In questi ultimi tempi si parla, a ragione, della necessità di una riforma della giustizia. Una giustizia che, in Italia, per i tempi troppo lunghi si trasforma paradossalmente in una sorta di ingiustizia. E' il caso anche della giustizia minorile, che vede i tempi dei processi spaventosamente lunghi, che giungono a compimento quando, di fatto, per il passare degli anni è cambiata la natura stessa degli interessati, che sono diventati, ahimé in molti casi, già adulti. Naturalmente questo vale anche per quei genitori in cause che hanno come oggetto l'affidamento dei figli minori, e in particolar modo per quei padri ai quali viene sempre più impedito, nonostante il grande passo in avanti compiuto con la legge dell'affidamento condiviso, di svolgere appieno il proprio ruolo nella crescita dei figli.
Si tratta di un problema che, soprattutto negli ultimi anni, sta assumendo proporzioni tali da non poter più essere ignorato. Un fenomeno che provoca situazioni di disagio per i figli, spesso usati come arma di ritorsione. Nella maggior parte dei casi, i figli vengono assegnati dai giudici alla madre, imponendo invece ai padri oneri economici gravosi senza che possano avere, nonostante la sentenza del giudice che glielo riconosce, un ruolo significativo nell'educazione e nella sfera affettiva dei propri figli. Vi è un associazionismo molto esteso e numeroso formato da padri divorziati, i quali lamentano di essere stati esclusi dalla vita dei propri figli e nel contempo di versare in condizioni economiche ai limiti della sopravvivenza a seguito delle condizioni stabilite dal divorzio.
Generalmente la rottura del rapporto matrimoniale e di una lunga storia d'amore non conduce ad un accordo civile di separazione, bensì ad una lunga scia di rancori, di litigi e di disaccordi che hanno come vittime principali, e innocenti, proprio i figli. I figli entrano nella contesa, finendo per essere utilizzati da un coniuge contro l'altro, spesso attraverso subdoli e sottili quanto pesanti condizionamenti psicologici. Ed è proprio per questi condizionamenti che, in molti casi, le condizioni stabilite dai giudici non vengono rispettate a causa di un permanente atteggiamento di rifiuto da parte di uno dei coniugi, celato spesso dietro un'ipotetica volontà del minore, o da parte di entrambi di trovare un accomodamento civile.
Qualche accorgimento di carattere legislativo sarà necessario per tutelare soprattutto i minori ma anche quei padri a cui viene impedito un rapporto sereno con i loro figli, descrivendo più accuratamente le procedure di esecuzione dei provvedimenti che disciplinano i rapporti tra genitori e figli dopo la separazione o il divorzio, oggi assente nell'attuale legislazione.
L'on. Manuela Repetti è parlamentare del Popolo della Libertà
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