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Numero 476
del 22/05/2012
Fini continua a rispolverare temi cari alla sinistra PDF Stampa E-mail
! di Aurora Franceschelli
aurora@ragionpolitica.it
  
martedì 26 ottobre 2010

Che sta accadendo all'interno dell'area finiana? Gli esperimenti da laboratorio, a volte, generano «mostri politici», soprattutto quando essi sono realizzati sulla base di ricette programmatiche i cui ingredienti vengono presi a prestito da un'area politica diametralmente opposta. Addirittura Fini si è permesso di «scavalcare a sinistra» la proposta che fece, nel 2007, la sinistra radicale di Ferrero, che si battè per alzare l'aliquota sulle rendite finanziarie dall'attuale 12,5% al 20%: ebbene, l'attuale presidente della Camera ha proposto di andare oltre a quel 20%, chiedendo che l'asticella della tassazione raggiunga la soglia del 25%.

E pensare che persino Prodi, ai tempi in cui il segretario di Rifondazione Ferrero rivendicava la necessità di varare a breve un provvedimento volto a colpire le rendite, tergiversò, rimandando al futuro una misura che pure era prevista nel programma dell'Unione (e che comunque non vide la luce per la caduta di Prodi). Egli, allora, spiegò che «in un periodo di turbolenze finanziarie la saggezza dice di non toccare un capitolo così sensibile».

Sempre sul tema dell'innalzamento dell'aliquota sulle rendite finanziarie un'economista come Mario Baldassarri, finiano doc e aderente al nuovo parti Fli, nel 2007, proprio in merito alla pressione che su questo terreno fecero i comunisti, aveva manifestato un approccio del tutto differente rispetto a quello che oggi Futuro e Libertà presenta come fiore all'occhiello della sua politica economica: allora il senatore ex aennino sosteneva che «aumentare le tasse su titoli di Stato, Bot e Cct è una partita di giro, perché se si aumentano le tasse aumentano anche i tassi di interesse quindi il risultato è pari a zero». Addirittura, sempre nel 2007, il senatore marchigiano si spinse a chiedere alla sinistra, dal momento che «in Italia e in Europa vige un regime di perfetta mobilità dei capitali», «come si fa a fare una stima di maggior gettito? Potrebbe addirittura essere minore perché i capitali se ne vanno». Ma come? Eppure Fini, che ha come suo consigliere economico proprio Baldassarri, è convinto che colpire più pesantemente le rendite generi risparmi da utilizzare in altro modo.

Di fronte a queste incongruenze molti si chiederanno cosa si nasconde dietro questo atteggiamento ondivago della nuova banda finiana. Evidentemente Fini, per allargare le strette maglie del suo consenso, ampliandolo a tutta l'area dell'antiberlusconismo duro e puro, ha bisogno di attingere anche dalle battaglie storiche della sinistra. E così, dopo un percorso personale che lo ha portato a rinnegare le sue posizioni passate, battendosi per il voto agli immigrati, per le coppie di fatto, per una sensibilità più laicista sui temi etici, ora dal suo cilindro Fini fa escire un nuovo «coniglio», ossia l'idea di alzare l'aliquota sulle rendite finanziarie, ed il tutto avviene proprio in concomitanza del periodo in cui il Tesoro, in una serie di aste di titoli del debito pubblico, si appresta a collocare sui mercati sino a 20,25 miliardi di euro, rischiando di creare allarmismi sui potenziali investitori.

Dopo aver cavalcato l'onda d'urto della battaglia sulla legalità, prendendola a prestito dai dipietristi, Fini ha deciso di rispolverare anche un tema caro alla sinistra massimalista. Probabilmente il delfino di Almirante non si rende conto che una manovra del genere, in questo momento, avrebbe come effetto quello di colpire lo zoccolo duro del nostro Paese, ossia il risparmio delle famiglie. Sì, perché in Italia ad essere penalizzati da un tale provvedimento, in realtà, sarebbero i piccoli e medi risparmiatori, poiché nel nostro Paese le rendite finanziarie si originano in gran parte grazie ai Bot. Rendendo l'acquisto di questi ultimi meno conveniente, però, non solo si scoraggerebbe il risparmio delle famiglie (che in questo momento di crisi ha costituito un'àncora di salvezza), ma, con meno sottoscrittori di titolo di Stato, si metterebbe a rischio anche il nostro debito pubblico, il cui peso sul bilancio statale crescerebbe anche in presenza di un maggiore gettito dovuto ad un'eventuale innalzamento dell'aliquota sulle rendite, che difficilmente sarebbe in grado di compensare comunque l'aumento del nostro debito. Ma, forse, viste le posizioni passate dei finiani, verrebbe da pensare che la proposta di Fini sia semplicemente parte del suo più ampio piano, quello di proporre ricette politiche alternative rispetto alla maggioranza grazie alla quale è stato eletto solo strumentalmente, secondo un progetto tattico che, nutrendosi di ambizione personale, è volto a spodestare, attraverso giochi da Prima Repubblica, chi è stato indicato dagli elettori quale leader dell'attuale maggioranza.




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Commenti (1)
1. 30-10-2010 09:30
Fini e la sinistra
Fini e la sinistra sono dei politici, cioè venditori di balle e artefici di disastri in grado di guardare non oltre il loro naso. E' per questo che il popolo italiano, comincia a manifestare la sua lungimiranza gradendo la guida di un Imprenditore.
Scritto da Manfredo

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