Il Ramadan, il sacro mese lunare della religione islamica durante il quale i fedeli osservanti si astengono dal cibo e dalle bevande dall'alba al tramonto, non ferma la violenza in Somalia. Shebab, il movimento armato legato ad al Qaeda che sfida da anni il governo somalo di transizione, ha messo a segno il 24 agosto uno spettacolare attentato kamikaze a Mogadiscio, a poca distanza da Villa Somalia, il palazzo presidenziale. Travestiti da soldati dell'esercito governativo, i terroristi hanno abbattuto cinque dei militari che sorvegliavano l'ingresso di un hotel, il Muna, abitualmente frequentato da uomini politici e funzionari governativi, e sono penetrati nell'edificio dove cinque assalitori si sarebbero fatti esplodere: tante sono le detonazioni che dei testimoni oculari affermano di aver sentito. Secondo altre fonti, i kamikaze sarebbero stati due e altri terroristi si sarebbero poi asserragliati nell'edificio. Discordanti sono anche le notizie sulle vittime. Un primo bilancio ufficiale parla di 32 morti, tra cui sicuramente sei dei 40 deputati che avevano trascorso la notte al Muna, e di alcune decine di feriti. I portavoce del movimento Shebab sostengono invece che le vittime sono 60 e in un comunicato, oltre a rivendicare l'attentato, precisano che si è trattato di una azione pianificata da tempo e con cura, infiltrando delle persone nella zona e calcolando con precisione tempi e modalità di esecuzione.
L'attentato potrebbe essere la risposta all'annuncio, dato il giorno prima, dell'imminente arrivo nella capitale di centinaia di soldati destinati a rafforzare la Amisom, la missione di peacekeeping inviata nel 2007 dall'Unione Africana, con l'approvazione delle Nazioni Unite, con il compito di sostenere le truppe del governo somalo creato nel 2004 in esilio e insediatosi in patria nel 2005.
Nei giorni precedenti, gli stessi Shebab hanno sferrato un attacco alle truppe governative in diversi quartieri della capitale provocando 20 morti tra la popolazione civile. Inoltre hanno occupato la sede di Radio Iqk/Sacro Corano, sempre a Mogadiscio, annunciando di volerne gestire d'ora in poi i programmi trasmettendo notiziari e programmi religiosi, così come già è successo con le emittenti radiofoniche di altre città del paese.
Sempre agli Shebab si devono i due attentati messi a segno l'11 luglio in Uganda, lo stato che ha fornito la maggior parte delle truppe alla Amisom. Il bersaglio erano stati due locali pubblici della capitale Kampala, gremiti di clienti che stavano seguendo sui teleschermi le partite del campionato mondiale di calcio in corso di svolgimento in Sudafrica.
Il 1° luglio la Somalia avrebbe dovuto festeggiare i 50 anni d'indipendenza. Ma da 20 anni il paese è devastato da un conflitto civile conseguenza della determinazione dei clan a conquistare il controllo esclusivo dell'apparato statale, violando i termini dei negoziati sottoscritti e rinnegando le alleanze politiche accettate soltanto sulla carta, per compiacere la comunità internazionale. Da 20 anni, quindi, manca un governo effettivo: le istituzioni politiche nate con il sostegno internazionale non sono mai riuscite a esercitare le loro funzioni e le formazioni armate di ispirazione islamica radicale si sono impadronite nel frattempo delle maggiori città e di intere regioni e impongono alla popolazione le mortificanti e dolorose norme dell'islam integralista.
Prima, dal 1969 al 1991, i somali aveva patito i danni della dittatura militare e del progetto di socialismo scientifico imposti con un colpo di stato dal generale Siad Barre e dal suo clan. Sembrava che nulla potesse essere peggio. Adesso a milioni dipendono dagli aiuti umanitari stranieri, gli sfollati e i profughi sono centinaia di migliaia, le vittime civili si contano a migliaia ogni anno. Il 1° luglio, mentre Radio Shabelle, a Mogadiscio, celebrava la ricorrenza con canti patriotici, le milizie antigovernative lo hanno fatto intensificando l'offensiva nella capitale: quel giorno colpi di mortaio hanno colpito persino un ospedale affollato di feriti e di ammalati.
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