Licia Ronzulli, parlamentare europea, 35 anni, eletta nelle liste del Pdl nella circoscrizione Nord-Ovest, a settembre ha guadagnato i riflettori di tutta Europa perché si è presentata ad una seduta plenaria dell'Aula di Strasburgo con in braccio la figlia nata da poche settimane, Vittoria. Un gesto che, come ha sottolineato il quotidiano tedesco Bild, è servito a sensibilizzare gli europarlamentari sul tema delle difficoltà che debbono affrontare le donne nel conciliare la vita lavorativa con quella famigliare e sulla necessità, sostenuta dall'onorevole Ronzulli, di concedere loro una maggiore tutela.
Onorevole Ronzulli, lei si è fatta promotrice, attraverso la presentazione di due emendamenti alla Direttiva comunitaria in tema di maternità, di iniziative concrete per tutelare le donne lavoratrici. Ci può illustrare come evolveranno le normative degli Stati membri una volta recepita la nuova direttiva Ue dai rispettivi ordinamenti?
Il voto del Parlamento europeo sulla relazione Estrela ha introdotto numerose innovazioni che saranno tangibili a tutti i cittadini europei una volta che la proposta di direttiva sarà votata anche dal Consiglio europeo ed in seguito recepita da tutti gli Stati membri. Il periodo minimo di congedo di maternità passa da 14 a 20 settimane retribuite al 100%. Se in Italia già vige una legislazione maggiormente favorevole, il congedo pienamente retribuito è sicuramente una novità che farà piacere a tutte le donne intenzionate ad avere dei figli. Per completezza, bisogna comunque ricordare che è prevista una «clausola passerella», fortemente richiesta da Francia e Germania, che permette una retribuzione minima del 75% nelle ultime 4 settimane di congedo per quei Paesi che attualmente adottano un periodo minimo di congedo di maternità di 14 settimane. Ma le novità saranno anche molte altre: ad esempio, un congedo di maternità prolungato nel caso di nascita di figli disabili, il divieto di lavoro notturno e straordinario nelle 10 settimane che precedono la data prevista del parto e per l'intera durata dell'allattamento, il divieto assoluto di effettuare mansioni pesanti e l'equiparazione delle coppie sposate a quelle non sposate.
Con questa nuova Direttiva, che sostituisce quella del 1992, la donna in gravidanza avrà più garanzie che la tutelano da un'eventuale licenziamento?
Assolutamente sì: basti pensare che, ad esempio, con l'approvazione dell'emendamennto 52 é stato imposto il divieto di licenziamento per almeno 6 mesi successivi al termine del congedo di maternità.
Quanto statuito dal Parlamento europeo prevede novità anche per i neo-papà. Ce le potrebbe riassumere brevemente?
La Direttiva, così come é stata votata, prevede anche un congedo di paternità obbligatorio e retribuito della durata di 2 settimane, diritto che viene esteso anche a padri di coppie non sposate. Questa é una grandissima novità, un grande passo per spostare l'attenzione dalla maternità alla genitorialità. Il padre sarà messo nelle condizioni di poter contribuire all'assistenza del neonato e non perdere così questo momento straordinario. Vorrei però chiarire che, a differenza di quanto letto su molti giornali ed interviste, non é assolutamente vero che questo congedo sarà retribuito obbligatoriamente al 100%. Spetterà infatti ai singoli Stati membri in sede di Consiglio Europeo stabilire l'ammontare di tale indennità.
Uno dei nodi fondamentali che sono e saranno tenuti ad affrontare gli Stati moderni è quello di una bassa crescita demografica, che incide pesantemente sulla sostenibilità del Welfare e sul futuro delle nuove generazioni. In Italia, come sappiamo, è molto difficile, per le donne che decidono di avere figli, riuscire a conciliare i tempi della maternità con quelli del lavoro. Quali sono le criticità sulle quali in Italia ritiene che, nel prossimo futuro, bisognerà intervenire per consentire alle donne di non essere costrette a scegliere tra lavoro e famiglia?
La bassa natalità é purtroppo un problema che accumuna l'Italia a molti altri Stati europei. Aiutare le donne a conciliare meglio il ruolo di madre con quello di lavoratrice é da sempre uno degli obiettivi principali dell'Unione europea. Questa Direttiva permette di intraprendere un nuovo percorso che va incontro alle esigenze delle donne e delle nuove famiglie europee, guardando ad una società che pone la crescita, la formazione e l'educazione delle future generazioni al centro dell'azione politica. Anche se la legislazione italiana rispetto a quella europea garantisce ottime tutele, ancora molto rimane da fare. Penso ad esempio alla creazione di nidi aziendali: la Direttiva prevede un supporto specifico alle mamme lavoratrici mediante la creazione di asili aziendali in grado di sopperire alla carenza di strutture private o pubbliche. Sarà un vantaggio per le dipendenti ma anche per le aziende dove le madri saranno incentivate a tornare a lavorare prima e con maggiore serenità.
Berlusconi ha annunciato che uno dei punti cardine che orienterà la nuova riforma del Fisco sarà la famiglia. Il Governo, dunque, dopo aver affrontato con prontezza gli strali della crisi economica, salvaguardando, attraverso gli ammortizzatori sociali, anche le famiglie in difficoltà, intende ora perseguire una politica incentrata sulla tutela fiscale delle famiglie con figli. Come giudica questa scelta?
Il governo Berlusconi ha affrontato la crisi scegliendo di proteggere il risparmio e il potere d'acquisto dei cittadini e soprattutto delle famiglie, con un occhio di riguardo a quelle numerose e a basso reddito. Non sono state aumentate le tasse e sono stati invece costituiti fondi specifici per aiutare le famiglie ad affrontare le spese legate alla nascita e all'assistenza dei nuovi figli. La scelta del nostro Governo di orientare la fiscalità verso la famiglia é coraggiosa e lungimirante e personalmente non posso che condividerla e sostenerla. Sono convinta che, con la ricezione della nuova Direttiva europea sulla maternità, queste scelte potranno giovare di uno slancio ulteriore, permettendo alle donne italiane ed europee di non dover più scegliere fra carriera e famiglia.
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