioni, data anche l'importanza delle cellule in questione, ma per lo meno la questione etica e la legge venivano rispettate.
L'idea di Obama è stata invece quella di subordinare alla possibilità di utilizzare le cellule in questione il fatto che ai ricercatori provenissero da un altro laboratorio. Insomma, non potendo creare embrioni basta acquistarli ed i fondi federali sono salvi. Certo, il protocollo dei NIH identifica anche quale tipo di cellule staminali embrionali può essere usato (sempre per poter utilizzare le sovvenzioni) e di quale tipo di embrioni (congelati e rimasti inutilizzati dopo trattamenti di fecondazione medicalmente assistita) si potesse far uso, ma chi ha agito in causa ha chiaramente voluto rimarcare il fatto che un embrione vale l'altro e che «distruggerlo» è vietato per legge indipendentemente da quale sia la sua origine. Irving Weissman, direttore dello Stanford Institute For Stem Cell Biology and Rigenerative Medicine, protesta contro l'ingiunzione estendendone gli effetti alla maggior parte della ricerca sulle staminali negli Usa. Attendendo la reazione, dopo una brutta battuta d'arresto al primo passo del Presidente, c'è la certezza che sarà senz'altro un nuovo argomento di dibattito e discussione.
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