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Numero 476
del 22/05/2012
Una riforma lungimirante PDF Stampa E-mail
! di Aurora Franceschelli
aurora@ragionpolitica.it
  
martedì 30 novembre 2010

gelmini_mariastella_140.jpgModernizzare l'Italia, riportandola ai suoi antichi splendori, significa adottare un approccio riformista capace di scardinare quel meccanismo arrugginito di privilegi, non giustificati da meriti personali, che si sono annidati nella nostro Paese dopo le conquiste del '68. Tali diritti acquisiti, concessi dall'alto da uno Stato che non badava a spese, hanno portato all'affermazione di una società duale: da una parte la società dei garantiti, di coloro che, grazie a prebende politiche e lotte sindacali, si sono assicurati un avvenire tranquillo, spesso a scapito dei propri figli, dall'altra la società di coloro che, pur lottando per conquistarsi un futuro roseo, sino ad ora non hanno avuto molti spazi per poter mettere in mostra le loro qualità.

La società dei garantiti, in questo momento, è disposta a tutto pur di conservare uno status quo che è frutto di un'epoca storica in cui, chi si conquistò un diritto al futuro slegato dal concetto di merito, era figlio di una generazione che in poco tempo era passata, grazio al Miracolo economico, dalla povertà ad uno status sociale migliore, che gli garantiva tranquillità e che gli consentiva di pensare di poter realizzare qualsiasi desiderio in poco tempo.

Oggi viviamo in un'epoca storica del tutto differente, in un'epoca che ha vissuto, con la globalizzazione, lo sviluppo impetuoso di una finanza speculativa che è sfuggita al controllo degli Stati e che ha provocato il tracollo dell'economia reale e la fine del sogno del «tutto e subito».

I giovani che oggi, in Italia, anche con violenza manifestano contro la Riforma Gelmini, alleati con i baroni universitari, hanno di fronte a sé un orizzonte diverso da quello che c'era negli anni Sessanta: l'economia occidentale, in questo momento, è molto più debole. Essi sono figli degli errori delle generazioni precedenti, di uno Stato che non ha mai tenuto stretti i cordoni della borsa e che li ha illusi che il titolo universitario per tutti fosse una garanzia per poter realizzare qualsiasi sogno.

La Riforma Gelmini si propone di riorganizzare in modo profondo un mondo dell'Università che, invece di costituire un organismo al servizio degli studenti e del loro futuro, sino ad ora ha rappresentato il brodo di cultura di una politica che si è autoalimentata attraverso la concessione di incarichi non giustificati da meccanismi di selezione fondati sul criterio del merito. Un'università che, proprio perché orientata da questa logica, ha visto scadere la qualità dell'insegnamento.

Gli studenti e i ricercatori che oggi manifestano, aizzati in molti casi dai rettori (come ad esempio nel caso dell'Università di Firenze), forse non si rendono conto di essere strumentalizzati dai molti baroni che non intendono perdere il proprio baronato. Il Governo, con questa riforma, intende difendere non solo il diritto dei giovani a ricevere una formazione che sia al passo con i tempi, adatta a creare una classe dirigente competitiva nel mondo, ma si propone anche di avviare un ricambio generazionale all'interno delle università, dando la possibilità ai giovani meritevoli di avere più spazio per intraprendere una carriera universitaria.

Il ddl Gelmini va proprio in questa direzione, poiché introduce dei provvedimenti volti a favorire la formazione e l'accesso dei giovani studiosi alla carriera accademica. Per raggiungere tale obiettivo, tra gli interventi contemplati dal ddl, si annoverano: la modifica e semplificazione della struttura stipendiale del personale accademico per eliminare le penalizzazioni a danno dei docenti più giovani; la revisione degli assegni di ricerca per introdurre maggiori tutele, con aumento degli importi; l'eliminazione delle borse post-dottorali, che sono sottopagate e che prevedono pochi diritti; una nuova normativa sulla docenza a contratto, con abolizione della possibilità di docenza gratuita se non per ruoli professionali di alto livello; la riforma del reclutamento, con l'introduzione di un sistema di tenure-track, studiato per per evitare il fenomeno, frequente, dei ricercatori a vita e per premiare il merito. Esso prevede contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3), terminati i quali, se il ricercatore otterrà un giudizio positivo dall'ateneo, sarà confermato a tempo indeterminato come associato, in caso contrario verrà meno il suo rapporto di lavoro con l'università, dalla quale uscirà comunque con dei titoli utili per i concorsi pubblici. Tale misura, inoltre, va incontro alle esigenze dei giovani anticipando, da 36 a 30, l'età minima per entrare di ruolo all'università, alzando anche lo stipendio da 1.300 a 2.100 euro.

Il ddl Gelmini, inoltre, stabilisce che per accedere all'associazione e all'ordinariato è necessaria l'abilitazione nazionale. Essa verrà attribuita da una commissione nazionale attraverso una valutazione di specifici parametri di qualità. Saranno poi le università stesse, bandendo procedure pubbliche di selezione a cui potranno accedere solo gli abilitati, ad attribuire i posti. Inoltre vi è una novità importante che riguarda la composizione delle Commissioni di abilitazione nazionale, poiché esse, oltre a essere formate da membri italiani, contemplano anche la presenza di membri stranieri. E' prevista, inoltre, una cadenza regolare annuale per l'abilitazione a professore, predisposta per evitare che si verifichino lunghe attese.

Un altro tassello importante della Riforma è quello contenuto in un sub-emenedamento «anti-parentopoli» approvato martedì alla Camera: esso prevede che non potranno essere reclutati come professori coloro che sono «parenti e affini», fino al «quarto grado compreso», di un professore che appartiene al dipartimento o alla struttura che bandisce il posto. Non solo, secondo questa nuova norma non potranno essere chiamati ad insegnare in un ateneo coloro che sono parenti del «rettore, del direttore generale o di un consigliere di amministrazione».

Un altro punto saliente della Riforma, teso ad ovviare a tutte quelle criticità che hanno reso meno competitive le nostre università, è quello che si sostanzia in alcuni provvedimenti volti a combattere gli sprechi: si dà così la possibilità agli atenei vicini di fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa (di norma in ambito regionale) per evitare duplicazioni e costi inutili e per migliorare la qualità della didattica e della ricerca. Non solo, per combattere le spese inutili è prevista la riorganizzazione interna degli atenei, che consentirà una forte riduzione del numero delle facoltà (molte delle quali oggi non sono nemmeno richieste dal mondo del lavoro), che potranno essere al massimo 12 per ateneo.

Se, da un lato, il ddl prevede l'affermazione del principio dell'autonomia dell'università, dall'altro gli atenei saranno tenuti a rispondere del loro operato, assumendosi la responsabilità della propria gestione dal punto di vista finanziario, didattico e scientifico: dunque, nel caso essi venissero gestiti male, riceveranno meno finanziamenti. Anche in questo caso la qualità e il merito saranno premiati e in questo quadro gli studenti avranno un ruolo importante perché, esprimendo una valutazione sui professori, saranno anche loro determinanti per l'attribuzione dei fondi da parte del Ministero.

Alcuni rettori, che oggi fomentano le proteste di piazza, evidentemente, si sentono minacciati da questa Riforma, forse perché essa stabilisce che essi non possano rimanere in carica per più di 6 anni, inclusi quelli già trascorsi prima della riforma. I baroni, da parte loro, oltre a sentirsi minacciati da un maggiore ricambio generazionale, sentono intaccate le loro prerogative anche dalla riforma della governance delle università, che prevede che il Senato accademico abbia la facoltà di presentare solo proposte di carattere scientifico, mentre sarà il CdA  - non elettivo e formato dal 40% di membri esterni - ad avere la responsabilità delle spese e delle assunzioni. Anche il nucleo di valutazione dell'Ateneo, proprio per garantire maggiore imparzialità di giudizio, dovrà essere composto da una maggioranza di membri esterni.




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Commenti (3)
1. 03-12-2010 10:35
riuscire a proteggere la voglia di studi
e quindi stare in pace a curiosare i libri senza fossilizzarsi,altro che spaccare le vetrine e legarsi alle rotaie
Scritto da Andrea
2. 03-12-2010 10:34
GRAZIE MINISTRO GELMINI !
MI AUGURO,CHE AL PIU'PRESTO SIA OPERATIVA QUESTA BUONA PROPOSTA DI LEGGE CHE SI PREFIGGE DI TUTELARE I GIOVANI CON SERIA INTENZIONE DI STUDIARE,E DARE LORO POSSIBILITA'DI RICEVERE IL GIUSTO PREMIO,COME FRUTTO DEL LORO IMPEGNO.NONCHE' ABBATTERE LE ROCCAFORTI DOVE SI SONO ARROCCATI MOLTI BARONI I QUALI INTENDONO CONSERVARE I LORO PRIVILEGI..
Scritto da GIANNI CONCAS
3. 05-12-2010 09:47
GRAZIE MINISTRO GELMINI
TROPPO PERSONE OCCUPANO POSTI CHE NON MERITANO.VADA AVANTI MINISTRO E NON DIA PESO A QUEI POVERINI DI POLITICI CHE LA OFFENDONO INGIUSTAMENTE. SE PUO MI SALUTI BERLUSCONI E GLI DICA CHE E UN GRANDE.
Scritto da NIK

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