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Numero 523
del 17/05/2013
UNA POLITICA FONDATA SULLA REALTÀ PDF Stampa E-mail
! di Sandro Bondi
bondi@ragionpolitica.it
  
venerdì 10 settembre 2010

Proponiamo ai lettori il testo della relazione tenuta il 9 settembre dal coordinatore nazionale del Popolo della Libertà e ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, in apertura della Scuola di Gubbio.

L'Italia è un Paese in crisi. Meglio: malato e imbarbarito. Nella vita politica e nella cultura ancor di più. Sembrano venir meno, giorno dopo giorno, le condizioni di un normale confronto politico, moderato, rispettoso e fondato sui dati della realtà. Dominano e prevalgono, al contrario, la faziosità spinta a limiti inverosimili, il principio dell'amico-nemico, l'uso di due pesi e di due misure nella valutazione di ogni questione (uno inflessibile per i nemici e l'altro indulgente per gli amici), la disonestà politica e intellettuale, l'aggressione personale indipendentemente da ogni valutazione di merito, l'uso della giustizia a fini politici.

A ciò si aggiunga che la sinistra italiana, un tempo educata alla scuola della politica e del realismo politico, oggi si trova nella condizioni in cui:

  • ha abbandonato il comunismo ma non è diventata riformista, anzi: è una miscela di giustizialismo e radicalismo sul piano politico e di laicismo integralista su quello culturale;
  • ha divorziato dalla realtà e conduce un'opposizione priva di contenuti;
  • un'intera generazione a sinistra si è formata non alla scuola della politica, ma nella palestra televisiva e giornalistica dell'odio e del disprezzo degli avversari politici.

E' una miscela terribile. Di nuovo i germi della violenza vengono inoculati nella vita politica e nel corpo della nostra società. L'Italia paga le conseguenze di questa situazione. E noi siamo i bersagli principali di questa cultura. Per di più è intervenuto il caso Fini. Come si spiega? Come si spiega che in una situazione politica positiva, dopo avere vinto le elezioni con un'ampia maggioranza parlamentare, dopo aver dato vita ad un progetto - che tutti hanno dichiarato storico - come il Pdl; dopo che il governo agisce in una situazione estremamente difficile e opera con risultati generalmente positivi, avviene una spaccatura che non trova giustificazioni reali sul piano dei contenuti? Anzi, avviene che una polemica politica, non dall'opposizione bensì dall'interno del nostro partito (e oltretutto dallo scranno di presidente della Camera), una polemica politica avulsa dalla realtà e condotta con toni e modalità di rottura, finisce con l'offuscare il lavoro positivo fino alla rottura e alla divisione.

La colpa imperdonabile di Fini è quella di avere inferto un colpo al cuore all'impegno positivo del governo e al progetto del Pdl. Anche il discorso di Mirabello ha confermato che da parte di Fini si conduce una critica al governo che per certi aspetti appare surreale, oltre che strumentale e infondata. Pensiamo ad esempio alla politica economica. Come si può non comprendere che il ruolo e il prestigio del ministro dell'Economia e l'influenza del presidente Berlusconi hanno consentito all'Italia di superare una crisi economica senza precedenti? Avremmo potuto fare la fine della Spagna e dell'Irlanda, e invece abbiamo retto e superato la crisi senza grandi danni. E il tutto avendo garantito, grazie ai ministri Sacconi, Brunetta e Fitto, la pace sociale nel Paese. Solo questo basterebbe ad esprimere un giudizio positivo dell'azione del governo.

Ma si potrebbero fare gli esempi della scuola, della pubblica amministrazione, della sicurezza, della giustizia, del federalismo. Sul federalismo, ad esempio, dire che bisogna fare un federalismo che non sia a scapito del Mezzogiorno significa muoversi nel migliore dei casi nel solco della semplice propaganda, se non nella ricerca di facili consensi elettorali. L'anno scorso abbiamo detto che il federalismo è per noi oggi, non solo per la Lega, la chiave per ricostituire l'unità nazionale, per modernizzare l'Italia e per rinnovare le nostre istituzioni. Federalismo significa per noi sussidiarietà, comunità, società civile, responsabilità degli amministratori e delle classi politiche, soprattutto del Sud. Nel dibattito che ho avuto con Fini, l'ho detto chiaramente: il federalismo è per il Sud l'ultima chiamata per cambiare e per restare al passo con i tempi.

Io vedo la rottura di Fini come l'espressione, e la rivolta, di una vecchia politica, che non sente il bisogno di misurarsi con la realtà, il cui perimetro è tutto interno alla politica delle parole, che produce essa stessa la stasi, la conservazione dell'esistente. Una vecchia politica che, quando è di fronte ad una novità importante come quella rappresentata dall'attuale governo, manda tutto all'aria. Non in nome di proposte concrete, ma in nome - diciamolo francamente e chiaramente - di chiacchiere, di parole trite e ritrite, in ultimo in nome del proprio ruolo politico, che alla fine detta le proprie decisioni a scapito degli interessi generali del Paese. Oltretutto è una politica modesta, anche sul piano del professionismo politico, che non ha nulla a che fare con la politica nobile che apprezziamo anche noi, del confronto alto e del dibattito sul futuro del Paese.

Che fare in questa situazione? Da dove ripartire? Dobbiamo, secondo me, ripartire dalla realtà, capovolgere il modo in cui è costruita in Italia la vita politica. La politica del fare non è uno slogan. E' il punto fondamentale della nostra politica, della novità rappresentata da Berlusconi, la ragione per la quale viene combattuto da chi è imbevuto della mentalità e dei riti della vecchia politica. Dobbiamo accantonare lo sterile dibattito politico di carattere generale, in cui siamo insuperabili, adottando al contrario un abito mentale orientato alla conoscenza della realtà e alla concretezza dei contenuti, come condizione fondamentale di una politica capace di risolvere i problemi dell'intera comunità.

Per abbandonare la vuota politica delle parole, inconcludenti e ripetitive, e approdare ad un governo della società, che è la vera funzione della politica, è necessario imprimere un profondo e coraggioso rinnovamento nella cultura italiana, segnata dalla prevalenza dell'idealismo piuttosto che dall'empirismo filosofico e dal realismo politico. La linea Croce-Gentile ha condizionato fortemente l'intera vita culturale italiana, sia nella direttrice marxista sia in quella genericamente moderata. Con l'eccezione di alcuni spezzoni della cultura liberale, di quella cattolica e anche socialista riformista, che hanno mantenuto, sia pure in una posizione nettamente minoritaria almeno dal punto di vista culturale, un'impronta anti-ideologica e pragmatica, anti-statuale e comunitaria, anti-centralista e federalista. Cattolicesimo liberale e socialismo riformista hanno in comune una concezione politica centrata sulla persona, sulla libertà e sulla società civile come luogo primario di organizzazione, dal livello più basso, di una società più umana e più giusta. Queste tradizioni sono oggi confluite in gran parte nel Pdl, che ha perciò il dovere di liberare la cultura politica del nostro Paese dal peso asfissiante delle armature ideologiche del secolo passato e dall'impaccio di una politica disancorata dalla realtà.

Per essere in grado di occuparsi realmente degli interessi reali dei cittadini, delle loro aspettative e delle loro speranze, la politica deve ritrovare un aggancio solido alla realtà, deve avere rappresentanti competenti e onesti (animati da saldi principi e valori), deve avere gli strumenti per decidere e per decidere rapidamente, precedendo i mutamenti vertiginosi dell'economia e della tecnologia. La novità rappresentata dal presidente Berlusconi, in Italia e non soltanto, sta tutta qui. Invece di demonizzare questa novità, parlando continuamente di populismo e di deriva autoritaria, la sinistra dovrebbe riflettere di più su questioni e esigenze alle quali anche una sinistra moderna e al passo con i tempi dovrebbe essere capace di dare delle risposte, a cominciare dal potere della politica di adempiere alle proprie promesse. Rifondare la politica sui contenuti converrebbe a tutti. Continuare a mettere in scena quello che mai come oggi è apparso veramente come un teatrino della politica, incomprensibile e inconcludente, significa solo perdere tempo, allontanare la gente dalla politica e lasciare irrisolti tutti i problemi. Il nostro terreno di confronto, per l'oggi e per il domani, deve restare quello dei contenuti e dei programmi, fortemente radicato nella realtà e nei sentimenti del popolo, su cui si può fondare una nuova politica, al servizio dei cittadini e dell'Italia.

Guardate che siamo più forti di quello che credono i nostri avversari, di quello che credono Fini e i suoi amici. La nostra forza è nelle idee e nei nostri programmi. La debolezza dei nostri avversari, della sinistra, di Fini e di quella che possiamo definire la vecchia politica, deriva dal fatto che essi ritengono presuntuosamente di essere depositari della grande politica. Mentre la vera politica, oggi, è quella che fa i conti con la realtà, che si propone un programma di cambiamento, che dispone degli strumenti di conoscenza per realizzare questo cambiamento e che gode per questo del consenso dei cittadini.

Se in questi 16 anni Berlusconi ha impedito alla sinistra di conquistare il potere; ha costruito una nuova casa dei moderati; ha sdoganato la destra italiana; ha favorito l'evoluzione della Lega; ha fondato il nuovo partito dei moderati; ha governato e riformato l'Italia; ebbene, tutto questo è stato possibile perché siamo l'espressione di una politica nuova, sul piano cultura e su quello politico. Per questo il futuro è nostro.




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Commenti (1)
1. 05-07-2011 16:16
Sandro, sì a cultura politica
Dall'intervento nel CN di Alfano ho letto che l'On. Bondi non vuole più l'esperienza della formazione... 
Sbaglia. 
On. Bondi, Sandro se permetti, abbiamo bisogno di te, di una lucida riflessione politica e culturale, di una voce alta nel e del PdL, quale sai fare solo tu ora! 
Non lasciarci soli... 
Con affetto e stima. 
Moreno
Scritto da Moreno

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