freccia_long
Numero 476
del 22/05/2012
Il caso Wikileaks PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
gianmoena@ragionpolitica.it
  
martedì 30 novembre 2010

map-world-1.jpgOggi, in un mondo globalizzato in cui il peso dell'opinione pubblica aumenta grazie alla comunicazione diffusa, il pettegolezzo sulla vita privata dei leaders politici e la violazione di dispacci diplomatici e di informazioni in ambito finanziario rappresentano un tentativo di influenzare le policy sia degli Stati che degli organismi internazionali. Occorre quindi rafforzare la sicurezza delle informazioni per preservare l'integrità delle relazioni internazionali tra gli Stati. La posta in palio è molto alta, poichè oggi la competizione dei Paesi più industrializzati e di quelli emergenti nel contesto globale multipolare si gioca in ambito economico e finanziario, mentre i conflitti bellici tendono a svilupparsi nelle zone del globo in cui le istanze dei popoli non hanno acquisito una soggettività pubblica. Laddove i processi di democratizzazione sono ostacolati dai totalitarismi e dalle dittature, i conflitti sociali, nella maggior parte dei casi, vengono risolti ancora in modo cruento. Il controllo dei media da parte dello Stato cinese è un esempio lampante di come i disordini sociali vengano soffocati con la forza nel silenzio imposto ai mezzi di comunicazione. D'altronde, in quale altro modo i comunisti cinesi potrebbero tutelare l'ideologia dell'«armonia sociale» che ha permesso loro la trasformazione del regime maoista in un sistema capitalista antidemocratico? Anche le dittature di «Stati canaglia» come l'Iran hanno adottato lo stesso metodo, contrastando la diffusione delle notizie persino attraverso i blog di internet, per evitare il sovvertimento dell'ordine costituito.

Ma non sempre la comunicazione è sintomo di libertà e democrazia. A livello teorico potremmo dire che, se riuscissimo a diffondere la comunicazione libera presso le popolazioni oppresse, potremmo aiutarle nel loro percorso di libertà, ma avremmo solo un approccio idealista se non considerassimo che la comunicazione, a seconda di come viene utilizzata, ha in sé anche le potenzialità di veicolare interessi lobbistici ed economici oligopolistici. Oggi le veline del gossip, distribuite ad arte secondo tempismi preordinati e indirizzate a targets mirati, sono come le pallottole dei cecchini d'un tempo: colpiscono il bersaglio a sua insaputa, secondo metodi non convenzionali, mistificando e riversando presunti atteggiamenti della vita privata di un leader in ambito pubblico o rendendo note informazioni riservate, atte a preservare la stabilità di uno Stato o delle relazioni internazionali.

Ciò a cui abbiamo assistito in questi giorni, con i documenti sottratti all'amministrazione americana e resi di dominio pubblico dall'haker Assange con il suo sito Wikileaks, deve farci riflettere. Se è vero che queste informazioni si sono rivelate, sino ad ora, in gran parte un chiacchiericcio di cose note, che danneggiano l'immagine della diplomazia d'Oltreoceano ma non svelano segreti inconfessati, è altresì grave che si sia creato un precedente di dimensioni globali, in cui questi dispacci diplomatici, uniti al gossip sulla vita privata dei leaders, sono stati resi pubblici con l'intento di condizionare le policy degli Stati o di influenzare i mercati finanziari. Ma ciò che in realtà si evince da questa situazione è che, d'ora in avanti, la ricerca di una maggiore tutela della sicurezza delle informazioni sarà un obiettivo fondamentale per non mettere a rischio le reazioni internazionali tra gli Stati di fronte agli Assange di turno, che tutto sembrano fuor che «Don Chisciotte contro i mulini a vento».

Anche se di natura diversa, in Italia il gossip è stato già usato come strumento di denigrazione contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Sia nel nostro Paese che nel mondo, quindi, seppur con metodi differenti, l'intento è identico: condizionare la politica degli Stati. La globalizzazione ha prodotto la differenza di un mondo che scorre a due velocità, quella finanziaria e quella della governance della politica, in cui la prima spesso è svincolata dal principio di responsabilità democratica e rischia di indebolire gli Stati nazionali.

Con le rivelazioni di questi giorni i fondatori di Wikileaks, tentando di destabilizzare gli equilibri globali, sembrano  voler alimentare una sorta di utopia, che si basa sull'idealizzazione di un nuovo rapporto tra cittadino ed istituzioni in cui ogni segreto può essere reso pubblico. Ma dietro questa utopia di matrice anarchica si nasconde forse la mano di lobbies che intendono preservare ed espandere i propri interessi? Non è un caso che Assange, che è stato appena dichiarato in stato di arresto dall'Interpol, dichiari che il prossimo bersaglio di Wikileaks sarà una famosa banca americana.

Così come è difficile pensare che un un uomo solo sia in grado di mettere in difficoltà la diplomazia della più grande potenza mondiale, allo stesso modo appare incomprensibile, anche da noi in Italia, come alcune «comparse» mettano in discussione la reputazione del premier Berlusconi al prezzo di ledere la propria dignità. Quali vantaggi avranno da questa sovraesposizione mediatica? Appare evidente che le scelte in politica estera e la lotta alla mafia compiute dal governo Berlusconi rafforzino gli interessi del nostro Paese nel contesto globale. Vi sono, quindi, molte chiavi di lettura, sia da un punto di vista geopolitico che economico, che ci inducono alla conclusione che tutto il fango mediatico di questi anni gettato contro il premier sia montato ad arte. Se avessimo in Italia un'opposizione responsabile, i protagonisti della sinistra non si comporterebbero come «gattini cechi», assecondando un teorema anti-italiano pur di abbattere Silvio Berlusconi, perché oggi non è in gioco solo la reputazione del premier, ma anche l'integrità stessa dello Stato italiano nel contesto globale, uno Stato le cui istituzioni, elette democraticamente, rappresentano le istanze del popolo sovrano.




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Commenti (1)
1. 03-12-2010 10:34
sinceramente..........
Sinceramente di spettegolezzi ne abbiamo abbondanza e di demenza anglosassone anche.Ma a chi interessano queste cose?Forse ai vetero-stalinisti del bel paese?
Scritto da ale

Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata