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Numero 476
del 22/05/2012
L'intricato mosaico libanese PDF Stampa E-mail
! di Gerardo Cervone
cervone@ragionpolitica.it
  
venerdì 27 agosto 2010

 

Il Libano, considerato il punto d'incontro di diverse culture e il crocevia strategico degli interessi di molti Paesi occidentali e mediorientali, è da sempre in bilico tra venti di guerra e una vivace economia. Il Paese fu dilaniato da una sanguinosa guerra civile che, cominciata il 13 aprile 1975, continuò per 15 anni con bombardamenti e scontri urbani tra i miliziani di diverse fazioni. Per motivi analoghi ha subito, nel 1978, una invasione da parte degli israeliani per espellere i palestinesi dell’OLP e più di recente, il 12 luglio 2006, è stato oggetto di pesanti bombardamenti da parte dell’aviazione israeliana, in risposta ad attacchi compiuti da parte di militanti libanesi di Hezbollah che hanno esploso contro il suo territorio razzi Katyusha e colpi di mortaio.

Oggi il Libano sta riconquistando con non poche difficoltà la posizione economica e finanziaria sui mercati internazionali, proiettando la sua immagine perduta di «Svizzera del Medio Oriente». Questa definizione gli è stata attribuita, non solo per la ricchezza di una parte della sua popolazione, per le banche che avevano eletto la capitale Beirut a grande piazza degli affari, per il casinò dove ogni sera l'elite dell'alta borghesia, insieme ai ricchi arabi, giocavano sul tavolo verde, ma anche per l'equilibrio, relativamente stabile, tra cristiani e musulmani di ogni ceto e credo, costretti ad una fragile e fallimentare convivenza. Purtroppo sul Paese dei cedri si vanno addensando fosche nubi, non tanto per il recentissimo scontro a fuoco di agosto alla frontiera tra Libano e Israele, quanto per una instabilità che si è prodotta in zona la quale rischia di sfociare in un conflitto regionale ben più ampio di quelli già avvenuti in passato.

Ma se la forza del Libano è il suo pluralismo, ciò ne rappresenta anche la sua estrema fragilità politica a causa della convivenza forzata delle varie comunità con cui è composta la popolazione libanese. Gruppi etnici che non godono di autonomia propria, ma sono appoggiati da Paesi terzi che hanno in mano le sorti del Paese. Nell’attuale mosaico libanese spicca la componente sciita, capeggiata dalla leadership di Hezbollah. Essi contano di un’imponente rete politica e sociale nel Paese, oltre a detenere una milizia che è l’unica a non aver disarmato. In realtà Hezbollah è il braccio armato iraniano sul territorio libanese per contrastare Israele e mettere sotto pressione i suoi confini con un arsenale missilistico di tutto rispetto. A contrastare lo strapotere degli sciiti ha ripreso vigore la componente sunnita, appoggiata dagli antichi interessi siriani sull’area. Siria che ha ripreso il dialogo con l’Arabia Saudita per competere congiuntamente negli interessi libanesi, ne è testimonianza la recente visita di Stato compiuta a fine luglio dal re saudita, Abdullah bin Abldel Aziz e dal giovane presidente siriano, Dashar al-Assad. Assad e il re sono stati ricevuti da tre rappresentanti del complesso puzzle politico libanese: il presidente cristiano Suleiman, il primo ministro sunnita Hariri, e il leader del Parlamento, lo sciita Berri. In realtà la visita rappresenta un segnale per l’intraprendenza minacciosa di Hezbollah che, peraltro, teme una imminente condanna del Tribunale Speciale libanese dell’ONU di alcuni suoi esponenti di spicco per le vicende legate all’assassinio di Rafic Hariri. L’accoppiata siriano-saudita costituisce però quel messaggio di compattezza per la popolazione libanese che teme nuove sciagure possano abbattersi sul Paese appena ripreso ad essere un importante piazza commerciale ed economica nello scacchiere mediorientale.

Il viaggio di Abdullah e Assad a Beirut dimostra cha alcuni Paesi sella regione diffidano delle intenzioni di Hezbollah e non desiderano fornire un alibi alla politica antisionista di Ahmadinejad. In fondo anche la Siria si rende conto che una nuova guerra, sicuramente incontra i favori dei falchi di Teheran, ma finirebbe per ricaderle addosso con tutte le conseguenze che è facile immaginare.




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