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Numero 476
del 22/05/2012
Padri separati e figli. Anche qui serve più giustizia PDF Stampa E-mail
! di Manuela Repetti
repetti@ragionpolitica.it
  
lunedì 08 novembre 2010

padre_figlio.jpgIn questi ultimi tempi si parla, a ragione, della necessità di una riforma della giustizia. Una giustizia che, in Italia, per i tempi troppo lunghi si trasforma paradossalmente in una sorta di ingiustizia. E' il caso anche della giustizia minorile, che vede i tempi dei processi spaventosamente lunghi, che giungono a compimento quando, di fatto, per il passare degli anni è cambiata la natura stessa degli interessati, che sono diventati, ahimé in molti casi, già adulti. Naturalmente questo vale anche per quei genitori in cause che hanno come oggetto l'affidamento dei figli minori, e in particolar modo per quei padri ai quali viene sempre più impedito, nonostante il grande passo in avanti compiuto con la legge dell'affidamento condiviso, di svolgere appieno il proprio ruolo nella crescita dei figli.

Si tratta di un problema che, soprattutto negli ultimi anni, sta assumendo proporzioni tali da non poter più essere ignorato. Un fenomeno che provoca situazioni di disagio per i figli, spesso usati come arma di ritorsione. Nella maggior parte dei casi, i figli vengono assegnati dai giudici alla madre, imponendo invece ai padri oneri economici gravosi senza che possano avere, nonostante la sentenza del giudice che glielo riconosce, un ruolo significativo nell'educazione e nella sfera affettiva dei propri figli. Vi è un associazionismo molto esteso e numeroso formato da padri divorziati, i quali lamentano di essere stati esclusi dalla vita dei propri figli e nel contempo di versare in condizioni economiche ai limiti della sopravvivenza a seguito delle condizioni stabilite dal divorzio.

Generalmente la rottura del rapporto matrimoniale e di una lunga storia d'amore non conduce ad un accordo civile di separazione, bensì ad una lunga scia di rancori, di litigi e di disaccordi che hanno come vittime principali, e innocenti, proprio i figli. I figli entrano nella contesa, finendo per essere utilizzati da un coniuge contro l'altro, spesso attraverso subdoli e sottili quanto pesanti condizionamenti psicologici. Ed è proprio per questi condizionamenti che, in molti casi, le condizioni stabilite dai giudici non vengono rispettate a causa di un permanente atteggiamento di rifiuto da parte di uno dei coniugi, celato spesso dietro un'ipotetica volontà del minore, o da parte di entrambi di trovare un accomodamento civile.

Qualche accorgimento di carattere legislativo sarà necessario per tutelare soprattutto i minori ma anche quei padri a cui viene impedito un rapporto sereno con i loro figli, descrivendo più accuratamente le procedure di esecuzione dei provvedimenti che disciplinano i rapporti tra genitori e figli dopo la separazione o il divorzio, oggi assente nell'attuale legislazione.

L'on. Manuela Repetti è parlamentare del Popolo della Libertà




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Commenti (2)
1. 21-01-2011 17:41
Il padre e lo stato anti-padre
Grazie, On. Repetti, di aver centrato l'obiettivo sulle procedure di esecuzione delle disposizioni giudiziarie (ironicamente, bisognerebbe prevederle anche per i giudici, relativamente alle disposizioni legislative) in ambito di diritto di famiglia. 
Dimezzare l'accesso dei figli a beni genitoriali, intesi non solo come affetto e cura, ma anche professionalità e cultura, significa negare alla generazione futura lo sviluppo di tutte le potenzialità personali (art. 3 della Costituzione). Mai pensato che i giovani nè-nè (lavoro e studio) ed i bamboccioni siano così perchè orfani di padre vivo? Mai ipotizzato che le PMI hanno una solida base familiare ed una tipica trasmissione transgenerazionale, spezzata dall'allotanamento del padre imprenditore secondo i canoni di separazione/divorzio impostida una magistratura ignara dell'importanza del lavoro nella vita di ognuno? Mai dubitato che la normatività di cui tutti dovremmo esere intrisi è il frutto dei nostri padri (e non del donnesco?)
Scritto da Diego Alloni
2. 07-04-2012 17:41
quando i figli vivono con i padri ecco c
quando i figli vivono con i padri ecco cosa succede: 
1)affido condiviso 
2)tempi e modi della frequentazione del genitore non coabitante 
3)il genitore non coabitante sollevato da ogni onere contributivo verso i figli 
4)i due figli, di conseguenza, integralmente a carico del genitore coabitante 
5)il genitore coabitante tenuto al mantenimento del genitore non coabitante. 
6)spese mediche e scolastiche del primogenito integralmente a carico del genitore coabitante 
7) spese mediche e scolastiche del secondogenito al 50%, solo se necessarie, concordate e documentate.(ovvero nessuna). 
La SUPREMA CORTE più volte ha affermato il principio che "il genitore non convivente è sempre e comunque tenuto al mantenimento dei figli". 
IL GENITORE CONVIVENTE E' IL PADRE e ciò porta la sentenza ad essere in contrasto anche con l'art. 3 della Costituzione Italiana. Ho fatto una pagina internet in cui spiego meglio la questione. 
Grazie 
Luca Cervino 
sito protesta: http://www.lucacervino.it
Scritto da luca212

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