A Lisbona si riunisce oggi e domani il summit della Nato. L'Alleanza Atlantica, dopo questo vertice, potrebbe non essere più la stessa. La Nato, costituita per contenere la minaccia sovietica che incombeva sull'Europa occidentale, è diventata, dopo la disintegrazione dell'Urss nel 1991, uno strumento politico per difendere e promuovere la democrazia nelle Repubbliche appena liberatesi dal comunismo. In questa chiave va letta l'adesione di tutti gli ex membri del Patto di Varsavia e poi anche di tre Repubbliche che facevano parte, fino al 1991, dell'Unione Sovietica (Estonia, Lettonia e Lituania) nel corso di tutti gli anni '90. Sempre in questa chiave va letto l'intervento militare Nato, prima in Bosnia (1995), poi in Kosovo (1999) durante le guerre balcaniche. Ora, fra i Paesi che sono nati dalla disintegrazione della Jugoslavia, la Slovenia e la Croazia fanno parte della Nato. L'Albania, sponsor dell'indipendenza del Kosovo (per ragioni etniche oltre che politiche) è entrata anch'essa a far parte dell'Alleanza nel 2009.
Ora il ciclo dell'allargamento a Est pare aver perso la sua spinta propulsiva, soprattutto dopo l'intervento militare russo contro la Georgia nel 2008 e la recente vittoria del presidente filo-russo Viktor Yanukovich in Ucraina. Nel primo caso, la piccola Repubblica ex sovietica caucasica era fervente sostenitrice del progetto di allargamento della Nato. Ma nella sua guerra con la Russia non ha ottenuto alcun sostegno concreto dall'Alleanza, che, al contrario, ha congelato la sua proposta di candidatura per l'adesione. Nel secondo caso, l'Ucraina, molto filo-Nato durante la presidenza di Viktor Yushchenko, è tornata ad essere neutrale e tendenzialmente filo-russa con il nuovo capo dello Stato. Dopo l'attacco a New York e Washington dell'11 settembre 2001, la prima aggressione subita da un membro della Nato sul suo territorio, l'Alleanza è diventata protagonista dell'intervento militare in Afghanistan, a sostegno del nuovo governo di Kabul, contro la guerriglia dei Talebani e di Al Qaeda. Ma dopo più di otto anni di conflitto a bassa intensità non sono stati conseguiti ancora risultati visibili e la Nato appare in crisi. Se gli stessi Usa si apprestano ad un ritiro (già annunciato) nel 2011, il passaggio di consegne della sicurezza dell'Afghanistan dalla missione Isaf (a guida Nato) alle forze nazionali di Kabul dovrebbe avvenire entro il 2014. Ed è prevedibile che, entro quella data, la guerriglia talebana e qaedista sia tutt'altro che sconfitta. Occorre, dunque, trovare nuovi partner che aiutino a stabilizzare il Paese. Anche in questo conflitto la Nato si rivela un'organizzazione ancora inadeguata ad affrontare una sfida di tipo nuovo: quella del terrorismo internazionale. Il primo decennio degli anni 2000, inoltre, ci ha fatto scoprire nuove forme di guerra. Nel 2007 la Russia ha lanciato un massiccio attacco di hacker contro il sistema informatico dell'Estonia, paralizzandolo completamente. La guerra informatica, finora sottovalutata, è arrivata al centro dell'attenzione dei comandi militari dell'Alleanza, ma non esistono ancora difese adeguate. Infine la vecchia arma della Guerra Fredda, il missile balistico intercontinentale, diventa una sfida nuova, nel momento in cui se ne dotano potenze nuove, con governi totalitari, rivoluzionari e propensi (almeno a parole) ad usarle come strumenti di minaccia o addirittura di aggressione. Missili di lungo raggio nelle mani dell'Iran o della Corea del Nord tornano a far tremare le opinioni pubbliche, non solo in Israele e in Corea del Sud, ma anche in America e in Europa. Si riaccende, dunque, la lampadina di allarme di un possibile attacco di sorpresa. Di fronte al quale l'unica difesa possibile è un sistema anti-missile. Afghanistan, scudo anti-missile e difesa dagli attacchi informatici saranno al centro del dibattito a Lisbona. Su questo non ci sono dubbi. I dubbi nascono quando si deve decidere con chi allearsi, al di fuori della Nato, per contrastare meglio le nuove sfide. Il presidente russo Dmitri Medvedev, invitato a partecipare al summit, propone una nuova struttura di sicurezza internazionale, che vada oltre i confini della Nato, basata su tre pilastri: Usa, Ue e Russia. Gli interessi delle tre parti coincidono sulla stabilizzazione dell'Afghanistan e sul contenimento dell'Iran. Ma questo disegno coincide anche con la volontà di Mosca di (ri)creare una sua «sfera di interessi» privilegiata nell'ex Urss e nell'Europa orientale ex comunista. E perciò il progetto russo, che incontra il favore di membri storici della Nato (quali Francia, Germania e Italia) collide con gli interessi dei nuovi membri dell'Alleanza, in particolar modo con quelli di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia. Il cui ingresso nella Nato era visto proprio come strumento di emancipazione dall'egemonia del Cremlino. Un secondo dibattito, destinato creare problemi al summit di Lisbona, è quello sul ruolo della Turchia. Il membro più orientale della Nato, con un governo islamico, si pone come interlocutore privilegiato dell'Iran e del mondo musulmano, ma le sue politiche (almeno a partire dal suo ostruzionismo al passaggio di truppe americane sul suo suolo durante la guerra in Iraq del 2003) sono sempre meno occidentali. Serve una struttura nuova, dunque, e il Consiglio europeo propone un «trialogo» Ue-Turchia-Russia. Ma Mosca potrebbe non vedere di buon occhio questo sviluppo, che potrebbe sopravvalutare il ruolo della Turchia (che è pur sempre un membro ordinario della Nato) e, di conseguenza, sminuire quello russo. Infine, su tutto, domina il profondo disinteresse dell'amministrazione Obama sui temi della sicurezza europea. Dopo il parziale abbandono del progetto di difesa anti-missile in Polonia e Repubblica Ceca, nel 2009, la nuova amministrazione di Barack Obama ha sempre dato chiari segnali di voler lasciare la difesa europea agli europei. Lo dimostra anche la protesta di Hillary Clinton (segretario di Stato Usa) contro i necessari tagli di bilancio britannici sulla difesa: gli Stati Uniti vogliono che gli alleati europei contribuiscano di più alle spese. A fronte di questo allontanamento americano dall'Europa, Francia e Gran Bretagna stanno iniziando a organizzarsi da sole. Da questo mese hanno iniziato a sviluppare un arsenale nucleare in comune nella base di Valduc in Francia, a lavorare alla nuova generazione di portaerei e sottomarini, alle telecomunicazioni ed a un corpo di spedizione militare. Alla vigilia del summit, insomma, la Nato appare più frammentata che mai, divisa da interessi divergenti, priva di una sua missione. Ed è possibile che sia proprio questo l'esito di Lisbona: che nasca una Nato multipolare. Condividi questo articolo      
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