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Numero 476
del 22/05/2012
La cultura del fare ha vinto sulle ideologie PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
gianmoena@ragionpolitica.it
  
mercoledì 08 settembre 2010

In questo periodo la maggioranza di governo è stata sottoposta all'attacco da parte del cosidetto «fuoco amico». Certi Intellettuali «futuristi», hanno speso fiumi di parole per dimostrare la validità del loro controcanto nei confronti del Popolo della Libertà, che spesso si è trasformato in insulti nei confronti di Silvio Berlusconi. Forse dovrebbero riflettere su che Italia avremmo avuto senza Berlusconi. E' facile pensare che la «gioiosa macchina da guerra» di Occhetto avrebbe avuto terreno facile per la conquista del potere. Il pactum societatis sarebbe stato ancora impostato sull'approccio culturale dell'antifascismo ideologico della Costituzione materiale, che legittimava il cosidetto «arco parlamentare», ed al popolo non rimaneva altro che rispettarlo attraverso il pactum subiectionis.

Ma se la memoria di certi «futuristi» è corta per ricordare sedici anni di storia contemporanea, forse, dovrebbero realmente riflettere su ciò che scaturì dall’esito elettorale del 2008. La maggioranza di centrodestra vinse grazie alla fiducia che milioni di italiani ebbero barrando un simbolo che univa la scelta di dare fiducia al Popolo della Libertà al nome del suo candidato premier Silvio Berlusconi. Questo fatto determinò la discontinuità non solo politica, ma anche culturale rispetto a quella che il costituzionalista Mortati definì «Costituzione materiale». La legge fondamentale sui cui si fondava la vita delle nostra società e delle sue istituzioni era, infatti, legittimata da una Carta parallela, che rappresentava la piattaforma culturale antifascista sorta sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale, in cui partiti della Prima Repubblica erano gli unici custodi della democrazia. Lo furono, appunto, le vecchie formazioni ideologiche e non quella «maggioranza silenziosa» degli italiani che, attraverso il loro disincanto, cambiarono la storia del nostro Paese con l’avvento della Seconda Repubblica, grazie alla discesa in campo di Silvio Berlusconi. Per il popolo libero fu una lunga marcia, che si sviluppò a cavallo tra  due mondi: il Novecento ideologico e gli inizi di un terzo millennio post-ideologico e globalizzato.

Ciò che è accaduto nel 2008, quindi, ha dato l’opportunità al popolo sovrano di fare la storia. La maggioranza silenziosa emersa nel ’94 è confluita nella giovane formazione politica del Popolo della Libertà, che è cresciuta secondo le esigenze della democrazia moderna: il suo volto è quello del leader ed il suo corpo sono gli elettori che lo avevano votato. Cambia, quindi, anche il ruolo della sua classe dirigente rispetto al vecchio modello dei partiti della Prima Repubblica. I suoi dirigenti non costituiscono più un filtro tra l’elettorato e le istituzioni, votati alla mediazione permanente, ma sono lo specchio di quegli elettori che hanno riconosciuto in Silvio Berlusconi la guida in grado di governare il Paese. Il bipolarismo, quindi, si è realizzato e la cultura laica, liberale e riformista si è posta in alternativa a quella conservatrice del «patriottismo della Costituzione», in cui sono confluiti, attraverso la nascita del Pd, i frammenti di quella classe dirigente ancora ancorata ai retaggi ideologici dei partiti della Prima Repubblica. Grazie all’attuale legge elettorale si è realizzato il bipolarismo, ridimensionando la prassi dell’assemblearismo parlamentare che, se nel passato, dopo il Regime, aveva un senso, con gli anni aveva finito per imbrigliare l'attività di governo.

E così la cultura del fare si è sostituita a quella utopica ed autoreferenziale legittimata dall’antifascismo ideologico. Niente più giochi di palazzo, nessun bizantinismo. Ridare fiato al Sistema Italia nel contesto globale è divenuto l'obiettivo politico centrale del centrodestra. Il Popolo della libertà, quindi, si è dimostrato un’operazione vincente, in grado di fornire al nostro Paese un Governo in grado di rispondere ai bisogni degli italiani.

In questi due anni l’esecutivo di Silvio Berlusconi ha saputo fronteggiare i venti della crisi economica globale ed ha risposto tempestivamente ai disastri imprevedibili causati da eventi naturali. Quale governo è riuscito in così poco tempo a gestire una vicenda traumatica come il terremoto aquilano? Quale Esecutivo si è mostrato così efficace contro la lotta alle organizzazioni mafiose? Quale governo è riuscito a introdurre una riforma come il federalismo fiscale, che valorizza le differenze locali nell’unità nazionale? I fatti dimostrano che questa maggioranza ha prodotto una politica efficace per il nostro Paese. Ma ciò è accaduto perché alla base vi è stato un cambiamento sostanziale della cultura di governo e delle nostre istituzioni. Berlusconi, con il suo carisma, ha contribuito ad affermare, attraverso la politica del fare, una nuova moralità, fondata sulla competenza e su un rapporto cristallino e più diretto tra eletto ed elettore. Questa è la rivoluzione berlusconiana, che si fa portatrice di quelle istanze che la maggioranza silenziosa emersa nel’94 pose di fronte ad una crisi di Stato che determinò la fine della Prima Repubblica. Questa, dunque, è anche la novità di cui il Popolo della Libertà si fa promotore.

Ciò che è accaduto negli ultimi mesi, con la nascita dei gruppi parlamentari di Futuro e Libertà legati al Presidente della Camera, è, in realtà, in controtendenza rispetto al corso storico e politico del popolo moderato. Creare una nuova formazione politica all’interno del panorama del centrodestra contribuisce solo all’instabilità di governo. Ciò a cui abbiamo assistito a Mirabello è la rivisitazione in salsa Prima Repubblica di una destra che è nata dagli scranni parlamentari e non è stata scelta dal popolo come formazione autonoma. Avranno realmente compreso gli elettori la ragione dei distinguo e degli attacchi di Fini nei confronti della maggioranza di governo? Questa estate abbiamo assistito ad una riproposizione di vecchi metodi della politica, come se le logiche di Palazzo ed i personalismi fossero ancora una pratica sopportata dall’elettorato. Per tutti coloro che si sono dimenticati della novità che ha prodotto l’elezione nazionale del 2008 e che forse, strumentalmente, hanno scelto di aggrapparsi al predellino di Berlusconi, occorre ricordare che quella maggioranza silenziosa di un tempo, oggi intende dare continuità al percorso di riforme avviate dal governo, ponendo fine a quella crisi di Stato che solo il centrodestra di Silvio Berlusconi, se non è logorato al suo interno,  è in grado di sanare.




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Commenti (1)
1. 14-09-2010 08:26
economie esterne
la sinistra è sempre più avulsa da questi ragionamenti,per cui se non vanno in maggioranza col tempo spariranno come alternativa bipolare
Scritto da Palinson

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