L'insediamento di una Commissione d'inchiesta sull'operato di alcuni magistrati, richiesto dal presidente del Consiglio, ha suscitato scontate reazioni da parte della sinistra, di Di Pietro, dell'Associazione Nazionale Magistrati e - forse ancor più scontate - da parte dei finiani. Si tratta, in realtà, di una proposta politicamente e storicamente necessaria al fine di fare luce su quanto è accaduto e sta accadendo nel nostro Paese. Almeno dal 1992 in poi, infatti, non si può comprendere la storia italiana senza fare riferimento all'intervento di una parte della magistratura nell'ambito della vita politica.
Il primo atto avviene dopo la caduta del Muro di Berlino. In quel momento, grazie alle indagini unilaterali della magistratura, i partiti democratici vengono decapitati e resta in piedi solo il Pci, che pure era coinvolto pesantemente, come tutti i partiti, nella corruzione, e inoltre riceveva contributi da uno Stato straniero a quei tempi nemico dell'Italia come l'Unione Sovietica.
Il secondo atto avviene quando, col fallimento del tentativo del Pci di conquistare il potere dopo l'eliminazione dei partiti democratici, il primo governo Berlusconi, voluto dagli italiani, viene fatto cadere da una congiura di palazzo, con l'approvazione - se non addirittura la complicità - del capo dello Stato, attraverso un avviso di garanzia recapitato al presidente del Consiglio mentre presiede un vertice internazionale. Da quel momento le indagini della magistratura prendono a bersaglio Berlusconi con accuse di ogni sorta, ma con l'unico vero scopo di sovvertire la volontà popolare che ripone in Silvio Berlusconi le speranze di un'Italia migliore. Nasce così una serie di inchieste contro la famiglia Berlusconi che non ha paragoni nel mondo.
Che la sinistra italiana abbia tentato - e continui a farlo tutt'oggi - attraverso scorciatoie giudiziarie di sovvertire la democrazia nel nostro Paese è un fatto oggettivo. Affermare ciò non significa affatto delegittimare tutta la magistratura. Esistono infatti tanti magistrati che ogni giorno compiono il proprio lavoro onestamente. E questi magistrati sono la maggioranza. Ma l'uso politico della giustizia da parte di una certa magistratura purtroppo è un fatto reale e, come tale, è gravissimo e va risolto. Dunque, per quei magistrati onesti una Commissione d'inchiesta parlamentare non dovrebbe costituire una minaccia o essere considerata un attentato all'autonomia del potere giudiziario, ma al contrario essere una garanzia e un riconoscimento della propria indipendenza e imparzialità. Invece la reazione smisurata e di forte preoccupazione fa pensare che forse qualche magistrato non abbia svolto il proprio delicato lavoro così limpidamente come vuol far credere, riuscendo a condizionare la vita politica del Paese al punto di deviarne la storia. Ma fortunatamente la storia non la scrivono i magistrati.
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