Più internet, più libertà. Lo ha affermato qualche giorno fa il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, annunciando di non voler rinnovare, dal gennaio 2011, il decreto che porta il nome dell'ex titolare del Viminale, Giuseppe Pisanu. Votato tanto dal centrodestra allora al governo quanto dall'opposizione di centrosinistra, il decreto Pisanu era un pacchetto di misure anti-terrorismo. Era il 2005 e si pensava che una significativa limitazione ai punti di accesso alle reti pubbliche wi-fi fosse uno strumento forte nella lotta al terrorismo internazionale. Le misure del decreto dedicate ad internet riguardavano dunque la distribuzione e l'accesso al web senza fili negli spazi pubblici. Il suo senso era imporre una serie di procedure burocratiche, sia per i fornitori del servizio sia per gli utenti, al fine di garantire la sicurezza della rete e la sua protezione da abusi criminali. Il messaggio era chiaro: la rete wi-fi non dev'essere anonima. Il fornitore di un accesso alla rete senza fili doveva richiedere un'autorizzazione alla questura per offrire il servizio. L'utente doveva espletare una procedura di registrazione alquanto laboriosa, perché ogni nuova registrazione doveva essere autenticata tramite documento d'identità e sms per l'avvenuto riconoscimento. Inoltre i provider erano obbligati a registrare e conservare ogni accesso di ogni utente.
Passati cinque anni, e valutata anche l'esperienza di altri grandi Paesi, il ministro Maroni decide di apportare significative modifiche al decreto Pisanu, che comunque dovranno trovare iter legislativi adeguati. Il governo ha dunque compreso che lo sviluppo della rete è ormai un traino fortissimo per lo sviluppo sociale ed economico in una congiuntura davvero complicata. L'ideale sarebbe che questa prima misura fosse seguita da una convinta scelta di campo per sostenere l'economia basata sulla rete. Senza uscire dall'ambito del wi-fi, l'Italia ha forte bisogno di una vasta rete senza fili pubblica con hotspot nei punti più strategici, come aeroporti, stazioni, biblioteche, comuni, università. Insomma, serve un «piano per la rete» che guardi al web proprio con la stessa prospettiva con cui si guarda ad un'infrastruttura nevralgica per l'interesse nazionale.
L'altro grande vantaggio di un wi-fi libero sembra ritagliato sulle misure dell'Italia e del suo territorio montano, dove la cablatura avrebbe costi eccessivi. In una tradizione locale di piccoli centri urbani lo sviluppo di internet senza fili sarebbe un incentivo alla modernizzazione tecnologica nella conservazione degli usi e costumi. Basti pensare che con una buona connessione si può lavorare online in qualunque punto. Anche il turismo, che potrebbe costituire per l'Italia ciò che costituisce oggi il petrolio per i Paesi arabi, sarebbe rinvigorito perché ormai i viaggi si organizzano, si vivono e si raccontano attraverso il web. Almeno un punto di partenza adesso c'è: meno burocrazia e più libertà per il web.
Condividi questo articolo      
|