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Numero 462
del 11/02/2012
La visita di Gheddafi e il festival degli indignati PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
martedì 31 agosto 2010

Stupiscono le reazioni di certi ambienti politici alle performance private del colonnello Gheddafi, in visita a Roma in occasione del secondo anniversario del Trattato d'amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia, firmato il 30 agosto 2008 a Bengasi. Che il colonnello si compiaccia di un blando proselitismo e auspichi un'Europa islamica è un bel passo avanti rispetto all'epoca in cui faceva esplodere gli aerei e le discoteche. Dal 2006 la Libia non è neanche più nella lista USA degli «Stati canaglia», nel 2009 ha assunto la presidenza annuale dell'Unione Africana e alle Nazioni Unite occupa a pieno titolo un posto che le dà diritto a un voto e a cariche di responsabilità (nel 2003 la presidenza della Commissione per i diritti umani).

Malgrado le tre giovani convertite dopo l'incontro con il leader libico, l'impatto sulla popolazione italiana e sugli stranieri di religione islamica che vivono nel nostro paese è praticamente nullo. A parte che non vi è niente di illegale nel comportamento di Gheddafi, se è l'avanzata del fondamentalismo islamico in Italia ad allarmare allora si dovrebbe piuttosto indirizzare l'attenzione agli imam delle moschee italiane, vigilando sul contenuto dei discorsi pronunciati ogni venerdì, dato che, come tutti sanno, l'islam integralista penetra nel nostro paese anche attraverso queste vie: ma, da questo punto di vista, per fortuna il governo Berlusconi sta facendo un buon lavoro.

Se poi in discussione è la «credibilità italiana sullo scacchiere dei rapporti internazionali», come è stato scritto, allora sia chiaro che essa si gioca su ben altri piani: la lotta al terrorismo, la capacità di coniugare interventi umanitari ed efficaci programmi di sviluppo, un impegno diplomatico responsabile e fruttuoso. Tre anni fa il leader iraniano Ahmadinejad, mentre era a New York per partecipare all'Assemblea Generale dell'ONU, è stato invitato a parlare niente meno che alla Columbia University, e la Francia ha addirittura spalancato le braccia al dittatore dello Zimbabwe, Robert Mugabe, in violazione delle disposizioni dell'Unione Europea: né Francia né Stati Uniti hanno per questo perso la stima del resto del mondo.

Se infine si critica l'aver instaurato rapporti stretti con un «despota», c'è il fatto che gli accordi stipulati due anni fa, oltre ad aver ridotto drasticamente gli sbarchi di clandestini sulle nostre coste e quindi l'indegno commercio di esseri umani che giustamente tanto scandalizza e ripugna, fruttano all'Italia forniture energetiche vitali e alle ditte italiane pubbliche e private commesse miliardarie.

A questo proposito, va ricordato che i giacimenti di petrolio, le miniere di preziosi minerali e tante altre risorse indispensabili purtroppo hanno la tendenza a concentrarsi in territori governati da dittatori, dichiarati o dissimulati che siano. Al confronto con le invettive e le sceneggiate di Hugo Chavez, presidente del Venezuela, o del già citato Mugabe, le esibizioni di Gheddafi sono passatempi tutt'al più un tantino imbarazzanti per un pubblico abituato ad altri codici di comunicazione.




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Commenti (1)
1. 02-09-2010 15:19
Gheddafi in Europa
Le provocazioni del Colonnello, oltre ad alzare il suo prestigio in Libia, servono a proporsi come interlocutore preferito tra l'Europa ed il mondo islamico. Si propone come paese Europeo?
Scritto da Manfredo

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