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Numero 476
del 22/05/2012
Gli attacchi di Misna contro il Governo italiano PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
lunedì 20 settembre 2010

L'agenzia di stampa missionaria italiana Misna, specializzata in notizie dal sud del mondo e radicalmente antioccidentale, non perde occasione per denigrare il governo italiano: questo, ovviamente, da quando ne è a capo Silvio Berlusconi. I suoi attacchi sono diventati se possibile ancora più frequenti dopo l'avvento alla casa Bianca del presidente Obama che ha messo quasi del tutto fine ai lanci d'agenzia critici nei confronti degli Stati Uniti.

La 20a Settimana mondiale dell'acqua, conclusasi la scorsa settimana a Stoccolma, è stata per Misna l'ennesima occasione per richiamare l'attenzione sulle colpe dell'Occidente in generale e su quelle italiane in particolare. La più recente, se non la più grave, per quanto riguarda l'Italia, è aver varato nel novembre 2009 la legge Ronchi che, secondo i portavoce dello schieramento antigovernativo ai quali Misna dà volentieri spazio anche quando come in questo caso il sud del mondo non c'entra affatto, «privatizza i rubinetti d'Italia». Contro questa legge si è subito mobilitato il Forum italiano dei Movimenti per l'acqua pubblica lanciando un referendum abrogativo che tra aprile e giugno ha raccolto 1,4 milioni di firme. I promotori hanno festeggiato il successo della loro iniziativa definendolo una vittoria culturale e politica, chiaro segno della volontà popolare di rifiutare la «decisione immorale» di un governo al servizio dei potentati economico-finanziari. «Sull'acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia - ha scritto Alex Zanotelli, il padre comboniano che ha fatto della lotta contro il Presidente del Consiglio Berlusconi una missione - la legge Ronchi è la vittoria del mercato, la mercificazione della"‘creatura" più sacra che abbiamo: "sorella acqua". È criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso dell'umanità».

In realtà, come è noto, il decreto Ronchi dispone semplicemente l'adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali, inclusi gli acquedotti, indicando le norme per l'affidamento della loro gestione a società private e miste. Ma invece le firme sono state raccolte pretendendo che il controllo delle risorse idriche nazionali passerà nelle mani di privati che ne faranno fonte di profitto a loro discrezione e quindi che dovremo d'ora in poi pagarle a caro prezzo, tanto più che «sorella acqua» andrà scarseggiando ulteriormente a causa - e come poteva mancare - del riscaldamento globale che fa sciogliere nevai e ghiacciai (il che peraltro, al meno nel breve periodo, non dovrebbe aumentare la quantità d'acqua disponibile?).

«L'acqua appartiene al popolo, è e rimane un bene pubblico, le firme sono state raccolte con una bugia, il referendum è falso come contenuto ideologico», tentavano invano di spiegare a luglio i ministri Ronchi, Fitto e Tremonti, all'indomani della riunione del Consiglio dei Ministri che ha dato il via libera al regolamento in materia di servizi pubblici locali.

Inoltre, trattandosi dell'applicazione di un trattato internazionale, la normativa varata non può essere soggetta a referendum abrogativo. Quindi, a quanto pare, la consultazione referendaria non si potrà neanche svolgere. In tal caso resterà tuttavia un danno di immagine enorme: 1,4 milioni di persone sono state infatti convinte con l'inganno che un governo irresponsabile e maligno si appresta a sottrarre loro persino una risorsa essenziale come l'acqua. Il fatto che nel frattempo, il 28 luglio, l'Italia abbia approvato la risoluzione proposta dalla Bolivia all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che definisce l'accesso all'acqua sana e pulita un diritto umano essenziale non rimedia al danno: al contrario viene presentato come un'ipocrisia che conferma l'inaffidabilità del nostro governo e di chi lo guida.




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