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Numero 476
del 22/05/2012
Venti di guerra in Corea PDF Stampa E-mail
! di Stefano Magni
magni@ragionpolitica.it
  
martedì 23 novembre 2010

397-23.jpgDue morti. Sedici feriti. Settanta case distrutte. Un incendio non ancora domato. E' questo il bilancio (ancora provvisorio) dell'attacco scatenato dalla Corea del Nord contro un'isola sudcoreana, Yeonpyeong. L'artiglieria del regime comunista di Pyongyang ha sparato numerosi colpi contro un bersaglio in territorio sudcoreano, deliberatamente e senza alcuna giustificazione. Anche se i nordcoreani, come di consueto, affermano di essere stati attaccati per primi. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si è riunito in sessione d'urgenza. La Corea del Sud ha risposto al fuoco e minaccia rappresaglie ancora più decise se dovesse ripetersi l'attacco. Gli Stati Uniti «condannano fermamente» il bombardamento. Il Giappone è in allerta: «Ho ordinato ai ministri di tenersi pronti - ha dichiarato il premier Naoto Kan - in modo che possiamo reagire in maniera ferma, qualunque imprevisto accada». La Russia prende le distanze dal «regno eremita», ma lascia in sospeso la condanna: «Penso che quello che è successo è riprovevole - dichiara il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov - e chi ha avviato l'attacco alla Corea del Sud dovrà assumersi responsabilità enormi». La Cina, l'unico vero partner della Corea del Nord, si dice «preoccupata» dall'incidente militare, ma non condanna Pyongyang. Pechino, subito dopo le prime reazioni, affermava di voler verificare «se le notizie di uno scambio di colpi di artiglieria tra le due Coree corrispondano al vero». Come nel caso precedente, recentissimo, dell'affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan (46 morti, causati da un siluro nordcoreano) è possibile che la Cina copra il suo alleato regionale, sperando che dall'incidente di frontiera non si arrivi alla guerra.

Sul piano formale, Corea del Nord e Corea del Sud sono già in guerra. Al conflitto del 1950-53, il tentativo fallito di Pyongyang di annettere il Sud, non è mai seguito un trattato di pace. L'armistizio, a Panmunyon, è ancora nella fase negoziale. Sul piano pratico, fra i due Paesi vige una tregua armata. Ci sono periodi in cui si spera in una soluzione finale del conflitto. Altri che fanno temere una sua recrudescenza. Fra i primi si annovera la distensione fra le due Coree del 2008. Ma dalla primavera del 2009 la tensione è rimontata con i nuovi test nucleari e missilistici del Nord. E da allora, a parte qualche parentesi di pace, l'escalation di ostilità non si è mai interrotta. Il più grave incidente militare risale al 26 marzo 2010: l'affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan. Inizialmente si pensava ad un incidente, ma una commissione internazionale di esperti ha stabilito che fosse stata effettivamente colpita da un siluro nordcoreano.

Difficile stabilire le cause della crescente ostilità nordcoreane. Di sicuro il regime comunista è ancora in crisi per carestie (indotte dalle stesse politiche agricole collettiviste di Pyongyang) che hanno già provocato milioni di morti. Il 2009 ha segnato il record di fughe di cittadini dal Nord al Sud, nonostante i rischi che una defezione può comportare. La leadership nordcoreana sta attraversando un momento delicato di transizione. E' incerta la salute del «caro leader» Kim Jong-il e l'ultimo congresso del Partito dei Lavoratori (il partito unico al potere dal 1946) ha spianato la strada alla successione del figlio terzogenito Kim Jong-un. Che però è troppo giovane e inesperto per ereditare il potere assoluto. La transizione, viste le nomine effettuate dallo stesso Congresso, potrebbe essere gestita da un consiglio di »reggenti» formato dagli alti ranghi dell'esercito e dalla sorella di Kim Jong-il, Kyoung-hui, promossa generale d'armata per l'occasione. La Corea del Nord sta portando a compimento un programma nucleare, che potrebbe già aver prodotto un numero sconosciuto (da uno a cinque) di testate. Un'ispezione dell'Onu ha rivelato l'esistenza di un nuovo impianto, molto sofisticato, adatto alla produzione atomica militare. Proprio alla vigilia di questo incidente di frontiera, la Corea del Nord aveva ventilato l'ipotesi di rinunciare a parte del suo programma. Insomma, Pyongyang è evidentemente in crisi. E flette i muscoli per nasconderlo. Quanto sia pericolosa questa politica di provocazioni si può solo immaginare.




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