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Numero 476
del 22/05/2012
In difesa del bipolarismo PDF Stampa E-mail
! di Gianni Baget Bozzo
@ragionpolitica.it
  
venerdì 10 settembre 2010

La politica ha già saputo realizzare quello che l'ultimo referendum elettorale proponeva: da un lato la bipartizione dell'elettorato e del parlamento in due schieramenti contrapposti, dall'altro la formazione di un governo di cui il presidente del Consiglio è leader indiscusso e che ha piena autorità nella gestione del Paese. La politica ha saputo, dunque, superare il sistema partitocratico e collegare maggioranza elettorale, maggioranza parlamentare e direzione del governo.

E' con la discesa in campo di Silvio Berlusconi che la politica ha compiuto il passaggio dal governo partitocratico al governo popolare. Ciò è avvenuto inizialmente nonostante il «Mattarellum», una legge elettorale che era, in sostanza, una frode: si proponeva di rispondere alla volontà degli elettori di scegliere, con il sistema maggioritario, direttamente il governo, ma aveva il suo vero punto di forza nella quota proporzionale, in cui i partiti erano mantenuti nella loro identità.

Berlusconi ha realizzato il bipolarismo nella forma possibile per un elettorato educato dal sistema proporzionale alla delega ai partiti. Egli ha operato il cambiamento fondamentale, e lo ha fatto senza toccare la Costituzione del '48, ma sostituendo il bipolarismo al ruolo dei partiti storici fondatori della Costituzione scritta. Berlusconi ha cambiato quello che conta, cioè - per usare un'espressione di Costantino Mortati - la «Costituzione materiale» del Paese. Questo mostra che la politica può cambiare in funzione delle nuove esigenze popolari mantenendo intatto il sistema costituzionale.

Certo, la Carta del '48 ha lasciato senza poteri l'esecutivo, non ha fornito alcuno statuto di governo. Ma questo vuoto della Costituzione è stato riempito dalla politica. E' Berlusconi ad operare ora, con il Popolo della Libertà, quella funzione di rapporto tra governo e democrazia che nella Prima Repubblica era stata garantita dai partiti tradizionali. La democrazia, infatti, oggi vive solo se guidata da una leadership solida, che sappia dare al popolo il sentimento che c'è chi si assume la responsabilità di decidere. La democrazia dell'ideologia e degli intellettuali è finita e con Berlusconi è ritornata la democrazia del popolo, cioè l'essenza della democrazia che è la scelta popolare del leader.




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