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Numero 523
del 21/05/2013
L'intolleranza religiosa in India PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
martedì 14 settembre 2010

Il coprifuoco in vigore da tre mesi nella valle del Kashmir indiano è stato esteso a tutte le città della regione, per tentare di mettere fine alle violenze dei separatisti islamici che in poche ore hanno provocato 17 morti e circa 80 feriti. È successo nella provincia di Jammu-Kashmir, dove migliaia di persone si sono riversate nelle strade nella mattina del 13 settembre e hanno dato alle fiamme una chiesa e una scuola. Nella serata dello stesso giorno, malgrado l'intervento delle Forze dell'ordine, sono state poi attaccate due scuole protestanti - la Christ School e la Christ Mohalla School di Pooch Jammu - ed è stata incendiata una scuola cattolica - la Good Shepherd School di Pulwama.

A scatenare la collera della popolazione di religione islamica, che nel Punjab, nello stesso giorno e per la stessa ragione, ha incendiato una chiesa e una scuola della Christian Society Mission, è stata l'iniziativa del reverendo americano Terry Jones che, come è noto, alla vigilia dell'11 settembre aveva proposto che si bruciassero delle copie del Corano per celebrare il nono anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle di New York. Il reverendo Jones alla fine ha rinunciato a mettere in atto il suo proposito, ma questo non è valso a calmare gli animi, e non soltanto in India, dando ragione a chi aveva condannato la sua iniziativa proprio prevedendo ritorsioni e atti di violenza da parte dei fedeli di Allah, specie quelli fondamentalisti, offesi a morte.

Malgrado ciò che sta accadendo in India, non far arrabbiare gli estremisti islamici per evitare che si vendichino non è l'argomento migliore contro il reverendo Jones e contro chi la pensa come lui. Piuttosto bisogna domandarsi: che senso avrebbe combattere contro l'intolleranza e in difesa delle libertà personali (inclusa quella di religione) se si desse ragione a chi non trova modo migliore di rendere omaggio alle vittime del terrorismo islamico che incendiare un testo sacro, tanto più venerato in quanto ritenuto parola divina increata? In secondo luogo, non si deve dar credito alla tesi subito formulata negli ambienti antioccidentali mentre l'11 settembre Ground Zero ancora bruciava: la tesi secondo cui il terrorismo islamico e altre forme di avversione all'Occidente sono la reazione, del tutto comprensibile, a una civiltà arrogante, gravata di colpe e responsabile di tutti i mali del pianeta. Una parte del mondo islamico ha dichiarato guerra all'Occidente perché lo odia e ne vuole la fine e perché ritiene che la missione di un buon musulmano sulla terra sia estendere la comunità dei credenti a costo di usare la forza e persino di perderci la vita: quindi comportarsi bene, mostrarsi miti e ben disposti, non ci salva.

Perciò sbaglia la peraltro ottima AsiaNews intitolando un suo lancio d'agenzia: «I frutti di "Brucia il Corano": scuola cattolica bruciata, due scuole protestanti nel mirino». I fatti del Kashmir sono il frutto non della campagna «Brucia il Corano», bensì dell'intolleranza religiosa e del tribalismo che in India, come altrove, non hanno bisogno di pretesti per manifestarsi, come provano i frequenti attacchi alle inermi comunità cristiane locali. Proprio la Good Shepherd School è stata presa di mira ripetutamente, fin dalla sua fondazione nel 1997. Come documenta AsiaNews, nel 2003 è stata attaccata due volte dai fondamentalisti islamici e il suo fondatore, padre Jim Borst, è stato minacciato di espulsione per proselitismo perché accusato di convertire al cristianesimo i bambini della sua scuola.

Inoltre gli attentati di questi giorni vanno visti nella prospettiva più ampia della ventennale lotta per l'autonomia del Kashmir: negli ultimi tre mesi gli scontri tra manifestanti e polizia hanno causato non meno di 70 vittime. A peggiorare il quadro è il fatto che da anni, nelle file dei separatisti, si sono infiltrati nuclei musulmani radicali legati al terrorismo internazionale e al conflitto mediorientale. «Ieri - riporta AsiaNews - nelle manifestazioni si lanciavano slogan anti-indiani, ma anche anti-Usa e anti-Israele: un fatto, questo, alquanto nuovo nel panorama politico indiano. Il tentativo di islamizzare il Kashmir eliminando le altre minoranze - sikh, indù e cristiane - è sempre più forte».




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