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Numero 462
del 11/02/2012
Cala il fabbisogno del settore statale PDF Stampa E-mail
! di Emanuela Melchiorre
melchiorre@ragionpolitica.it
  
giovedì 02 settembre 2010

In tempi di crisi, ogni segno positivo della vitalità dell'economia va valutato con equilibrio, ma anche con una certa dose di ottimismo. La buona notizia riguarda il miglioramento del valore del fabbisogno pubblico, che da gennaio ad agosto ha fatto registrare un calo di oltre nove miliardi di euro (nei primi otto mesi del 2010 si è infatti avuto, complessivamente, un fabbisogno di circa 51.700 milioni, inferiore di circa 9.100 milioni rispetto a quello dell'analogo periodo 2009, pari a 60.798 milioni).

Il Tesoro comunica che il fabbisogno del settore statale riflette la sostanziale tenuta delle entrate fiscali, che hanno beneficiato, così come avvenuto l'anno scorso, del recupero di gettito slittato ad agosto - per effetto della proroga dei termini di versamento per i contribuenti soggetti agli studi di settore - dal mese di luglio. La tenuta delle entrate tributarie significa allo stesso tempo, però, che è l'economia italiana nel suo complesso ad essere capace di fare sempre più fronte all'evoluzione della crisi mondiale. Dal fronte delle uscite, si beneficia invece dei bassi tassi d'interesse, uno dei rari vantaggi della crisi economica, ma di fatto la verifica del rispetto degli obiettivi per i saldi di finanza pubblica del 2010 si avrà nel prossimo trimestre, che concluderà l'annualità in corso. Comunque sia, non si prevedono ulteriori misure correttive dopo la manovra biennale da 24,9 miliardi approvata a fine luglio.

Quella dei conti pubblici comunicata dal Tesoro non è l'unica buona notizia di questi giorni. Il Fondo Monetario internazionale, infatti, ha promosso l'Italia in un recente documento, giudicandola sulla buona strada per il risanamento dei conti pubblici. Il nostro paese, insieme alla Germania, è fra i membri del G7 quello che nel prossimo anno avrà bisogno di compiere i minori sforzi per il risanamento del bilancio (con un aggiustamento dell'1% del bilancio primario) per stabilizzare il debito pubblico. Per gli altri paesi industrializzati la necessità di aggiustare i conti pubblici sarà più stringente (la media G7 è fissata al 6,5%, in particolare per gli Usa la stima è superiore al 7%, per la Francia è pari al 5%, per il Regno Unito al 7%, Giappone 9%).

Se dal punto di vista dei conti pubblici l'Italia ha ricevuto una valutazione estremamente positiva, rimane comunque complessa la situazione del debito pubblico, non solo italiano ma dei paesi europei nel loro complesso. Gli economisti del FMI non valutano possibile e anzi sembra essere del tutto improbabile un default europeo, tuttavia i paesi a maggior debito pubblico (Italia, Portogallo e Grecia in particolare) dovranno ridurre l'indebitamento. È opinione del Fondo che il debito italiano in particolare, ereditato e accumulato già prima della recente crisi europea, possa limitare sostanzialmente le possibilità di manovra fiscale per agevolare la ripresa economica.

Il prossimo 15 settembre il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, presenterà il quadro dei conti pubblici (l'ex DPEF), nel quale saranno contenute le previsioni macroeconomiche (crescita del PIL e andamento del deficit pubblico). L'agenda prevede che per il 15 ottobre sia poi varata la «legge di stabilità» (ex legge finanziaria), ma che, come detto, non dovrebbe presentare grandi sorprese, poiché i provvedimenti di contenimento della spesa pubblica sono stati già approvati con la manovra estiva.




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