Proponiamo ai lettori un intervento del presidente dei deputati del Popolo della Libertà, Fabrizio Cicchitto, pubblicato su Il Giornale del 26 novembre 2010.
Recentemente, in interviste e articoli, alcune personalità politiche hanno proposto una sorta di nuova edizione della grande coalizione: un governo Berlusconi allargato non solo all'Udc e a Fli, ma anche al Pd. A parte il fatto che mai e poi mai il Partito Democratico accetterebbe di partecipare ad un governo presieduto da Berlusconi contro il quale, da sempre, conduce una lotta senza esclusione di colpi, c'è anche un altro problema. Proprio perché la situazione economica internazionale è molto grave e richiede, quindi, politiche economiche assai rigorose, è impossibile ipotizzare formule politiche che prevedano la presenza del Pd al governo. Infatti, a parte la subalternità del Pd al settore più oltranzista dei magistrati, il Partito Democratico è del tutto incapace di adottare politiche economiche rigorose. L'immagine patetica di Bersani che si arrampica su un tetto per «prendere per la coda» il movimento di studenti estremisti è la dimostrazione visiva, anzi televisiva, di questa incapacità a governare del Partito democratico in una situazione di serie difficoltà economiche.
Questa valutazione di fondo è confermata dalle proposte di alleanze politiche che il duo Bersani-D'Alema sta avanzando. Infatti la linea politica di Bersani si fonda sull'ipotesi di un'alleanza del Pd con l'Idv e con la sinistra di Nichi Vendola, illusoriamente aperta all'Udc, che dovrebbe «suicidarsi» per realizzare un'alleanza per un verso spostata a sinistra e per l'altro verso dominata dal giustizialismo di Di Pietro. Al netto di quello che avverrà il 14 dicembre in occasione delle votazioni delle mozioni di fiducia e di sfiducia al Senato e alla Camera, a nostro avviso Silvio Berlusconi - che mantiene la forza politica che gli deriva sia dal suo carisma nei confronti di milioni di persone, sia dalla struttura organizzata di partito sul territorio costituito dal Pdl - dovrà scegliere fra due possibilità: o la conquista di un chiaro voto di fiducia che, a sua volta, può aprire processi politici significativi nei confronti dell'Udc e di Fli, oppure avanzare la richiesta del ricorso ad elezioni anticipate.
Non a caso usiamo l'espressione «un chiaro voto di fiducia», perché possono esserci due diversi tipi di voto di fiducia: uno chiaro e netto, che vale non solo per il 14 dicembre, ma anche per il dopo, e un altro raccogliticcio e di risulta, assiemato più per una operazione di logoramento che non di affermazione di una linea di governabilità dinamica e riformista. Di conseguenza, fra i due tipi di voto di fiducia c'è una grande differenza, che andrà colta con lucidità dalla maggioranza di centrodestra. Infatti è essenziale che dopo il 14 dicembre, se viene acquisita la fiducia, il governo sviluppi in pieno la sua attività sul terreno della politica economica, della riforma della giustizia, delle riforme istituzionali, e del Mezzogiorno (elemento essenziale, quest'ultimo, sul terreno sociale e politico). Qualora ciò risultasse impraticabile, allora anche in quel caso sarebbe auspicabile il chiarimento davanti al corpo elettorale.
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