«L'Union fait la force». E' il motto dell'unità nazionale haitiana, di quel Paese caraibico che oggi è a rischio implosione, dibattuto tra collasso imminente e credenze woodoo. Malessere generale, insofferenza al punto di esplodere in violenza sfrenata: questi i tratti dell'Haiti di oggi: una polveriera sociale pronta a brillare. «Sono i caschi blu nepalesi a diffondere l'epidemia di colera». Una voce, una maldicenza, che in breve tempo si trasforma in certezza e violenza. Violenza contro coloro che infettano, gli untori delle Nazioni Unite, e i colonizzatori delle Ong. Due morti e diversi feriti: questo il bilancio degli scontri di questi giorni tra gli haitiani e le forze di pace ONU. La tristezza di questa storia, a parte l'evidente tragicità che gli haitiani stanno vivendo e l'esasperazione della situazione interna, è che l'escalation di tensione e violenza non è qualcosa di inaspettato, ma di altamente prevedibile.
Oggi la comunità internazionale, capitanata dalle Nazioni Unite, si ricorda di Haiti, di tutte quelle persone che da gennaio vivono tra le macerie di un terremoto che ha interamente raso al suolo l'isola. Un'isola da cui gli operatori internazionali stanno fuggendo - solo alcuni, come Medici Senza Frontiere (MSF), hanno deciso di restare. Ecco che, insieme al delirio, la superstizione e la disperazione appaiono i primi machete pronti a minacciare e agire indiscriminatamente. Oggi, alle soglie della tornata elettorale - programmata per il 28 novembre, costi quel che costi, per l'Organizzazione degli Stati Americani - per decidere chi dovrà sedere sulla poltrona presidenziale di questo Paese martoriato, ecco che ci si ricorda di Haiti. Oggi, che il «bacillo», prima ignorato poi temuto, bussa alle porta di Santo Domingo.
Haiti, il Paese delle ONG, è sull'orlo del baratro. MSF si è fatta portavoce della denuncia dell'inefficienza degli aiuti umanitari nell'isola; dopo il terremoto devastante del 12 gennaio, Port-au-Prince deve ora affrontare la piaga colerica, che dal 19 ottobre di quest'anno ha mietuto 1.250 vittime tra la popolazione civile e contagiato 20 mila persone. Queste le stime delle autorità locali, incapaci di fronteggiare la crisi umanitaria dilagante nell'intero territorio, senza esclusione di zone. «Ad Haiti, nonostante la grande presenza di organizzazioni e agenzie umanitarie, la risposta all'emergenza colera fino ad oggi è stata inadeguata per fronteggiare i bisogni della popolazione»: questa la valutazione di MSF, tratta dal comunicato stampa del 19 novembre. «MSF chiede a tutte le organizzazioni e alle agenzie umanitarie presenti ad Haiti di aumentare il volume e la velocità dei loro sforzi per assicurare una risposta efficace ai bisogni della popolazione a rischio di contrarre il colera», dice Stefano Zannini, capo-missione di MSF ad Haiti. «Sono necessarie più organizzazioni per curare i malati e dispiegare azioni preventive, specialmente adesso che i casi stanno drammaticamente aumentando in tutto il Paese: non c'è più tempo da perdere in riunioni e dibattiti. Il tempo di agire è ora».
La propagazione del colera dalle zone rurali fino alla capitale Port-au-Prince è avvenuta in maniera vertiginosa, seguendo un ritmo di costante aumento di infezioni e decessi, minuto dopo minuto. L'epidemia di colera ha bussato anche alle porte dalle carceri, dove si sono riscontrati casi di contagio. La miseria e la precarietà delle condizioni igenico-sanitarie hanno senza dubbio contribuito al dilagare del male. Le Nazioni Unite in questi giorni hanno invocato un aiuto internazionale di 163 milioni di dollari per arrestare il contagio; un altro appello, dopo gli innumerevoli aiuti stanziati in seguito al terremoto del gennaio 2010. Ci si chiede, quindi, come e da chi siano stati gestiti i fondi precedenti, come sia possibile che in quasi dieci mesi non si sia riusciti a rimettere in piedi - neanche nei servizi basilari - un Paese la cui estensione territoriale si assesta quasi a 28 mila chilometri quadrati. Come sia possibile che un'isola nel Mar dei Caraibi sia l'incarnazione in terra di Giano bifronte: Haiti devastata e la Repubblica Dominicana, perla del turismo internazionale, che in segno di solidarietà ha chiuso le frontiere!
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