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Numero 462
del 11/02/2012
La diplomazia che guarda al futuro PDF Stampa E-mail
! di Aurora Franceschelli
aurora@ragionpolitica.it
  
martedì 31 agosto 2010

Al di là delle esasperazioni folkloristiche che hanno fatto da sfondo alla visita di Gheddafi a Roma, organizzata in occasione dell'anniversario del Trattato di amicizia e cooperazione sottoscritto due anni fa tra Libia e Italia, al di là dell'esibizionismo un po' bizzarro che contraddistingue il Colonnello, che si lascia spesso andare a dichiarazioni fuori dalle righe, non si può non riconoscere il successo della diplomazia italiana nella risoluzione di un contenzioso, quello con la nostra ex colonia africana, che si trascinava ormai da 38 anni e che nessun Governo, compresi quelli guidati da Prodi e D'Alema, era mai riuscito a sanare.

La sinistra, che ora si scandalizza per il rapporto di amicizia instauratosi tra Italia e Libia, mostra tutta la sua ipocrisia e, ancora una volta, la sua sua doppiezza di togliattiana memoria: mentre Gheddafi è ormai da tempo un dittatore pentito, che ha rinunciato alle armi chimiche, nucleari e biologiche e che, attraverso la proposizione di un nazionalismo libico nel suo Paese, è riuscito a creare una barriera impenetrabile nei confronti del fondamentalismo islamico, ci sono dittature nel mondo che la sinistra, sia oggi che in passato, ha sempre ammirato, quella di Fidel Casto su tutte.

Dopo anni di trattative condotte dai governi passati, Berlusconi è riuscito a siglare questo accordo con la Libia solo a pochi mesi dal suo insediamento, ponendo fine alle rivendicazioni post-coloniali della Libia, che, in nome delle riparazioni rivendicate, hanno costituito motivo di attriti e di tensioni tra i due Paesi. Ma, ciò che più conta, nell'accordo con Tripoli Berlusconi è riuscito nell'impresa di salvaguardare e difendere gli interessi essenziali dell'Italia, che, assediata dall'immigrazione clandestina, aveva bisogno di un baluardo a difesa dei suoi confini nei confronti dei flussi provenienti dall'Africa: ebbene, con all'accordo bilaterale Gheddafi ha accettato la cooperazione della Marina italiana nel pattugliamento delle coste libiche, grazie al quale l'Italia è riuscita finalmente nella difficile impresa di arginare il flusso di immigrati clandestini di circa il 90%.

Non solo, l'Italia ha avviato con la Libia una fase di cooperazione economica molto fruttuosa, consentendo, in nome del principio della promozione dell'interesse nazionale, di raggiungere risultati rilevanti: se il Belpaese, da una parte, si è impegnato a realizzare infrastrutture per un valore di 5 miliardi di dollari, dall'altra l'arte diplomatica di Berlusconi, assieme alla sua visione strategica, ha consentito di coinvolgere, nella realizzazione delle opere, molte imprese italiane; non solo, i fondi messi a disposizione verranno gestiti dal nostro Paese. In questo modo da una parte gran parte del denaro pubblico stanziato in Libia ritornerà in Italia e dall'altra il Governo, in un periodo di crisi economica, ha creato la premesse affinché alle aziende italiane siano affidate commesse dal valore consistente, tra cui opere infrastrutturali, approvvigionamenti energetici, commesse per la costruzione di centrali elettriche e reti di distribuzione, contratti per sistemi di vigilanza delle coste, ecc.

A muovere Berlusconi nella difficile opera di tessitura delle relazioni nello scacchiere internazionale, checché ne dicano la sinistra o i finiani di Farefuturo, sempre pronti a demonizzare l'opera del premier, è quella non solo di tutelare, ma anche di promuovere il Sistema Italia, le sue specificità, la creatività delle sue produzioni all'estero. Promuovere l'ingegno italico nel mondo significa contribuire non solo a far crescere il proprio Paese, donandogli prosperità e prospettive di di crescita per il futuro, ma significa anche rafforzare il sentimento di appartenenza ad un popolo, e dunque la sua identità, nel contesto internazionale. Fare politica significa occuparsi del bene comune non solo nelle questioni di politica interna - che, come si può osservare in merito al problema immigrazione, abbracciano anche le prerogative proprie della politica estera -, ma avviare operazioni virtuose anche nel contesto geopolitico.

Eppure, secondo il pensatoio finiano Farefuturo, Berlusconi, si starebbe muovendo nel «mercato» delle relazioni internazionali «in modo del tutto indipendente da una valutazione politica dei fatti». In sostanza FFWeb sostiene come la diplomazia commerciale sia «una cosa più complicata e politica dell'amicizia ''privata'' con i leader di governo stranieri» e si chiede se «la leggerezza di Berlusconi, che ha ''depolicitizzato'' la politica estera per renderla più efficiente", accresca o riduca la credibilità italiana sullo scacchiere dei rapporti internazionali».

Che significa, chiediamo a Farefuturo, «depoliticizzare le relazioni internazionali»? Vuol dire forse andare oltre a tutti quegli approcci ingessati che appartengono al tradizionale modo di condurre le trattative personali tra leaders mondiali? Significa forse che sarebbe più giusto, ad esempio, che Berlusconi si attenesse a quel modo di approcciarsi più rigido, tipico dei copioni della diplomazia ufficiale che ha terreno fertile in un organismo internazionale quale l'Onu, che è riuscita solo parzialmente a far rispettare effettivamente la Carta dei diritti dell'uomo? Politicizzare la politica estera significa procrastinare nel tempo inimicizie ormai superate? Chi, come FFWeb, si fa promotore di una politica per il futuro, dovrebbe cercare di comprendere che, ormai, le relazioni tra Libia e Italia sono cambiate, e come ha giustamente sottolineato Berlusconi, questo «è quindi un vantaggio per tutti; chi non lo capisce, c'é stata qualche critica in questi giorni al riguardo, appartiene al passato, è prigioniero di schemi superati; noi, invece, vogliamo guardare avanti e al futuro, per il bene dei nostri figli e per tutta la comunità internazionale».

Se le esportazioni, in epoca di crisi, fanno registrare interessanti segnali di crescita il merito va alla lungimirante operazione di diplomazia commerciale che Berlusconi ha saputo mettere in campo in questi due anni di governo: il premier, grazie alla sua autorevolezza e alla capacità di instaurare rapporti personali molto stretti con i leaders di altri Paesi, è riuscito a far penetrare numerose imprese italiane, attraverso accordi bilaterali, oltre alla Libia, in una serie di Paesi, come ad esempio Cina, India, Egitto, Russia, Brasile, Turchia, Emirati Arabi, Panama ed Est europeo. Questi sono i fatti che danno un futuro al nostro Sistema Paese, le speculazioni intellettuali di Farefuturo, purtroppo, non portano da nessuna parte.




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