 I drammatici atti di violenza compiuti contro i cristiani in Iraq sono un segnale ben preciso e diretto alla comunità cristiana che vive in Medio Oriente. Non deve pertanto stupire quanto avvenuto in Libano lo scorso 4 novembre, nella sede del patriarcato cattolico maronita a Nord di Beirut, dove, alla presenza del cardinale Nasrallah Sfeir, si sono incontrati i maggiori leaders politici cristiani del Paese dei cedri. La chiesa maronita è dunque intervenuta nella ormai sempre più delicata politica libanese manifestando i rischi ai quali si troverebbe esposta la comunità cristiana di fronte ad un ipotizzabile tentativo di Hezbollah di prendere il potere con la forza. Il partito di Dio, infatti, da quanto è emerso sia sulla stampa libanese che sul quotidiano saudita Al -Sharq Al Awsat, si starebbe preparando ad attuare un vero e proprio colpo di Stato qualora il tribunale che sta accertando le responsabilità dell'omicidio Hariri dovesse condannare alcuni alti esponenti del movimento sciita. Non è una novità di questi giorni il tentativo di Hezbollah di fermare e delegittimare in qualsiasi modo, compresa la minaccia di scatenare la guerra civile, l'operato del tribunale speciale per il Libano. A tali minacce, nelle ultime ore, si è andata ad aggiungere la possibilità, peraltro confermata dal generale dell'intelligence israeliana Amos Yadlin, che Hezbollah abbia tutte le necessarie capacità militari per prendere il controllo delle istituzioni libanesi in poche ore. Il partito di Dio, infatti, oltre all'ormai noto arsenale composto da razzi, sarebbe anche in possesso, secondo quanto riferito il 6 novembre sul quotidiano israeliano Haaretz, anche di veicoli senza pilota UAV, forniti - inutile dirlo - dall'Iran. È significativo il fatto che il generale Michel Aoun, alleato di Hezbollah ed Amal all'interno della coalizione filo-siriana dell'8 marzo, non abbia partecipato all'incontro presso il patriarcato maronita, che nasceva con l'auspicio di riunire tutti i partiti cristiani presenti in Libano. Tale scelta potrebbe isolare il cristiano Aoun dalla sua base elettorale, come già confermano i risultati delle politiche del 2009, delle municipali del 2010 e delle elezioni studentesche tenutesi in questi giorni all'università di Notre Dam. Partendo quindi da queste considerazioni la comunità internazionale, presente in Libano non solo con la missione Unifil, si ritrova a dover fronteggiare da una lato il crescente peso politico che ha acquisito l'Iran nei confronti del Libano tramite Hezbollah e dall'altro deve far sì che il tribunale speciale possa terminare il suo lavoro. Qualsiasi cedimento, magari anche sotto le minacce di Hezbollah, non solo consegnerebbe il Paese dei cedri al duo Iran-Siria, ma darebbe un duro colpo alle speranze di quei partiti della coalizione del 14 marzo che hanno guardato con speranza alla piena sovranità del Libano e che chiedono a gran voce che sia fatta luce sull'omicidio Hariri. Allo stato attuale non è possibile stabilire con certezza la fattibilità dei propositi di Hezbollah. Gli aspetti che sarebbero emersi dai piani del possibile colpo di Stato fanno però presagire un fosco scenario per la comunità cristiana in Libano, che verrebbe seriamente minacciata. Non è peraltro da escludersi che, parallelamente al colpo di Stato, il partito di Dio stia pensando ad un'uscita dal governo in modo da ricreare una situazione di stallo istituzionale che porti gradualmente a dei nuovi accordi di convivenza tra i principali gruppi del Paese: sunniti, sciiti e cristiani. Allo stesso tempo, molti sospettano che, in caso di possibile golpe, il partito di Dio possa servirsi del generale Aoun come presidente ideale per conferire al nuovo assetto politico una parvenza di garanzia per i cristiani. Un simile disegno andrebbe sin da ora smascherato, proprio perché il generale Aoun ha da sempre cercato di delegittimare al pari di Hezbollah le indagini del tribunale e ciò conferma la sua totale subalternità alle milizie sciite. Le sorti del Libano potrebbero decidersi nelle prossime due settimane e la comunità internazionale dovrà decidere se consentire un'ulteriore provocazione dell'Iran, con conseguenze imprevedibili, o far sentire in maniera chiara la propria voce, anche alla luce delle errate aperture nei confronti di Teheran portate avanti dall'amministrazione Obama. L'Iran sta lanciando un'offensiva su vasta scala in tutti i teatri operativi e in diverse aree del mondo compresa l'America Latina. Cloni e milizie simili ad Hezbollah sono presenti in Iraq, e le stesse nuove modalità di attacco con potenti esplosivi EFP (Explosively Formed Projectile), che hanno recentemente causato la morte di militari italiani, dimostrano come gli istruttori di Teheran stiano addestrando guerriglieri anche in Afghanistan. Condividi questo articolo      
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