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Numero 462
del 11/02/2012
Mater (non) semper certa est PDF Stampa E-mail
! di Aldo Vitale
vitale@ragionpolitica.it
  
venerdì 27 agosto 2010

La notizia è dell’Ansa dello scorso 24 agosto: a Boston è nata una bambina con cinque genitori, di cui due omosessuali e sposati. Lasciando da parte ogni considerazione sull’amore, sull’amore omosessuale, sul matrimonio, sul matrimonio omosessuale, occorre concentrare l’attenzione sull’aspetto giuridico di questa nascita, per evidenziare come il possibilismo tecnico da un lato ed un fraintendimento dell’idea di diritto dall’altro, possono generare delle aberrazioni giuridiche ed esistenziali. Da quando esiste la possibilità di soppiantare la procreazione naturale tramite la fecondazione artificiale, i tecnici del mestiere non hanno avuto freno né posa per scandagliare e verificare tutte le possibilità concrete che il metodo offriva.

Oggi si è giunti al punto in cui uno stesso individuo, nato tramite le tecniche della fecondazione assistita, può arrivare ad avere fino a tre padri e fino a ben quattro madri. L’incredibile dato di ben sette genitori, si deduce dalle fasi dell’intera procedura che deve essere considerata potenzialmente fattibile, come il caso di Boston evidenzia con estrema chiarezza. Per la gravidanza occorre creare un embrione; l’embrione si realizza tramite l’unione dei due gameti maschile (spermatozoo) e femminile (ovocita). La tecnica genetica ha reso possibile creare un ovocita femminile privo di difetti genetici, estraendo il nucleo con il DNA difettoso ed impiantando nel «guscio» rimasto vuoto, un nucleo sano prelevato magari dall’ovocita di un’altra donna senza difetti genetici. La formazione del gamete femminile ha quindi richiesto, fino ad ora, il coinvolgimento di due donne. Il gamete così creato, unito allo spermatozoo crea l’embrione. Fino ad ora sono occorsi un uomo e due donne. L’embrione, a sua volta, potrà poi essere impiantato nell’utero di una terza donna che per donazione o contratto avrà accettato di condurre la gravidanza e partorire, dando vita alla cosiddetta «maternità surrogata»  o «utero in affitto». Ecco quindi che viene coinvolta una terza donna, che per nove mesi crescerà, nutrirà, accudirà il feto per poi partorirlof con tanto di regolare cordone ombelicale. Questa donna, però potrebbe essere sposata e quindi la creatura che partorirà dovrebbe essere considerata tanto sua quanto del coniuge (sperando che anch’essa non sia omosessuale, poiché così al posto di un secondo uomo – quello della coppia che mette a disposizione l’utero – si avrebbe un’altra donna coinvolta nel processo) così come ogni buona logica giuridica lascia supporre.

Una volta nato il bambino verrà dato, secondo gli accordi (potenzialmente a titolo sia oneroso che gratuito), alla coppia che ne avrà fatto richiesta attivando l’intera procedura. In definitiva il nascituro, almeno per ora, può arrivare ad avere fino a sette genitori di cui: quattro madri e tre padri se la coppia beneficiaria del processo è eterosessuale e se eterosessuale è la coppia che conduce la gravidanza ( donatrice del nucleo dell’ovocita; donatrice del guscio dell’ovocita; donatrice dell’utero per la gravidanza; madre contrattuale; donatore dello spermatozoo; coniuge della donatrice dell’utero per la gravidanza ed il parto; coniuge della madre contrattuale ); fino a sei madri e un padre se sia la coppia che conduce la gravidanza che quella a cui andrà il bambino dopo il parto sono composte da donne omosessuali (donatrice del nucleo dell’ovocita; donatrice del guscio dell’ovocita; donatrice dell’utero per la gravidanza; coniuge donna della donatrice dell’utero per la gravidanza; madri contrattuali; donatore dello spermatozoo ); fino a tre madri e tre padri qualora la coppia di genitori contrattuali (cioè i destinatari del bambino frutto del processo di fecondazione assistita) sia composta di omosessuali maschi (donatrice del nucleo dell’ovocita; donatrice del guscio dell’ovocita; donatrice dell’utero per la gravidanza; donatore dello spermatozoo; padri contrattuali, come sono la coppia del caso di Boston qui esaminato.

I problemi di carattere giuridico non sono pochi: di chi è davvero figlio un bambino che venisse al mondo in una condizione simile? Come si regolerebbero gli eventuali rapporti di successione? Può un figlio essere l’oggetto di un contratto?Tutte le evidenti distorsioni di carattere giuridico a cui si assiste in una ipotesi simile, e che sono evidenti anche ai profani, nascono da un equivoco concetto di diritto. Il rapporto che lega i genitori ed i figli, infatti, è sancito dal diritto naturale, come ricordano illustri maestri del pensiero gius-filosofico come Kant o Hegel; in quanto tale, allora, non è possibile piegare gli schemi giuridici a proprio piacimento tramite il possibilismo tecnico-scientifico.

La genitorialità per natura definita e definibile in capo a due soggetti specifici, rischia di diventare un fenomeno collettivo, ed, in ultima analisi, spersonificante, ribaltando ogni principio naturale. Come, infatti, ricordava già Cicerone, il diritto non si fonda già su una convenzione, ma sulle leggi immutabili della natura, quelle stessi leggi di natura che richiedono che l’ufficio genitoriale sia ripartito tra dufe soli soggetti di sesso diverso chiamati a svolgere i differenti e complementari compiti del padre e della madre.Al tutto si aggiunga che solo in questo modo si dimostra di avere un corretto approccio antropologico al problema, considerando l’uomo per il suo aspetto personale e non alla stregua di una cosa. f

Assistendo insomma alla formazione di una vera e propria catena di montaggio procreativa, in cui l’uomo viene considerato come un qualsiasi prodotto commerciale creato da un processo produttivo, non si può fare a meno di notare la reificazione dell’ente uomo, con una conseguente lesione della sua dignità di persona. Ancora una volta, priva di ogni limite etico, assecondata anzi da una regolarizzazione formale da parte del legislatore, la tecnica, come ricorda Nikolaj Berdjaev, oggettivizza l’uomo, privandolo della sua libertà derivante dal fatto di essere un soggetto e non un oggetto. In Italia, almeno per ora, simili disavventure giuridiche, filosofiche ed esistenziali, sembrano potersi evitare grazie alla legge 40/2004 che saggiamente prevede il divieto esplicito di fecondazione eterologa e di maternità surrogata, garantendo all’ordinamento italiano una maggiore aderenza all’eticità intrinseca del diritto naturale ed uno scostamento evidente da quel disumanizzante relativismo etico e giuridico che contraddistingue simili pratiche.




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Commenti (1)
1. 29-08-2010 16:22
pensionato
S'esingue l'organismo incapace di adeguarsi ai cambiamenti ambientali. 
La civiltà occidentale, colpita dal violento impatto con la società industrializzata, mostra i segni sempre più gravi. Frantumazione della famiglia ed il totale incapacità di contrastare l'islamizzazione. Tossicodipendenza consumistico ed indifferenza verso incapaci politici.
Scritto da Sirro

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