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Numero 476
del 22/05/2012
Contini e Napoli riflettano sulla loro assurda misoginia PDF Stampa E-mail
! di Manuela Repetti
repetti@ragionpolitica.it
  
lunedì 13 settembre 2010

La settimana scorsa, proprio nei giorni in cui abbiamo assistito all'impegno internazionale, anche italiano, a sostegno di Sakineh per impedire la sua condanna a morte per adulterio, nell'orto di casa nostra si sono alzate voci di accusa di immoralità fra donne. Accuse ben lontane dalla solidarietà femminile. Mi riferisco a quelle di servilismo, dell'uso del proprio corpo e addirittura di prostituzione, da parte prima della Sen Barbara Contini e ora dell'on Angela Napoli, nei confronti di loro colleghe, in particolar modo se appartenenti al Pdl. Ed ecco rievocare l'epoca dei roghi delle streghe ormai lontana nel tempo, ma ancora fortemente presente nella coscienza collettiva, purtroppo anche femminile.

Siamo cosí sicuri che le accuse della Sen Contini e dell'On Napoli abbiano davvero a che fare con la moralità e l'etica? Premesso che si tratta di accuse infondate, se non totalmente inventate, vorrei ricordare alle due colleghe che esistono varie forme di prostituzione, che non hanno sesso, ancor più subdole e meno dignitose di quella fisica. Si tratta della vendita, a cui assistiamo quotidianamente, della propria anima, del proprio onore, dei propri principi e valori in nome di un'insaziabile ambizione. Una prostituzione però di cui non parla nessuno, tantomeno le signore Contini e Napoli. Quel che spiace è che per distruggere una donna che legittimamente lavora e ricopre ruoli di potere, a maggior ragione se in politica, si ricorre perennemente all'accusa di prostituzione, specie se si tratta di donne di bell'aspetto.

Quel che fa davvero male però, è che a fare certe accuse siano proprio altre donne, rivelando oggi una misoginia ancor più feroce di quella maschile che, nell'epoca delle prime rivendicazioni della parità dei diritti, aveva toccato punte tali da sfociare in una vera e propria demonizzazione della donna. Inviterei dunque le due colleghe a riflettere maggiormente sulle cause della loro misoginia ingiusta e assurda, ma forse solo riconducibili ad una propria personale insoddisfazione che molti descrivono banalmente come semplice invidia.




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