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Numero 476
del 22/05/2012
Fabbisogni standard. Così Comuni e Province punteranno all'efficienza PDF Stampa E-mail
! di Carlo D'Andrea
d'andrea@ragionpolitica.it
  
venerdì 19 novembre 2010

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Il Consiglio dei ministri ha approvato giovedì, in via definitiva, il decreto attuativo del federalismo fiscale che, entro il 2017, individuerà i fabbisogni standard per tutte le funzioni fondamentali degli enti locali, puntando così a una razionalizzazione e a una graduale riduzione della loro spesa. I servizi essenziali, oggetto del provvedimento, riguardano i costi di amministrazione di Comuni e Province, l'edilizia scolastica, gli asili nido, la viabilità, l'ambiente, la polizia locale; per tutte queste prestazioni la Sose (Società per gli studi di settore) calcolerà un livello standard di finanziamento che ne consenta la puntuale erogazione. Non sarà un'operazione facile, ma il decreto prevede già una cornice precisa, con parametri e tempistica da rispettare, stabilendo peraltro il blocco dei trasferimenti statali per le amministrazioni non collaborative nella fase di predisposizione dei fabbisogni. Entro il 2012 dovrà entrare infatti in vigore almeno un terzo dei livelli standard delle funzioni essenziali di Comuni e Province.

Come avverrà concretamente il calcolo? La Sose chiederà ad ogni ente di spiegare, attraverso questionari dedicati, il proprio fabbisogno dimostrando efficacia ed efficienza delle spese. La metodologia ricalcherà quella utilizzata per gli studi di settore, dove da un lato si raccolgono i dati contabili delle imprese, dall'altro si calcolano i livelli presuntivi del fabbisogno finanziario necessari a soddisfare una determinata soglia di efficienza. Il legislatore ha voluto così evitare una razionalizzazione dall'alto della spesa degli enti locali, ben consapevole dell'impossibilità di raggiungere traguardi astratti calcolati sul costo medio di una prestazione. L'assenza di cifre precise nel decreto attuativo, considerata dai critici del federalismo il punto debole della riforma, ne rappresenta in realtà il vero punto di forza, perché testimonia la volontà di non puntare a un semplice contenimento ma a una razionalizzazione graduale ed efficiente della spesa pubblica di Comuni e Province.

La condivisione del percorso sarà assicurata dall'Ifel, l'Istituto per la finanza e l'economia locale dell'Anci, che affiancherà la Sose come partner scientifico e garantirà il raccordo con i sindaci. Sose e Ifel predisporranno quindi le metodologie per la raccolta dei dati e l'individuazione dei fabbisogni che, dopo essere stati vagliati dal Tesoro, confluiranno in un Dpcm (decreto della presidenza del Consiglio dei ministri).

Il provvedimento prevede che l'efficienza del sistema dei fabbisogni standard sia raggiunta nel medio-lungo periodo, evitando tappe forzate che rischierebbero di vanificare gli sforzi nelle amministrazioni in partenza meno oculate. Il calcolo, per questa ragione, terrà conto innanzitutto del livello attuale di finanziamento. Tra i dati da considerare, inoltre, rientreranno: le caratteristiche morfologiche del territorio - per gli oneri maggiori legati alle zone montane e alle isole -, il numero di abitanti, le esternalizzazioni e il personale impiegato. La Sose punterà a raccogliere anche il grado di soddisfazione degli utenti-cittadini: una vera e propria analisi della customer satisfaction che consentirà di capire non solo «quanto», ma «come» si spende. L'esempio classico riguarda l'ufficio anagrafe che il sindaco decide di tenere aperto il sabato per permettere ai cittadini di ritirare i certificati fuori dagli orari di lavoro: la spesa maggiore non costituisce in tal caso certamente uno spreco, ma una prestazione che migliora l'efficienza del servizio.

Lungi dall'essere una scatola vuota, il decreto sui fabbisogni standard degli enti locali è in realtà una pietra miliare nell'architettura del federalismo fiscale perché offre uno spaccato di quella trasparenza amministrativa che è il vero obiettivo della riforma. Il processo, infatti, non prevede un mero decentramento della capacità fiscale, ma piuttosto una giustapposizione tra servizi e tributi: ogni livello istituzionale dovrà avere una responsabilità fiscale coincidente con la responsabilità di spesa. E' su questo legame diretto che l'Italia si giocherà la possibilità di ridurre in modo consistente il proprio debito.




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Commenti (2)
1. 20-11-2010 10:31
Fabbisogni standard
Ottima spiegazione, speriamo che i soliti piagnoni la leggano ma, sopratutto, che la capiscano....
Scritto da Paolo Catalani
2. 21-11-2010 10:44
meno tasse
Tutto bello, anzi bellissimo, era ora, ma mi auguro che i risparmi così ottenuti (o sperati) si traducano in meno tasse per il ceto medio, eterna vittima sacrificale.
Scritto da ALVAROPT

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