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Numero 462
del 11/02/2012
Con Sakineh, contro la barbarie PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
giovedì 02 settembre 2010

Ecco perché occorre lottare contro la barbarie e finirla con la solita retorica dell'Occidente incapace di riconoscere il valore delle altre civiltà e di rispettarle: perché nessuna persona - né donna né uomo - sia separata dai suoi cari, privata della libertà e torturata come Sakineh Mohammadi Ashtian, la donna iraniana accusata di adulterio, per la cui vita il mondo occidentale si sta battendo con il risultato, al momento, di averne almeno rimandato la lapidazione.

Né si vuole che ogni anno milioni di bambine vengano costrette dai genitori al matrimonio (in Iran dalla rivoluzione di Khomeini nel 1979 è possibile maritare le figlie dall'età di nove anni), che milioni di donne subiscano violenze fisiche anche mortali inflitte dai familiari e vivano in uno stato permanente di asservimento agli uomini ai quali appartengono per nascita o per essere state ad essi cedute, magari in cambio del pagamento del cosiddetto «prezzo della sposa»: e questo non a causa di menti distorte e di personalità devianti, ma per il rispetto dovuto a istituzioni inviolabili che costituiscono i cardini portanti dei sistemi sociali tribali ai quali l'islam ha fornito un'ulteriore legittimazione, definitiva e suprema, attribuendone l'esistenza alla volontà divina.

Ciò che distingue e caratterizza l'Occidente cristiano non è un diverso grado di realizzazione di valori peraltro universalmente condivisi. Gli ideali a cui tendono le società tradizionali in cui la religione islamica è nata non sono quelli che hanno ispirato la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo: in esse libertà e pari opportunità sono considerate minacce al tradizionale funzionamento della vita sociale, le leggi e le istituzioni che tutelano questi valori sono viste come illecite alterazioni di un ordine che deve essere mantenuto per salvaguardare la comunità, anche a costo di sacrificare gli individui che la compongono.

Il fulcro di queste società, autoritarie, patriarcali e gerontocratiche, è il controllo delle facoltà procreative femminili e quindi la sottomissione delle donne e, in nome dell'onore familiare, il controllo di ogni loro azione fino all'imposizione della reclusione domestica e del velo islamico. Ma nei contesti tradizionali i fondamentali bisogni umani sono generalmente insoddisfatti: benché siano le donne - e i minori di entrambi i sessi - a soffrire di più, in realtà nessuno è libero, neanche gli uomini, e nessuno ha realmente valore se non in quanto membro devoto della propria comunità. L'islam degli ayatollah aggiunge a ciò una cultura della morte e del martirio anch'essa incompatibile con il rispetto per la vita e per la persona.

Per questo l'Occidente, in questi giorni, e non per la prima volta, lotta pacificamente per salvare una vita e affermare i propri principi fondanti usando gli strumenti della sensibilizzazione e della testimonianza, grazie prima di tutto a una straordinaria mobilitazione dei mezzi d'informazione. Ministeri, enti pubblici, personalità politiche, associazioni, singoli cittadini solo esprimendo solidarietà, manifestando compassione e spiegando le ragioni della loro disapprovazione hanno ottenuto che l'esecuzione di Sakineh fosse sospesa. Furiosi, i leader iraniani insultano la premier dame francese, Carla Bruni, la minacciano di morte, sfogando così la frustrazione di aver dovuto cedere alla pressione internazionale: ma intanto Sakineh è viva e, dice suo figlio, «finché la sosterrete non la uccideranno».




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