Turchia più democratica o più islamica? La riforma della Costituzione, approvata a maggioranza assoluta dal referendum del 12 settembre, garantisce entrambe le cose. La Turchia, d'ora in avanti, sarà molto più democratica. E quindi, anche più islamica.
La riforma introduce norme caratteristiche di una democrazia liberale occidentale. Riconosce il diritto alla privacy, garantisce il diritto allo sciopero, istituisce un tribunale per i diritti del cittadino, permette di ricorrere individualmente alla Corte Suprema. Soprattutto il referendum ha intaccato il potere delle due caste autocratiche e non elettive che allontanavano la Turchia dal resto dell'Europa: esercito e magistratura. L'esercito, sentinella dello Stato kemalista (laico, nazionalista, socialista in economia), era finora intoccabile, irresponsabile di fronte alla giustizia ordinaria. Agli ufficiali autori del golpe del 12 settembre 1980 (la data del referendum di tre giorni fa non è stata scelta a caso) era garantita l'impunità. Ora, sia loro che i loro colleghi potranno essere processati. Un tribunale civile potrà condannare un militare per crimini commessi nell'esercizio delle sue funzioni. Viene ridimensionato lo stesso potere giudiziario. I membri della Corte Suprema perderanno la loro carica vitalizia e potranno essere rinominati o rimossi ogni 12 anni. Consiglio Supremo della Giustizia e Corte Suprema (costituzionale) non saranno più caste chiuse, saranno «annacquate» da membri eletti dagli organi democratici: il numero dei loro membri verrà aumentato, rispettivamente, da 7 a 22 e da 11 a 17. I nuovi magistrati saranno nominati dal Parlamento e dal Presidente della Repubblica.
Di qui si capisce il voto massiccio a favore del «Sì» da parte delle minoranze etniche e religiose in Turchia. Armeni, ebrei, cristiani e curdi (questi ultimi, anche contro il parere dei partiti separatisti) hanno votato massicciamente a favore della riforma, vedendo in essa un passo avanti per la garanzia dei loro diritti. Si capisce anche l'entusiasmo con cui la notizia della vittoria referendaria della riforma di Erdogan è stata accolta da tutti i governi europei e dagli Stati Uniti.
Pochi vogliono vedere il rovescio della medaglia. Che però esiste, sia nel presente che, prevedibilmente, nell'immediato futuro. La riforma è incompleta e lascia molti residui del passato sistema. Parlare e scrivere del genocidio armeno sarà ancora impossibile, a meno che non venga del tutto abolito il reato di «lesa turchità». Finora e anche in futuro chiunque attenti alla «dignità» nazionale turca potrà subire gravi conseguenze. La libertà religiosa è garantita sulla carta, ma quanto vengono fatti rispettare i diritti dei cristiani in Turchia, tanto per fare un esempio?
Proprio la religione è il principale rovescio della medaglia di questa riforma. Perché maggior democrazia implica più potere alla maggioranza. E la maggioranza è islamica, almeno da 8 anni a questa parte. Il partito islamico, Akp, ha conquistato il governo nel 2002, sei anni dopo ha consolidato il suo potere facendo eleggere un proprio Presidente della Repubblica, il primo non kemalista della storia contemporanea turca. Le leggi più islamiche, come la legalizzazione del velo per le donne nelle scuole, sono state finora bocciate da organi della magistratura laici. Ma con questa riforma il problema non si porrà più. Se i nuovi magistrati saranno nominati da questa maggioranza e da questo presidente (entrambi islamici). La principale paura del Parlamento a promulgare leggi troppo religiose era il golpe militare, condotto da un esercito tradizionalmente legato ai valori laici e kemalisti. Ma il governo Erdogan si è già liberato, in parte, di questo ostacolo. Con lo scandalo «Ergenekon», la scoperta di un (presunto) complotto per un golpe militare, una parte tutt'altro che insignificante delle gerarchie militari è stata processata ed epurata. Ora, con la riforma, cadono anche le ultime immunità e non è impensabile un'epurazione più vasta nel prossimo futuro.
E' dunque giusto festeggiare oggi: la riforma è sicuramente democratica e liberale. E' sbagliato farsi illusioni sul futuro, però. Perché, proprio grazie a una maggior democraticità, la maggioranza attuale può trasformare la Turchia in uno Stato islamico.
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