freccia_long
Numero 476
del 22/05/2012
L'economia sarà il vero test per Ed Miliband PDF Stampa E-mail
! di Gabriele Cazzulini
cazzulini@ragionpolitica.it
  
martedì 28 settembre 2010

«Family day» potrebbe essere lo slogan del congresso laburista in cui una conta all'ultimo voto ha infine eletto domenica scorsa il deputato Ed Miliband nuovo segretario del partito. Ed ha sconfitto il fratello David, ex ministro degli Esteri dell'ex premier Gordon Brown. Una lotta veramente fratricida, con Ed che ha battuto David sul filo di lana di una sottilissima maggioranza: appena l'1,3% dopo aver scrutinato persino le terze e quarte preferenze. Fosse stato un duumvirato, il Labour avrebbe innovato con originalità il quadro politico inglese. Se non fosse che Ed è il primo leader laburista di origini ebraiche e figlio di Ralph, intelligente sociologo marxista in un'epoca in cui la sociologia marxista sembrava detestare l'intelligenza, il profilo di questo quarantenne semi-vincitore per grazia del fato sarebbe già troppo opaco per reggere il peso della leadership dell'opposizione di Sua Maestà.

Da perfetti esempi di concretezza, gli inglesi si pongono due domande fondamentali intorno a Ed: sarà lui il salvatore del Labour e sarà un clone di Blair? A sfogliare gli almanacchi della storia laburista, i corsi e i ricorsi non soccorrono il neo-leader. Prima di trovare in Blair un leader vincente, il Labour bruciò quattro segretari in diciotto anni - le contraddizioni tra modernizzazione, riformismo, liberalismo e terzavia fecero cuocere a fuoco lento il Labour. Ma questa volta, a differenza degli anni d'oro di Blair, Ed deve fronteggiare, da valoroso cavaliere della tavola rotonda, l'inedita coppia liberal-democratica-conservatrice, un matrimonio politico dettato dai numeri di un «parlamento appeso» all'incertezza piuttosto che dalla sincera volontà elettorale. La soluzione potrebbe essere nel problema stesso: quando il gioco è per tre, anche i laburisti potrebbero formare un gabinetto di minoranza. Lo fecero nel 1979, con disastrosi effetti, ma nulla lo vieta. Ed è il più giovane leader dell'opposizione. Blair aveva 44 anni quando prese in mano le redini del partito e diventò premier. E' stato anche il più parsimonioso dei deputati della precedente legislatura piagata dagli scandali sui rimborsi-spese gonfiati. Insomma, Ed conserva il candore idilliaco della purezza di chi ci crede, nonostante tutto. Anche nonostante un'insipienza latente che è tipica dei «giovani» leader?

E' l'altra domanda, quella sull'identità del nuovo partito, a creare più confusione. Cosa sarà il Labour di Ed? Ritornerà ad essere il New Labour rosso stinto di Blair oppure ritornerà il partito laburista rosso acceso? Le questioni cromatiche raccontano molto. Ma è la formulazione della domanda che conduce il ragionamento in un trabocchetto. Comunque andrà a finire, è la logica del «ritorno a» che manca il suo bersaglio - ridare vita ad un partito sconfitto politicamente e, soprattutto, al termine di una lunga fase declinante. Per compiere questa missione, Ed deve guardare avanti, non indietro. Nonostante il clamore del suo ultimo libro, Blair è politicamente trapassato. Idem per le ancora più vaghe e vecchie idee del socialismo all'inglese, tra fabianesimo e sindacalismo. Rottami storici riposti negli scantinati dei ricordi per non rovinare il prato all'inglese del pragmatismo. La democrazia inglese è il più fedele ritratto del capitalismo anglosassone: i veri leader sono imprenditori politici che rinnovano l'intero sistema politico con nuove idee e nuove sfide.

Nel governo Brown Ed diresse il dipartimento per l'energia e il cambiamento climatico. E' da lì che il nuovo, giovane leader deve iniziare la sua segreteria: nuove energie per una nuova economia. Ed è il paladino dell'economia pulita e della lotta alle emissioni di idrocarburi. Sono temi molto en vogue anche a Londra e, guarda caso, possono essere il volano per il rinascimento, pardon: il reset, del Labour inglese. Blair e prima ancora Lady Thatcher furono artefici di veri e propri cicli politici che si reggevano su formidabili modelli di sviluppo economico. Brown ha fallito e ha pagato. Tocca a Cameron, ma le premesse non sono brillanti. Poi sarà il turno di Ed Miliband. Se Shakespeare fosse ancora vivo, potrebbe scegliere se scrivere una tragedia o una commedia - dipende da cosa farà Ed.




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata